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venerdì 14 novembre 2014

Amore e responsabilità

Amore e responsabilità

 Torno ancora sui temi trattati nella riunione di martedì scorso, sui quali ci siamo piuttosto accalorati.
 Una argomento molto importante è la responsabilità educativa dei genitori sulle questioni dell’amore. E’ una materia su cui, anche in teologia, c’è stato un notevole progresso culturale a partire dal secondo dopoguerra. Prima la questione era posta essenzialmente in termini repressivi. La linea era dettata da un clero che si vietava il sesso e lo considerava  tendenzialmente peccaminoso anche in chi era autorizzato a praticarlo. Era la teologia del matrimonio come rimedio alla concupiscenza, espressa anche nel diritto canonico prima della riforma del 1983.
 Il progresso culturale è molto evidente in un testo di Karol Wojtyla del 1960, Amore e responsabilità, che ebbe molta diffusione in Italia dopo l’elezione pontificale del Wojtyla, nel 1978. Anche io mi ci formai sopra e lo consiglio anche oggi ai nostri giovani. Si iniziò a costruire una teologia dell’amore. La via per contrastare costumi sociali dissoluti fu individuata nel reagire alla banalizzazione del sesso. Il sesso è un impulso fisiologico, ma non è solo questo. Anche le scienze della psiche lo insegnano con molta chiarezza. Banalizzare il sesso, insomma, rovina la vita, e non solo quella di fede, la vita, semplicemente. Se non si matura in questa convinzione, lo si scopre spesso troppo tardi. Il coniuge non è solo lo sfogatoio delle nostre passioni concupiscenti. E’ l’amore per il coniuge non è un dovere  come quello che deriva, ad esempio, da un contratto di lavoro.  A lungo la teologia, espressa da un clero esclusivamente maschile, ha visto la cosa dal punto di vista esclusivamente maschile, costruendo il sesso come dovere  della donna e come  piacere contrattualmente lecito per l’uomo. Il tutto in un contesto in cui la faccenda era comunque ritenuta ben al di sotto della soglia della santità, vista come prerogativa di celibi e nubili, di persone insomma che rinunciavano al sesso e all’amore. Oggi le cose sono cambiate molto. Ma penso che un ulteriore progresso culturale sia possibile, ma non potrà venire se non quando, come inizia ad accadere, la materia sarà trattata con competenza da teologi laici coniugati. Di certe cose non si può trattare per sentito dire. La teologia dell’amore e la catechesi dell’amore è un campo in cui noi laici possiamo e dobbiamo impegnarci, secondo le nostre competenze e le nostre possibilità di intervento. I genitori, in particolare possono fare molto, innanzi tutto come esempi di vita.
 Ogni coppia di coniugi interpreta una teologia dell’amore. Ha conciliato la fede con l’amore. Raramente le soluzioni che vedo adottate in quelli che conosco trovano espressione formale nella teologia esplicita. Insomma, quello che si scrive sui libri è una cosa, quello che la gente di fede vive è un’altra. Ed è una distanza piuttosto sensibile. Personalmente in genere non mi ritrovo nelle teologie dell’amore di cui leggo, ad eccezione talvolta, ma non sempre, di quelle scritte da laici sposati, quando non si limitino a riecheggiare quelle clericali. In questa materia c'è ancora molto conformismo, anche perché, in passato, su di essa è stata esercitata una stringente polizia ideologica. Divergere esplicitamente dalle opinioni ritenute ortodosse faceva rischiare l’emarginazione o addirittura l’esclusione.
 Noi laici dobbiamo essere consapevoli dell’importante ruolo educativo che siamo chiamati a svolgere nella tradizione della teologia dell’amore. Non si tratta semplicemente di tramandare ordini altrui, e in particolare certe teologie bacchettone che oggi come in passato creano solo tanti problemi, sensi di colpa e scrupoli. L’amore è gioia? O è solo una dura necessità fisiologica, per cui, alla fine ci si sposa come subendo una condanna, e allora “se ti va bene sono vent’anni, se ti va male è l’ergastolo”? Tramandare la gioia dell’amore: questo è il nostro lavoro.
 L’impulso sessuale deriva dalla nostra condizione di esseri naturali. Ce lo troviamo dentro e agisce per dinamiche fisiologiche che caratterizzano la nostra specie, noi volenti o nolenti. Di questo bisogna tenere conto anche in religione. Altrimenti si arriva agli estremi di considerare preferibile una condizione innaturale come quella in cui si ridusse l’antico filosofo/teologo Origene (2-3° sec.), che si fece castrare. Umanizzare il sesso è un lavoro che si deve svolgere in ogni vita umana, in ogni coppia e in ogni società e civiltà. Le forme in cui lo si è fatto in passato appaiono insufficienti ai nostri giorni. In particolare il sesso in religione fu visto molto a lungo come un fatto di sporcizia. Fu proprio il Wojtyla a cominciare a indurre un cambiamento in questa concezione. Creò santi dei coniugi e comunque dei laici sposati con figli (ad esempio il Toniolo), indicando la possibilità, su larga scala, di una via coniugale alla santità. Ci si può lavorare ancora sopra.
 Detto questo, che rispondere al quesito su cui si è infervorato il dibattito di martedì scorso: “Che fare se tuo figlio viene  con la compagna e pretende di dormire con lei in casa nostra?”. La mia opinione è: “dipende”. Una cosa è se nostro figlio è un ragazzetto di sedici anni con la sua fiamma del giorno  e altra  se è un signore di venticinque anni che da anni ha una relazione d’amore con la sua donna. Nel primo caso si può supporre una banalizzazione del sesso, e allora io mi terrei sulla negativa, nell'altro il lavoro da fare  è diverso, deve essere diretto a cercare di indurre, nel dialogo, una crescita culturale verso un legame più intenso e allora non rifiuterei alla coppia l’ospitalità domestica, occasione per approfondire la questione e per mettere a confronto il nostro e il loro stile di vita.  In entrambi i casi bisogna tenere presente comunque che l’amore è una scelta di responsabilità personale sulla quale dobbiamo evitare di interferire con modalità contrarie alla dignità della persona, come non di rado avveniva ancora in un recente passato e come ancora si usa in civiltà orientali i cui costumi giudichiamo in genere arretrati e inaccettabili.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli


  

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