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martedì 31 gennaio 2017

Religione tanto più coinvolgente quanto più inutile?

Religione tanto più coinvolgente quanto più inutile?

  Da adolescente, negli anni ’70, ho vissuto in un mondo in cui si pensava che la religione fosse in declino. Oggi sembra che lo sia solo in Europa. Ne hanno scritto i sociologi Peter Berger, Grace Davie ed Effie Fokas nel 2008, in un libro pubblicato in Italiano da Il Mulino,  con il titolo America religiosa, Europa laica? Perché il secolarismo europeo è un’eccezione, €18,50.
  Il secolarismo è una cultura che spiega i fatti umani e della natura senza fare ricorso alla religione. Il principio della laicità dello stato, per cui le istituzioni pubbliche non devono far ricorso alla religione per motivare quello che fanno ed è vietata ogni discriminazione su base religiosa, ne è un’applicazione. Esso ha garantito e ancora garantisce la pace religiosa nel nostro continente. Storicamente la progressione culturale non è andata dal secolarismo al principio della laicità dello stato, e poi alla pace religiosa, ma si è sviluppata al contrario. Prima si è voluto ottenere la pace religiosa, e allora si è pensato di separare gli affari pubblici dalla religione e poi si è sviluppato il secolarismo, come estensione di questo metodo. Questa è stata una via originale, ed è per questo che le società europee presentano un marcato secolarismo, a differenza di quasi tutto il resto del mondo. Quando si è pensato di finirla di fare guerre sotto bandiere religiose, è però sembrato che la religione divenisse progressivamente inutile. La si è continuata da usare per l'educazione morale, ma i suoi principi sempre più sono risultati arretrati e discriminatori, al massimo solo una ciliegina sulla torta nella formazione dei più ricchi e poco più che un anestetico per i meno ricchi; poi, da ultimo, la si è usata come medicina dell'anima, insieme ad altri rimedi, confinata nel privato  o in piccoli gruppi. In realtà i più grandi principi umanitari della nostra fede sono rimasti ancora come ideologia politica anche nella nostra nuova Europa (fondano la sua Carta dei diritti), ma laicizzati (senza ricondurli esplicitamente alla fede), per cui senza una formazione specifica non se ne riesce più a cogliere l'origine religiosa. Ma la politica, nella nostra organizzazione religiosa, fino a non molto tempo fa fu ritenuta sconveniente per la maggior parte del popolo, che ad essa non veniva educato negli ambienti religiosi: era riservata ai capi del nostro clero, i quali  ne hanno sempre fatta molta. Per loro la religione ha infatti ancora senso. E per gli altri?
 Negli ultimi sessant’anni ci siamo abituati ad associare la nostra religione, e la fede che la sorregge, con la pace. In realtà la nostra religione, come da più parti si è osservato, è stata storicamente ben poco pacifica. Alcuni hanno osservato che condivide questa caratteristica con le altre due maggiori religioni monoteistiche, che hanno in comune con la nostra fede un importante patrimonio culturale. Il politeismo è più pacifico del monoteismo? Una realistica consapevolezza storica smentisce questa tesi. Le società umane si sono sempre combattute, usando i loro dei come bandiere e immaginando che anch’essi si combattessero tra loro. Le storie sacre dei politeismi sono piene di queste guerre tra dei. Questa concezione, di dei troppo umani, cominciò a essere considerata insoddisfacente nell’antica Grecia, tra il Quinto e il  Quarto secolo dell’era antica. Nell’antica Grecia si svilupparono le filosofie che sono ancora alla base della cultura europea. L’idea che le società potessero essere organizzate secondo un ordine razionale che le rendesse stabili e pacifiche nasce da lì. Molti concetti che sono entrati nella nostra teologia monoteistica derivano da quelle filosofie. L’universalismo   umanitario della nostra fede deriva da lì, dall’incontro con la cultura greca di un pensiero religioso sviluppatosi intorno all'antica Siria. Ora noi consideriamo Terra Santa  quella intorno a Gerusalemme, ma, attenendoci alla realtà storica, dovremmo cambiare opinione. La vera Terra Santa  della nostra fede è tra il lago di Tiberiade, nella Galilea delle genti dove iniziò la predicazione del Maestro,  Damasco e la città di Antiochia, che  ora è nella Turchia meridionale, al confine con la Siria, ma che anticamente era la capitale della provincia romana della Siria. In quella che viene considerata in genere la nostra Terra Santa c’è invece poco o nulla della nostra religione delle origini. Il sospetto che certe memorie siano state contraffatte è fortissimo. Su tutto, antica Siria e Palestina, si è sovrapposta la cultura islamica, che ha trasformato, in particolare, l’urbanistica di Gerusalemme. Così, in realtà, la vera Terra Santa  della nostra fede è l’intero mondo in cui si è diffusa, e un posto come Roma per noi sicuramente lo è di più dell’attuale Gerusalemme.
