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domenica 30 aprile 2017

Il Cielo in una stanza

Il Cielo in una stanza


Il cielo in una stanza [di Gino Paoli]

Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi, alberi infiniti:
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un'armonica:
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo, nel cielo.

  La visione del Cielo è strettamente legata alle comunità in cui si vive. La religione è stata sempre un fatto sociale. Comunità chiuse pensano Cieli piccoli,  a misura loro, e questo anche se cercano di comprendervi l’infinito, tutta la storia umana e la produzione e destino dell’Universo, di tutto ciò che esiste.
  La cultura aiuta a spingersi più in là, nel tempo e nello spazio. Anche le religioni hanno loro culture e, anzi, da un certo punto di vista sono culture. Questo può preoccuparci perché le culture evolvono e ad un certo punto finiscono. Finirà anche la nostra religione? Attualmente è in grande ripresa in tutto il mondo, fuorché in Europa, dove si è raggiunta una visione più realistica delle cose, essenzialmente riuscendosi a fare memoria sincera di una storia più lunga. La nostra religione ha avuto un inizio e poi è divenuta dominante intorno al Mediterraneo, e anche un po' più in là in Europa, nel Quarto secolo, quando le religioni più antiche furono vietate per decreto imperiale. Si è sviluppata con molta violenza. Ad un certo punto è divenuta la religione dei dominatori del mondo, dei colonizzatori: si è diffusa nel mondo seguendo il dominio degli Europei. C’è stata un momento in cui non ha avuto bisogno della violenza per affermarsi? Le prime nostre collettività di fede, che ai tempi nostri si vuole idealizzare abbastanza, erano piuttosto bellicose, per ciò che ne sappiamo, e non ne sappiamo molto a parte le aspre controversie ideologiche che le caratterizzarono fortemente. E dopo non è che sia andata molto meglio. La nostra religione però si sta attualmente trasformando in una sua versione più pacifica, che vorrebbe pacificare il mondo e in questo incontra coloro che, anche al di fuori di concezioni religiose, ritengono che questa sia l’unica via della sopravvivenza del genere umano. Del resto questa evoluzione si accorda con la dottrina secondo cui il fondamento di tutto è agàpe, la benevolenza che fa posto a tutti.
   Ma al dunque, nella pratica corrente delle nostre vite, non ci è veramente utile spingere tanto in là, in avanti e indietro, il pensiero, se non per ciò che ci serve per non ripetere errori del passato.  Più utile, ed anzi imprescindibile, è cercare di capire il mondo in cui viviamo, e ciò richiede  di arrivare con lo sforzo di conoscenza molto al di là dei confini del nostro ambiente sociale quotidiano, fino ad abbracciare tutto il globo. La nostra organizzazione religiosa è divenuta veramente mondiale  e ci può aiutare in questo. Nelle università pontificie romane c'è gente di tutta la Terra.  Basta che guardiamo le scritte “made in…”  che sono impresse negli oggetti di uso quotidiano per convincerci che comprendere il mondo ci  è divenuto indispensabile.  Questo significa un particolare impegno di apertura, perché, in un certo senso, il mondo sta arrivando molto vicino a noi, addirittura tra noi nel grande rimescolamento di popoli che stiamo vivendo, un fenomeno epocale e molto significativo. Avere a che fare con persone vere a volte ci sorprende, perché gli altri spesso non sono come ce li immaginiamo, anche in religione. In un certo senso, con gli altri che vengono tra noi, il cielo, il mondo, la storia, l’umanità nel suo complesso, vengono veramente nelle nostre stanze domestiche. Così il nostro mondo cambia e noi con esso. Se si studia la storia si capisce che è sempre stato così e, allora, può prevedersi che così sarà sempre, finché l’umanità avrà una storia. Nulla di nuovo sotto il sole, si dice, ed è anche scritto in un libro biblico: è sapienza molto antica, anche se, facendone personale esperienza, sembra nuova. Ma c’è qualcosa che non cambia, che resterà? Le Scritture ci dicono che sarà l’agàpe: una buona prospettiva per una fede come la nostra che vorrebbe essere fondata proprio sull’agàpe. Il Cielo, in definitiva, è  agàpe. E tutta la nostra religione ha come scopo di fare entrare il Cielo nelle nostre stanze, quindi molto vicino a noi. E’ immaginifica illusione? Vivendo la religione (non accostandola nella realtà virtuale) si può fare l’esperienza che non lo è. In Italia è più comodo che da altre parti nel mondo. Si esce di casa e c'è la parrocchia, in fondo a via Val Padana. Bastano pochi passi e si è dentro.  Venite e vedete.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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