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venerdì 21 aprile 2017

L’immaginazione al potere?

L’immaginazione al potere?

  L’immaginazione al potere  fu un’idea diffusa negli anni Sessanta del secolo scorso per reagire contro un sistema sociale che trasformava, e riduceva, l’essere umano ad  ingranaggio. Bisognava immaginarsi  un altro modo di vita sociale e renderlo possibile in concreto con l’impegno politico. Era una concezione fondata sull’ideologia del filosofo tedesco Herbert Marcuse, stabilitosi negli Stati Uniti d’America negli anni Trenta. Fu appunto la realtà statunitense al centro della sua critica sociale: quest’ultima però si adatta bene al modo di vivere dell’intero Occidente, anche di quello attuale, ma in fondo anche dell’intera civiltà globalizzata  contemporanea nelle sue manifestazioni sociali più evolute. Quella critica sociale portava ad organizzare azioni di contrasto, di opposizione, contro sistemi sociali che erano oppressivi in un modo diverso da come lo erano stati storicamente e lo erano i totalitarismi, essenzialmente riducendo l’essere umano  a una sola dimensione, quella appunto che ne faceva un ingranaggio sociale, anche se in organizzazioni politiche che consentivano una certa libertà di azione ai singoli e ai gruppi.  Quindi un’immaginazione  come  forza di cambiamento sociale.  L’accusa che si fa ai giovani degli anni Sessanta e Settanta che seguirono l’idea dell’immaginazione al potere  è in genere quella di aver troppo  immaginato  e di aver poco realizzato, ma si tratta di un addebito ingeneroso, perché effettivamente moltissimo cambiò in  Occidente e i problemi vennero quando, dagli anni ’80, l’immaginazione  come critica sociale ebbe sempre meno potere.
  In religione si fa un certo uso dell’immaginazione. Chi lo può negare? I nostri scritti sacri sono pieni di cose del genere. Li abbiamo ricevuti dall’antichità, in cui si ragionava  così. E questo è un punto molto importante: ragionare per visioni  è comunque un ragionare. La nostra più grande teologia si basa su quelle visioni. Ma è cosa che vediamo anche nell’esperienza ebraica, dove lo studio  è centrale e ha prodotto luminose scuole di pensiero su base religiosa, quindi fondate su quel tipo di visioni, che troviamo espresse nella letteratura talmudica  (da Talmud, il testo in cui  è raccolto il frutto di quelle riflessioni, che significa appunto studio).
  Ma immaginando  si può anche prendere congedo dalla realtà e allora non si ragiona più, ma solamente ci si emoziona. La critica più seria alla religione, seria in quanto fondata, è di essere stata una sorta di immaginifica droga  per il controllo sociale delle moltitudini di chi stava peggio, dei dominati sociali. Quindi di essere stata al servizio dei dominatori.  Un’immaginazione che perpetua una condizione di servaggio è cattiva anche dal punto di vista religioso. Se ragioniamo sulle visioni  proposte dai nostri testi sacri possiamo arrivare a convincercene. E’ passata da poco la nostra Pasqua, in cui abbiamo fatto memoria della  liberazione  degli antichi israeliti dal dominio degli antichi egiziani, che li opprimevano con condizioni di lavoro molto dure.
 Grandi maestri della nostra spiritualità, come Ignazio di Lojola e Giovanni della Croce, insegnarono ad imparare a fare a meno dell’immaginazione, approfondendo la propria esperienza religiosa. Progredire nella fede, allora, è come sbucciare gli strati di una cipolla, togliendo ciò che non è essenziale. Si arriva in una notte oscura, dove si intuisce misticamente il fondamento di tutto. Rimane la convinzione che si tratti di misericordia, compassione, benevolenza universale: questa la grande novità della nostra fede rispetto alle antiche religioni politeistiche.
 Woody Allen, nel suo film Crimini e misfatti, che vi consiglio di acquistare e vedere in DVD, fa dire ad un personaggio che gli antichi ebrei immaginarono  un fondamento amorevole, ma anche con l’immaginazione non riuscirono a concepirlo totalmente  benevolente, tanto che troviamo l’episodio del (mancato) sacrificio di Isacco. Eppure anche nelle scritture troviamo una progressione nella riflessione sul fondamento e in essa la misericordia ha un posto sempre più importante. C’è un’immaginazione che stronca l’inimicizia e le guerre e che possiamo considerare buona, perché  è anche fonte di liberazione.
 Gli antichi greci svalutarono molto l’immaginazione e il sogno. Consigliavano di rimanere aderenti alla realtà. Vedevano l’essere umano sognante come incatenato in fondo ad una caverna, con il volto rivolto verso il fondo, potendo vedere solo ombre della realtà proiettate  sul muro che ha di fronte. Vi è chi vi ha visto l’anticipazione della nostra civiltà dell’immagine.
 L’immaginazione comunitaria   è la più potente di tutte. Insieme si arriva a convincersi anche dell’inverosimile, si attenua l'adesione alla realtà. Le comunità dispotiche usano l’immaginazione per tenersi stetti i propri adepti. Questa non è la via della nostra religione. Lo vediamo, ad esempio, nelle comunità monastiche, dove le regole  dei fondatori sono molto rigide nel cercare di impedire che la comunità prenda il sopravvento. Non tutto ciò che è comunitario, infatti, è conforme alla fede e, soprattutto, buono. Ne parlano a lungo le scritture. Bisogna sempre vedere se l’immaginazione conduce a ragionare sulla realtà per modificarla in meglio, per distaccarsene in ciò che in essa non va, per convincersi che un mondo migliore è possibile, o se serve a legare la gente ad un ordine ingiusto.
  A volte le comunità, anche molto coese, non sono un bello spettacolo, soprattutto quando prendono congedo dalla realtà e dalla gente intorno e diventano un universo concentrato solo su sé stesso. Stimolano l’emotività collettiva per separare ed escludere ciò che c’è fuori. Ciò che viene escluso non cambia e il cambiamento che si vive nelle comunità dispotiche è solo immaginario  nel senso di apparente. Si vive allora in una specie di lungo sogno.
  Se si vuole lavorare con efficacia sulla realtà, come oggi siamo spinti a fare anche in religione, occorre in primo luogo esercitarsi sulla critica dell’immaginario  che si impiega. E’ buono o cattivo?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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