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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 5 novembre 2014

Ultrauomini?

“Si narra che Diogene, in pieno giorno, con la lucerna accesa girasse per le strade della città dicendo «Cerco l’uomo! Cerco l’uomo!”, un uomo, secondo lui corrotto dalla vita sociale di allora.
 Anche il folle di Nietzsche [Friedrich Wilhelm Nietzsche – pronuncia “niːtʃə” – filosofo tedesco, 1844-1900]  in pieno mattino con la lanterna accesa si aggira al mercato gridando  «Cerco Dio! Cerco Dio!». E aggiunge: «Da quando abbiamo ucciso Dio, non è sempre notte, sempre più notte? Non occorrono lanterne in peno giorno lanterne in pieno giorno?». Vedendo che nessuno lo capiva, gettò a terra la sua lanterna, che andò in frantumi spegnendosi e disse: «Vengo troppo presto! Non è ancora il mio tempo.»
 Per certi versi la lanterna continua ad essere accesa come quella di Diogene: l’uomo continua a fare domande di senso, convinto di essere ancora colui che dà senso alla storia. Per altri versi,  invece, la lampada si è rotta ed è spenta, come quella del folle di Nietzsche al mercato: tutto è divenuto sfumato, incerto. La società è diventata liquida (Zigmunt Bauman [filosofo contemporaneo di origine polacca, che ha insegnato e vive in Gran Bretagna]

Dall’articolo Il Concilio davanti a noi, di Cataldo Zuccaro, pubblicato sul numero 1-2/2014 di Coscienza, la rivista del M.E.I.C.Movimento ecclesiale di impegno culturale.

 Qualche volta sembra che si debba trovare un posto per la nostra religione nel mondo in cui viviamo. Una volta la vita sociale si reggeva su di essa, mentre ai tempi nostri è in qualche modo ridotta (o per lo meno la si vorrebbe ridurre)  a un’innocua fissazione individuale, una specie di hobby personale. Ed in effetti essa ha pretese sociali che oggi non vengono più accolte e questo accade proprio perché la si è voluta rendere, appunto, “innocua”, dopo che essa si era più volte nella storia rivelata particolarmente mortifera. E’ un processo che sta riguardano anche altre religioni che hanno dato analoghi problemi, ma in questi altri ambiti ha avuto meno successo. Infatti la sua efficacia è strettamente legata alle culture di tipo europeo-occidentale, che hanno sviluppato ideologie, e una connessa etica, che della nostra religione sono in qualche modo una metamorfosi, non una negazione. E questo nonostante che quelle ideologie appaiano talvolta, e vengano presentate, come una negazione della nostra fede, in particolare quella dei diritti umani.
 Allora, nei contesti europei occidentali, come in Italia, si apre una specie di concorrenza tra la nostra religione, intesa come il complesso dei costumi collettivi che caratterizzano le nostre collettività di fede, e le società in cui essa vive. Per dimostrare che ha ancora diritto di sopravvivenza si cerca di presentare le persone di fede come degli ultra-esseri umani, resi tali, potenziati al modo di super-eroi, dalla nostra fede. Questa strategia ha qualche affinità con le tecniche di marketing, quelle che tendono a fascinare il consumatore presentandogli appunto una realtà potenziata e in quanto tale particolarmente desiderabile. Il marketing talvolta coinvolge il consumatore in un sogno irrealistico. Comprato l’oggetto o il servizio promosso dalle tecniche di marketing, si ritorna sulla terra, se ne apprezzano le reali qualità. E’ quello che, come ho potuto constatare, accade molto spesso a chi si lascia coinvolgere in certe collettività apparentemente  superpotenziate, ad esempio su base miracolistica.
 Ma perché non ci basta l’essere umano come esso realmente è?  Non ha sufficiente grandezza?
 In particolare, l’altruismo, la dedizione di sé, il sacrificio disinteressato sono caratteristiche che troviamo in tutti gli esseri umani, nei credenti della nostra fede, nei credenti in altre fedi e nei non credenti.  Non è così?
 Vi propongo di ragionarci su. E’ giusto proporsi di impersonare collettività potenziate a fini di marketing  religioso? Non è che così seguiamo una strategia ingannevole  per i consumatori di beni religiosi? O, in definitiva, la nostra fede, in questo in modo non diverso da altre fedi anche se non da tutte le altre fedi (la nostra fede non è perfettamente fungibile con altre, non tutte le fedi religiose sono equivalenti), ci aiuta fondamentalmente a riscoprire e   a mantenere qualità umane che sono, come dire, innate e che talvolta vengono oscurate o corrotte da patologie sociali, e in questo mantiene una sua utilità sociale?


Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

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