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venerdì 28 novembre 2014

Riforma sociale e riforma delle collettività religiose

Riforma sociale e riforma delle collettività religiose

Achille Ardigò



Quel che è certo è che, specie sotto il pontificato di Leone 13° [dal 1878 al 1903], in un periodo dominato dalla borghesia laicista sullo Stato italiano (e però dalle prime avvisaglie dell’insorgenza  socialista e marxista  in nome della classe operaia), la Gerarchia ecclesiastica, forte della cultura ultramontana per il ripristino dell’unità della Chiesa intorno al Papa, propone una restaurazione sociale […]. Nasce il progetto a lunga portata di un nuovo ordine sociale e politico che sottragga il popolo allo sfruttamento del capitalismo e all’influenza socialista, facendo del Papa il supremo moderatore  dei rapporti sociali nazionali e internazionali. Il teorico più compiuto e fedele di questo modello restauratore è –in Italia […]- Giuseppe Toniolo [1845-1918, proclamato beato nel 2012], non insensibile  ad alcuni fondamentali motivi delle concezioni di Joseph De Maistre [1753-1821 – si veda precedente post “storico” del 13-7-14] e F.R. Lammenais [Hugues-Félicité Robert de Lamennais:prete  e teologo - 1782-1854, per certi versi, in particolare per la sua attività giornalistica, modello di un nuovo attivismo religioso . Si veda post  del 20-7-14]sul papato garante dell’universalità nella storia e sulla religione cattolica come unico presidio di un ordine sociale e politico secondo natura, contro tutti i rischi individualistici e panteistici dello stato liberale.
 Il grande progetto leonino teorizzato da Giuseppe Toniolo, di restaurazione di una posizione di supremazia civile della Chiesa, anche come «potestas indirecta», per ripristinare uno stato cristiano, ma democratico e popolare , è un progetto che si muove in una società che ha visto le conquiste della rivoluzione borghese, il suffragio elettorale anche se ristretto –fino al 1913 in Italia- e la libertà di opinione e di associazione pubblica. Perciò, per questa società il progetto restauratore e riformatore di Leone XIII ha bisogno del concorso volontario dei laici, che entrino nello Stato ostile alla Chiesa e operino per la Chiesa accanto alle tradizionali relazioni  tra Chiesa istituzionale e Stati nazionali.
[…]
 Ma la riforma della società ad opera della Chiesa, voluta dagli intransigenti assertori della prima posizione [quella di chi considera il papato come detentore della soluzione dei problemi sociali, senza alcuna autonomia dei laici nell’affermazione dei principi di azione sociale], presto o tardi non poteva apparire difficile senza, prima, un adeguamento della Chiesa al nuovo compito sacrale profano. Di qui la tentazione di «riformare la Chiesa» in senso omogeneo alla società profana, cioè razionalista e illuminista; di qui il modernismo [composito movimento di riforma religiosa sviluppatosi a cavallo tra Ottocento e Novecento e duramente represso dal papato dagli inizi del Novecento]  [si riferisce a uno scritto di Franco Rodano, Questione democristiana e compromesso storico, Roma 1977]. L’interpretazione rodaniana, sebbene infondata con riferimento al Toniolo che ben comprese la novità e rilevanza della struttura delle classi sociali, ha una sua parte di verità, come vedremo più avanti, se riferita a R. Murri [prete e politico – 1870-1944 – ideologo della democrazia cristiana]. Non può applicarsi invece al Toniolo, anche perché il Nostro considerò sempre il «partito cristiano» come sottoposto alle direttive pontificie.

[da: Achille Ardigò, Toniolo: il primato della riforma sociale  - per ripartire dalla società civile, Bologna 1978]

 Quando ci si propone di cambiare la società in senso più conforme agli ideali evangelici, prima o poi si finisce con doversi porsi il problema della riforma dell’organizzazione delle stesse collettività religiose. Queste ultime, infatti, sono parte della società. In questa proposizione possono, in un certo senso, vedersi riassunte le dinamiche che hanno arricchito e travagliato le collettività religiose italiane dal secondo dopoguerra.
 Dopo le sperimentazione degli anni ’70, nel successivo trentennio si è prodotta in Italia quella  ricomposizione  del nostro mondo religioso che venne auspicata nel 1979 dal padre Bartolomeo Sorge, in un suo saggio dal titolo La ricomposizione dell’area cattolica. Ciò ha però  sostanzialmente congelato il movimento di riforma sociale e religiosa innescato negli anni ’60 dal Concilio Vaticano 2°, semplicemente togliendo certe questioni dall'agenda delle genti di fede italiane.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli


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