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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 22 dicembre 2014

Incontro del MEIC Uniroma 1 – Sapienza del 18 dicembre 2014 sul tema Famiglia e Costituzione - appunti sulla relazione introduttiva

Incontro del MEIC Uniroma 1 – Sapienza del 18 dicembre 2014 sul tema Famiglia e Costituzione -  appunti sulla relazione introduttiva

Facendo dipendere la continuità dell’unione coniugale dal persistere del consenso tra i coniugi si sta ritornando all'antica concezione del matrimonio nel diritto romano classico.
 Dal punto di vista biblico abbiamo due riferimenti.
 Vi è il racconto delle origini, del Paradiso terrestre, in cui Dio inserisce un uomo e una donna creati a sua immagine, dotati di un potere generazionale. Quest’ultimo è inscindibile da quell’immagine, che manifesta anche un progetto generazionale.
 Nel racconto biblico del diluvio, si salva la famiglia di Noè e attraverso di essa l’intera umanità. Dio stringe con Noè un’alleanza basata sulla fedeltà. Dio non tradirà mai il genere umano. E la fedeltà caratterizza anche l’alleanza coniugale.
 Queste idee chiave, di un’unione basata sulla fedeltà e sul potere generazionale, sono alla base anche del diritto di famiglia
 Nel diritto romano il termie ius, che significa il diritto, deriva da una radice che richiama l’idea del congiungere, dell’unione. E il termine matrimonium (=matrimonio) in diritto romano reca nella sua etimologia il riferimento alla madre, quindi alla tutela delle madri e dei figli.
 Oggi il matrimonio, come patto stabile di fedeltà nel quadro del quale attuare il potere generazionale, sta diventando sempre meno frequente, sia quello religioso, quello sacramentale,  che quello civile.  Spaventa il concetto di durata, ancor prima che quello di eternità. Si preferisce quindi convivere e lasciarsi senza problemi quando non c’è più un consenso per continuare l’unione.
 Ma la nostra Costituzione, all’art.29, 1° comma, definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Ma su che cosa fondare la famiglia se viene meno il matrimonio? L’art.2 della Costituzione tratta dei diritti inviolabili dell’essere umano anche nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità e la famiglia è, in questo senso, come luogo primario dove si svolge la personalità umana, la formazione sociale per eccellenza.
 Quello della famiglia e del matrimonio è diventato un campo di conflitto ideologico tra i sostenitori della famiglia tradizionale e quelli di un nuovo tipo di famiglia che però non si sa ancora che cosa e come sarà.
 La famiglia diventa più famiglie. Non c’è più un solo modello di famiglia.
 La famiglia da isola diventa un arcipelago.
 Non c’è più l’unitarietà del modello monolitico tradizionale.
 E’ stato osservato che nella società precedente l’era della globalizzazione c’erano mezzi scarsi e fini collettivi certi e che ora è l’inverso, c’è più ricchezza nella società ma sono venuti meno i fini collettivi certi.
 E’ entrato in crisi il senso di appartenenza sociale, la capacità di riconoscersi in una comunità. Questa crisi di manifesta in vari ambiti, ad esempio nella parrocchia, come anche nelle classi e nei ceti sociali.  E’ diventato difficile sentirsi parte di qualcosa di unitario. Anche la famiglia ne ha risentito.
 La durata  fa paura. Non si sa che cosa ci riserverà il futuro, anche non lontano.
 In questo processo possiamo individuare anche valori positivi? E’ difficile dirlo.
Con la riforma del diritto di famiglia del 1975, attuata con la legge n.151 del 1975, si sono profondamente innovate le norme del codice civile del 1942. Le sue idee guida erano state anticipate nel ’71 che aveva istituito asili-nido comunali con il concorso dello Stato: per la prima volta la cura dei figli veniva affidata a un soggetto esterno alla famiglia.
 Quali le principali differenze?
 Nella disciplina del 1942 il rapporto coniugale era regolamento solo nel suo aspetto esteriore, e prevalentemente sotto il profilo economico. La famiglia era di tipo asimmetrico, improntata al modello patriarcale che attribuiva all’uomo, in particolare nella paternità, maggiori poteri che alla donna. La famiglia veniva vista come un istituto immodificabile. Nel potere maschile nell’unione coniugale, quella che veniva definito come potestà maritale, si voleva manifestare l’autorità dello Stato. La donna doveva seguire l’uomo ovunque egli volesse fissare la residenza della famiglia
 Con la riforma del diritto di famiglia del 1975 i doveri sono concepiti come conseguenza di una scelta di amore (art. 143 del codice civile). Il principale obbligo è quello della fedeltà reciproca. La coabitazione non è più intesa come obbligo di abitare in uno stesso luogo, ma come condivisione di un domicilio, come volontà di avere un luogo di convivenza, non un indirizzo, un luogo fisico comune: è importante che vi sia la volontà comune di condividere qualcosa.
 La fedeltà è intesa come patto di alleanza che comporta l’assistenza materiale e materiale e la collaborazione nell’interesse della famiglia (non dei coniugi come singoli o dei figli). Molte novità riguardano poi l’educazione dei figli, con un modello meno autoritario.
 Quest’anno è entrato in vigore il decreto legislativo n.154 del 28 dicembre 2013, con cui si sono modificate le norme civili in materia di filiazione, lasciando però invariato l’assetto della disciplina del matrimonio, riformato nel 1975.
  Il legislatore si è sforzato di tutelare la prole. Non ha più valore nascere entro o fuori del matrimonio. La potestà  genitoriale non esiste più, sostituita dalla responsabilità genitoriale, che è attribuita in misura paritaria tra i coniugi. Infine, agenti sociali possono intervenire per correggere le scelte educative dei genitori.
 Diversi documenti di diritto internazionale si occupano della famiglia.
 Innanzi tutto la Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, che definisce la famiglia come nucleo fondamentale della società, che ha diritto ad essere protetto.
 Il concetto della famiglia come cellula fondamentale della società ricorre anche nella Carta sociale europea del 1961.
 Nella Carta dei diritti della famiglia, elaborata dal Pontificio consiglio per la famiglia e diffusa nel 1983 dalla Santa Sede, descrive la famiglia come luogo di incontro tra le generazioni e comunità per trasmettere valori.
 Nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite nel 1989, ratificata dalla Repubblica italiana nel 1991, configura la famiglia come società naturale con molteplici significati, in particolare come forza che genera personalità differenti che devono essere rispettate.

Appunti elaborati da Mario Ardigò (testo non rivisto dall'autore della relazione)

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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