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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 1 dicembre 2014

Differenti posizioni tra la gente di fede - La linea dell'impegno civile

Differenti posizioni tra la gente di fede - La linea dell'impegno civile


[Il] periodo che va del giugno ’73 al giugno ’76 [...], inutile negarlo, rappresenta per il mondo cattolico italiano uno dei più tesi e drammatici, che ha visto dilacerazioni penose e crisi di coscienza che sarebbe oltraggioso sottovalutarsi e non sforzarsi di comprendere.
[…]
 Abbiamo innanzi tutto quella che chiamerei la linea del “disimpegno apocalittico”, che prolunga per certi versi, non senza contraddizioni integristiche, il filone dossettiano nel suo profilo più astratto.
 Abbiamo poi il vasto fenomeno che è stato chiamato della “diaspora”, che, sull’onda della contestazione e del dissenso ecclesiali , mira ad una fermentazione dall’interno dei movimenti di massa del paese, secondo un ideale universo cristiano contrassegnato essenzialmente dalla invisibilità: ciò che, di fatto, lo rende subalterno al PCI, anche quando si proclama, nelle scelte ideologiche, da esso indipendente.
 Vi è poi la tendenza a proporre e raccomandare l’assunzione di responsabilità coscienti in una situazione politica e culturale pluralistica, in atteggiamento aperto di dialogo ma senza perdere certe connotazioni essenziali cristiane, dando vita a punti e momenti di aggregazione culturale e sociale, di “promozione umana” se vogliamo dirli così, creando spazi sempre nuovi di libertà e di intervento, nel dialogo di fatto che i due maggiori partiti italiani stanno conducendo, nella realtà del paese, fra di loro e all’interno di loro stessi.
 C’è infine una tendenza che, anche non volendolo formalmente, opera in vista di un nuovo “blocco” cattolico e che, per forza di cose, è obbligata a concepire il pluralismo nella forma del confronto e magari dello scontro fra opposti schieramenti e punta o a nuove maggioranze elettorali o, non riuscendovi, prevede l’arroccamento sulla difensiva, riprendendo le tesi del vecchio intransigentismo, solo però in una situazione che è ormai storicamente ben diversa.

[dalla comunicazione di Franco Bolgiani al convegno ecclesiale Evangelizzazione e promozione umana, tenutosi a Roma dal 30 ottobre al 4 novembre 1976, in Evangelizzazione e promozione umana – atti del convegno ecclesiale, A.V.E, 1977]

 La comunicazione di Franco Bolgiani al convegno ecclesiale del ’76 su Evangelizzazione e promozione umana, di cui ho trascritto sopra un brano, ci rimanda l’immagine di collettività di fede italiane molto più composite di oggi e con una sensibilità politica molto più marcata. Era la situazione degli scorsi anni ’70.
 Ai tempi nostri la situazione è molto diversa. La lunga stagione di repressione ideologica vissuta dagli anni ’80 alla primavera dello scorso anno ha prodotto una certa omologazione conformistica, essenzialmente per evitare l’emarginazione. In quell’era ha prevalso il modello polacco, con una notevole visibilità sociale della gerarchia del clero e una corrispondente richiesta di uniformità rivolta alla base sociale, a sostegno delle legittimazione sociale delle autorità religiose. Tuttavia, sulla scorta dell’esortazione venuta dal nostro nuovo sovrano religioso, appaiono di nuovo timidi segni di differenziazione, emerge una certa dialettica. E’ la dinamica del pluralismo sociale, che vede protagonisti i laici di fede.
 Richiamando la classificazione di Bolgiani, mi pare di capire che nella nostra parrocchia prevalgano posizioni di disimpegno apocalittico, non senza qualche connotazione di blocco cattolico. Non vedo segni di attenzione alle dinamiche sociali che si stanno producendo all’esterno degli spazi liturgici. Non si manifesta sensibilità storica. Gli incontri che si convocano solo esclusivamente, per quel che so, di tipo religioso. Ci vorrebbe qualche cosa d’altro, in una parrocchia? Negli anni ’70 si pensava che ci volesse.
 Avvertiamo ancora il nesso tra  evangelizzazione  e promozione umana? In particolare, pensiamo di poter fondare il nostro  impegno civile anche sulla base di valori  di fede? Per un chierico e un religioso possono essere temi marginali, perché queste figure in genere hanno scelto altri prevalenti tipi di impegno, ma per un laico sono questioni molto importanti, perché, negli statuti che definiscono la sua posizione nelle collettività di fede, l’impegno nel mondo è quello suo proprio, il compito che gli spetta. O dobbiamo essere, come laici, una sorta di para-clero, di ausiliari del clero, o anche dei sostituti del clero lì dove esso si è rarefatto,  per portare gente nelle nostre chiese?
 La materia dell’impegno civile secondo valori di fede, nell’ottica del principio di partecipazione empatica alle gioie e ai dolori dell’umanità proclamato dalla Costituzione Gaudium et spes (=la gioia e la speranza; del Concilio Vaticano II, 1962/1965), è al centro del lavoro che si fa in Azione Cattolica. Esso non consiste nella creazione e nel consolidamento di una collettività-fortezza, scudo contro le contaminazioni dei mali sociali, ma nel costituire un centro per progettare forme di intervento sui mali sociali, sfruttando le possibilità che ai laici si offrono in quanto giù inseriti nei vari contesti in cui quei problemi si manifestano. L’Azione cattolica, insomma, è molto più che “Chiesa in uscita”, come si dice ora, ma è “Chiesa” che è già uscita  da un bel po’ di tempo, nella società del suo tempo.


Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

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