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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

venerdì 12 dicembre 2014

Abolire l’Azione Cattolica?

Abolire l’Azione Cattolica?


 Nella Chiesa italiana, attualmente, non disponiamo di alternative alla Azione Cattolica in quanto istituzione che afferma due elementi ecclesiologicamente cruciali: in primo luogo, la partecipazione alla vita della Chiesa non avviene solo nella forma della collaborazione ai servizi intraecclesiali (e quando questo avviene, deve avvenire da parte dei laici in spirito laicale e non clericale); in secondo luogo, la partecipazione alla Chiesa non può mai avere forma indiretta ovvero stabilmente mediata dalla appartenenza a gruppi caratterizzati da una qualche omogeneità di spiritualità. Una delle forme con cui si manifesta la pressione alla de-ecclesializzazione del cattolicesimo religioso è l’impulso non a sostituire l’Azione Cattolica con un equivalente funzionale, a sic et simpliciter [=puramente e semplicemente] ad abolire questa istituzione.
 Per questa ragione mi pare sia grave e avanzatissimo il rischio che corrono le istituzioni ecclesiastiche italiane nel trascurare la questione di cosa si perda nella Chiesa trascurando, quando non esplicitamente delegittimando l’Azione Cattolica … che il Concilio presentava come qualcosa di libero per i singoli laici, ma d’obbligo per i pastori e per la Chiesa.
[…]
Se si assume come criterio l’intenzione di cogliere il finire di un mondo come occasione (anche) per incrementare o per lo meno conservare la qualità ecclesiale delle istituzioni  ecclesiastiche  ereditate  e non già per disperderla, non è difficile convenire che […] il discernimento deve saper cogliere le differenze e deve saper scegliere con coraggio e realismo la variante a più elevata qualità ecclesiale.
[…]
…finora sono stati messi in evidenza alcuni nodi: a)il processo di frammentazione religiosa del cattolicesimo italiano; b) la subalternità ad una cultura di marginalizzazione o privatizzazione della esperienza cristiana, c)la trasformazione in senso impiegatizio o in senso leaderistico imprenditoriale degli stili di esercizio dell’autorità della Chiesa; d) la nuova riduzione del laicato a mero consumatore di beni religiosi perseguita innanzi tutto attraverso la perdita del significato e del valore specifici della Azione Cattolica.

[da: Luca Diotallevi, I laici e la Chiesa – Caduti i bastioni, pag.142-145, Morcelliana, 2013, €16,00]

