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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

sabato 29 novembre 2014

Coscienza storica

Coscienza storica

“Mentre, dunque, nel movimento operaio che si raccoglieva  nelle società di mutuo soccorso a direzione democratica e moderata, si formavano nuovi gruppi operaisti assertori del principio che i lavoratori dovessero fare da sé  e adottare il criterio della resistenza nei confronti con il padronato, tra i cattolici si continuava a ritenere che la questione operaia potesse risolversi con  le società miste [riunendo datori di lavoro e lavoratori dipendenti]  a direzione confessionale.
[…]
…Paganuzzi [Giovan Battista Paganuzzi – 1841/1923 – fondatore, esponente e, dal 1889, presidente dell’Opera dei Congressi], proponendo nel 1890 un congresso operaio, ribadiva che le associazioni operaie cattoliche “possibilmente” dovevano essere costituite da padroni e  operai. Il principio della resistenza non era ancora ammesso tra i cattolici intransigenti: incominciò a farsi strada dopo la Rerum Novarum [sulle “novita”, promulgata dal papa Leone 13° nel 1891], con l’elaborazione dottrinale del Toniolo, anche se tra un’infinità di cautele.
[…]
 Il cattolico intransigente era refrattario ad ammettere la resistenza, non perché gli mancasse la sensibilità per i problemi della miseria operaia, ma perché culturalmente  egli era portato a ritenere che quella miseria fosse non tanto il prodotto di una condizione economica nuova, quanto la conseguenza della perdita, causata dalla rivoluzione liberale, del principio corporativo cristiano, che avrebbe avuto ancora una sua vitalità […] il padrone può “salvarsi” dalla ferrea legge capitalistica con uno sforzo morale e religioso, tornando al senso della solidarietà e fraternità cristiana.
[…]
 La resistenza e i sindacati presuppongono una rottura dell’unità culturale città-campagna che l’intransigente non accetta: per Paganuzzi e i suoi amici l’operaio ha bisogno della terra e della parrocchia, la sua condizione in regime capitalistico è una distorsione, un fatto innaturale, contro la legge umana e divina.

[da: Gabriele De Rosa, Il movimento cattolico in Italia – dalla Restaurazione all’età giolittiana, Laterza, 1979]    

 Dopo la violenta epopea risorgimentale, che produsse il dominio sull’intera Italia di una classe politica informata ai principi del liberalismo, si aprì nell’Italia degli ultimi trent’anni dell’Ottocento una vivace stagione di moti sociali centrata sull’idea di tutelare e risollevare i ceti che in quella nuova società erano svantaggiati, in particolare quello dei lavoratori dell’industria concentrati nelle città industriali.  Si trattò di un movimento che coinvolse l’intera Europa di allora e anche la gente di fede italiana. Comportò un profondo mutamento culturale delle concezioni religiose in materia di organizzazione della società, che produsse un’ideologia che nel corso del Novecento fu definita di democrazia cristiana, la quale affermava la possibilità di pensare a una ordinamento sociale più giusto in base a valori affermati in religione. In questo sviluppo interferirono pesantemente le pretese temporalistiche dal papato, che voleva coinvolgere la base sociale delle genti di fede in un azione di pressione per recuperargli il soppresso dominio statale, in particolare sulla città di Roma, e solo in quei limiti e con quella finalità, in fondo, ammetteva l’impegno sociale di laici e preti. La questione, in quest’ottica, veniva ad essere essenzialmente di potere, mentre la prospettiva degli democratici cristiani era molto più ampia.
 Che serve fare memoria di queste cose, lontane nel tempo? Serve, perché la gran parte dei problemi che oggi, in Italia, incontriamo nelle cose religiose ha radici lontane, proprio in quell’epoca. La carenza di una coscienza storica è la più grave carenza nell’istruzione religiosa di base dei tempi nostri. Di solito ai nostri catecumeni viene infatti somministrata una pappa ideologica in cui la memoria storica viene abbastanza manipolata, in particolare per legittimare l’azione politica e sociale della nostra gerarchia del clero, nell’organizzazione molto accentrata e autoritaria che abbiamo ricevuto dal secondo millennio della nostra era.



Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli                                                                                                                                                                                                                                       

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