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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 26 aprile 2017

Ad ora fissa e con chi ci piace

Ad ora fissa e con chi ci piace


A passeggio nel nostro Parco delle Valli, ieri 25 aprile. Le Valli possono essere un bel posto per viverci e incontrarsi



  Una realtà sociale territoriale come la parrocchia non può funzionare come un movimento, in cui si va ad ora fissa per stare con chi ci piace e la pensa come noi.
   E’ stato osservato che proprio questo facciamo quando interagiamo sul WEB. Selezioniamo gli interlocutori. L’universo di internet è fatto quindi di circoli chiusi.
  Lo spirito di circolo porta i giovani a stare con i giovani, gli anziani con gli anziani, i devoti ad una certa spiritualità sempre tra loro, quelli del coro sempre tra loro e via dicendo. Accostarsi alla parrocchia come ad una ASL dello spirito porta invece a venirci ad ora fissa, come per una fisioterapia. Anche l’appuntamento per la Messa può essere vissuto così.
  Si viene e ci si aspetta di essere intrattenuti da personale apposito. Lo sforzo di partecipazione personale  è ridotto al minimo, ci si lascia fare da altri. Si segue un metodo, un copione. Alla fine si esprime un gradimento come quando si esce dal cinema. Si viene essenzialmente per prendere. Si sceglie un’offerta sociale tra le tante disponibili. Avanzando con l’età si fanno sempre meno e quindi in chiesa troviamo più anziani che giovani.
  Con questa organizzazione la parrocchia è poco caratterizzata, lo sono invece i gruppi che la abitano. Nei siti Web delle parrocchie di solito c’è un cartella “gruppi” che definisce l’offerta  parrocchiale di attività per un’utenza. La parrocchia è in definitiva un  contenitore. Ogni gruppo, poi, ha i suoi obiettivi che, in genere, sono rivolti alla propria utenza.
  Se ci si confronta con gli obiettivi che ci vengono proposti nel documento Laudato si’, che, provenendo dal Papa regnante, deve essere preso sul serio, capiamo bene che il sistema di lavoro che ho descritto non va bene. Alcuni tendono a prendere sottogamba papa Francesco, perché rifiuta i segni della sovranità imperiale della tradizione, e arrivano a svillaneggiarlo disinvoltamente. Ma le loro critiche sono di solito superficiali, si basano su una religiosità infantile o settaria, poco informata di come vanno le cose nel mondo. E quei critici sono a volte gli stessi che temono, fondatamente, per sé e per i loro figli e nipoti per come va il mondo. Nella Laudato si’  è proposta una spiegazione semplice di ciò che sta accadendo e vengono date indicazioni per non rimanere semplicemente spettatori della propria e altrui rovina. Occorre costruire nuove relazioni sociali a livello globale e rafforzare ed estendere quelle che ci sono. Non c’è nulla di magico, soprannaturale o ineluttabile nel mondo in cui viviamo: tutto è alla nostra portata, tutto è una produzione sociale che può essere cambiata. Ma per interagire positivamente occorre farlo come grandi masse, a livello sovranazionale, a livello mondiale. Occorre contribuire a costruire un nuovo modello di sviluppo adatto alla realtà in cui viviamo.  Da dove cominciare? Il mondo è tanto grande e lo conosciamo così poco! I sociologi che si sono occupati dei problemi del mondo di oggi consigliano però di farlo proprio dalle società di prossimità, innanzi tutto dai quartieri delle città, perché sono le dimensioni giuste per incontrarsi veramente in modo nuovo, in una realtà vera  e non  virtuale. Il nostro, le Valli, con i suoi circa ventimila abitanti ha le dimensioni di una piccola città, ad esempio di un Comune  come Palestrina, qui nel Lazio. Ma, nello stesso tempo, può essere girato tutto a piedi in un’oretta o giù di lì. Con la lotta per il Pratone,  ora Parco delle Valli, e con quella per la difesa dei pini di Val Padana, ha dimostrato una buona sensibilità sociale e ambientale. E’ veramente qualcosa di più di un quartiere dormitorio: questo risultava già dalla ricerca di Bruno Buonomo del 2007. Occorre costruire relazioni sociali meno labili e la religione, in particolare la liturgia, può aiutare. Ma bisogna indurre l’abitudine a frequentare la parrocchia molto più intensamente, per incontrare non solo i propri simili, ma anche gente diversa. Però non dovrebbe essere come per gli anziani recarsi al circolo delle bocce: non si tratta di passare il tempo  in qualche modo, ma di impiegarlo utilmente, innanzi tutto per apprendere cose nuove e poi per integrare vita civile e vita religiosa, ad esempio scuola e chiesa. Una presenza più prolungata in parrocchia richiede una capacità collettiva di autorganizzazione, una disciplina sociale condivisa e partecipata, non solo imposta e subìta, la distribuzione di responsabilità e mansioni, perché non si può caricare tutto sulle spalle dei preti, diaconi e di un pugno di catechisti.  Ma ci vuole anche un certo tirocinio al metodo del dialogo, perché non si starà più solo con gente che la pensa come noi, irromperà la pluralità del quartiere e bisognerà mettere in risalto ciò che c’è di comune, tollerando, integrandole in modo che non combattano tra loro, le differenze. Questo tirocinio dovrebbe essere avviato sin da molto piccoli, dalla primissima formazione religiosa, che coincide con le prime esperienze sociali fuori delle famiglie. Nel dialogo ci si sente responsabili gli uni degli altri, perché si è interessati sinceramente agli altri e allora se ne ha cura, ma è cosa che va sviluppata. E’ il momento in cui si cresce veramente. Invece, ad uno sguardo realistico, abbondano in giro adulti-bambini, quelli che tendono a lasciarsi affascinare dalle realtà aumentate,  virtuali, dalla società presentata come un videogioco di ruolo, e che poi, dinanzi alle questioni serie, dalle quali non si può uscire cliccando su di un’icona o con il tasto CANC, non sanno più veramente che pesci prendere. In questo quadro può essere suggestiva l'immagine evangelica di farsi pescatori  che non tornano sempre con le reti vuote. 
Mario Ardigò - Azione Cattolica, in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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