 Nella nostra parrocchia abbiamo modo di sperimentare praticamente tutti i processi collettivi descritti da Diotallevi nel brano che ho sopra citato. C’è chi vi vede un progresso nella spiritualità della gente, che poi comporterebbe a marcare molto le differenze rispetto a coloro che sono integrati nel mondo di fuori, ostile alla religione. Ma c’è anche chi, come in genere avviene nel nostro gruppo di Azione Cattolica, vive con molta sofferenza questa condizione di emarginazione, di separatezza in parte subita  e in parte voluta, della nostra parrocchia rispetto alla gente del quartiere, che è segnalata da diversi indicatori, in particolare, per quello che sento dire, dal sensibile calo della richiesta di accesso alla formazione religiosa di base. Questa condizione è particolarmente accentuata da un fenomeno di immigrazione religiosa di gente proveniente da altri quartieri e che essenzialmente cerca nella nostra parrocchia non un’esperienza collettiva religiosa pluralistica, ma un determinato, specifico, percorso di fede, un certo quale cammino.
 Tutto questo è stato francamente ammesso nell’incontro che la parrocchia ha avuto qualche mese fa, nella chiesa parrocchiale, con l’ausiliare di settore, il quale è parso perplesso di fronte a certe affermazioni, proposte come risultati positivi, quali quelle, fatte da laici (!), che si era riusciti a scoraggiare alcune coppie dal matrimonio religioso perché ritenute ancora non pronte dal punto di vista spirituale e che, talvolta, si dovevano ammettere al sacramento della Cresima alcuni candidati solo  per carità, perché, anche loro, troppo indietro dal punto di vista spirituale. In quella sede sono emerse alcune serie carenze nella formazione religiosa di base, che non è apparsa in linea con il programma seguito nella diocesi.
 Si tratta di un clima, in cui si inquadra bene la sostanziale liquidazione  dell’esperienza laicale dell’Azione Cattolica, attuata nel giro di molti anni riducendola sostanzialmente a esperienza residuale, destinata a un pubblico di anziani e irriducibili affezionati, ma sostanzialmente sconsigliata nei cammini  di spiritualità consigliati e programmati.
 Ma ciò che fa più impressione è l’abbandono della riflessione su ogni grande tema proposto a tutti i fedeli dal Concilio Vaticano 2° e, soprattutto, della pratica su tali temi. Particolarmente critica è la situazione per ciò che riguarda quello della libertà religiosa, vissuta prevalentemente come istanza di libertà della  nostra collettività di fede nella società in cui opera, quindi come istanza di autonomia rispetto ad essa, e non come riconoscimento di una dignità della personalità del singolo fedele, sia nella società sia nella stessa collettività religiosa, sin da bambino, che deve limitare ogni forma di coartazione a sfondo religioso. Estremamente critico mi pare il vissuto collettivo in materia di questione femminile: sono infatti correnti espressioni reazionarie ormai chiaramente condannate non solo dal mondo di fuori, ma dalle stesse nostre autorità religiose, pur portatrici di una radicatissima cultura maschilista. E infine i giovani: prevale nei loro confronti un atteggiamento paternalistico che nasconde una profonda sfiducia e insoddisfazione nei loro confronti, in genere francamente ricambiate, a parte quelli tra i giovani che, cresciuti in un contesto familiare con forti caratteri di esclusività religiosa, sono in qualche modo riusciti a sopravvivervi dal punto di vista della fede.
 Cari amici del gruppo e cari lettori che siete sensibili alle tematiche trattate in questo blog, l’appello che vi giunge da me non è quello a partecipare attivamente a un qualche gruppo di spiritualità, per stare meglio dal punto di vista della coscienza religiosa, anzi, per la verità, aderendo al nostro gruppo parrocchiale di Ac vi mettente in una situazione di obiettiva difficoltà a questo riguardo, ma di cercare di impersonare nella nostra parrocchia e nella società civile in cui siamo immersi la collettività di fede secondo i disegni del Concilio Vaticano 2°, niente di meno. Si tratta, sostanzialmente, di ripartire, non aspettatevi che la forma-gruppo che attualmente stiamo vivendo sia quella che serve o che vi siano preconfezionate delle soluzioni valide. Esse vanno ricercate e sperimentate nel discernimento collettivo. Questo appello è diretto innanzi tutto ai più giovani e, in particolare, alla fascia 20-40, nella quale siamo particolarmente carenti. Che cosa vorrei dire a queste persone? Vorrei dire: venite a riprendervi ciò che è vostro! Venendo in Azione Cattolica, che è stata finora preservata come istituzione da un gruppo di indomiti anziani, vi ritroverete al centro e nel cuore  della nostra collettività religiosa, non in una qualche periferia emarginata, con piena legittimazione istituzionale a dire la vostra e a formulare proposte, secondo il metodo democratico che l’Ac si è data. Tenete presente questa importante caratteristica dell’Ac:  è la più grande esperienza istituzionale di democrazia religiosa in Italia, una esperienza di popolo, di massa, che ha ancora una forza incomparabile con quella di altri gruppi di analoga ispirazione e in grado di contrastare efficacemente le tendenze anticonciliari che ancora sono fortissime nelle nostra collettività religiose. Essa ha una precisa collocazione istituzionale nella collettività religiosa italiana, uno statuto approvato dalle nostre autorità religiose, in forza del quale è radicata nel ruolo di collaborazione all’attività propria di queste ultime con una relazione molto forte con la nostra gerarchia religiosa,  e una posizione espressamente riconosciuta e menzionata anche nei documenti del Concilio Vaticano 2°.  L’Ac non è quindi uno dei tanti gruppetti che operano in parrocchia con finalità limitate, settoriali. Il gruppo parrocchiale di Ac vorrebbe idealmente radunare tutti  i laici di fede del quartiere, nelle loro diverse opzioni culturali e connotazioni di spiritualità, senza alcuna discriminazione tra loro, sentendosi anzi arricchita dalle diversità e ciò nello spirito del Concilio Vaticano 2°.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli



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