  Il nostro monoteismo non ha avuto l’opportunità, quando si è imposto come ideologia dello stato romano, di imporsi come potenza culturale di pace e questo per tanti motivi. Il principale è che, molto presto, l’antica cultura universalistica greco-romana che lo aveva profondamente conformato, determinando i principali suoi concetti teologici, è andata in pezzi insieme all’impero mediterraneo di cui aveva costituito l’anima. E questo anche se i popoli nuovi che, a partire del Terzo secolo, conquistarono con le armi l’Europa occidentale furono in qualche modo conquistati dalla sua cultura politica a sfondo religioso. Essi erano fascinati dall’immaginifica maestà della corte bizantina, che ancora si riflette nei riti della corte papale contemporanea. Ma l’unione politica continentale che era stata la culla della nostra fede religiosa non rinacque mai più, fino al secolo scorso, con la nostra nuova Europa. La politica rimase saldamente connessa alla fede, ma ogni stato si propose come delegato della divinità, interprete del vero monoteismo, in conflitto con gli altri. Ed anche il papa romano, dal  secondo millennio della nostra era, iniziò ad agire politicamente come un capo di stato. I conflitti politici si connotarono religiosamente, pur rimanendo al fondo politici. La situazione si aggravò molto con gli scismi del Cinquecento, in Europa Occidentale. Da qui una serie continua di guerre, che finirono quando ci si accordò per farle finire: da questo derivò la nostra nuova Europa. Si decise di non fare più della religione una fonte di guerra. Da qui il principio della laicità degli stati e poi il secolarismo. A questo punto la religione sembrò divenire progressivamente inutile. Se ne poteva fare a meno e non succedeva nulla.
  Da una consapevolezza storica realistica emerge che, per quanto riguarda il problema della pace, non fu dannoso il monoteismo, ma l’appropriazione del monoteismo da parte degli stati, al modo in cui era avvenuto nell’antico impero bizantino. Gli stati vollero essere imperi universali cercando giustificazioni religiose al loro dominio e quindi, poiché nessuno di essi aveva la forza di imporsi su tutti gli altri, scaturirono continue guerre con connotazioni religiose. Da ciò deriva che non bisogna pensare che la pace europea, fondata su principi di secolarismo, sia conseguita all’abbandono della fede religiosa, perché ciò avvenne piuttosto tardi, verso la metà del secolo scorso, mentre la pace religiosa europea risale a una serie di trattati conclusi nella provincia tedesca della Vestfalia nel Seicento. Certo, fu importante decidere di non fare più delle questioni religione un motivo di guerra, ma all’origine della pace fu la rinuncia all’idea di dominare l’Europa al modo in cui l’aveva dominata l’antico impero romano dopo aver sostituito la nostra fede monoteistica come ideologia politica dello stato al politeismo. Questo fu l’accordo. Tutte le volte che si attenuò, ripresero le guerre europee, però senza più connotazione religiosa. Rispetto ad esse la nostra fede, a fronte di un ambiente secolarizzato dal principio di laicità degli stati, rimase neutrale. Solo nel secolo scorso nelle nostre collettività religiose si sviluppò faticosamente una cultura di pace. Ai tempi nostri la religione non è più neutrale di fronte al problema della guerra, infatti la critica e la contrasta. Essendo ormai divenuta esterna  agli stati, fa loro la morale, cerca di condurli sulle vie della pace, non è più complice dei loro disegni di potere. Ma questo movimento coinvolge poco i fedeli. In Europa essi cercano dalla religione più il benessere psicologico, quella che viene definita pace spirituale, che un ammaestramento di pace. E sono endemiche concezioni magiche risalenti culturalmente agli antichi politeismi. Gli eventi straordinari, la spettacolarizzazione di pretesi eventi prodigiosi, coinvolgono ancora le masse. Ma, tanto più la religione diviene questo, tanto più diviene inutile, in particolare per i più giovani, che devono farsi spazio nel mondo e non sentono il bisogno di rimedi consolatori. Fare spazio nel mondo a gente nuova, tutta quella che la natura produce in gran numero (siamo ormai circa sette miliardi) richiede di ragionare di politica e di farlo anche in termini religiosi, ponendosi alcuni punti fermi, come quello dell'uguale dignità delle persona e del diritto di tutti alla  vita e alla ricerca della felicità. Altrimenti il mondo esploderà, se si pretenderà di governarlo con la legge della giungla, secondo l'ideologia corrente del grande capitalismo globale.  Si osserva però che il monoteismo non può riprendere a fare politica perché la sua politica storicamente non ha prodotto la pace. Questa è la principale obiezione rivolta storicamente anche alla dottrina sociale. Come unire religiosamente un’umanità in cui devono convivere molte grandi religioni, che in genere si manifestano intolleranti le une contro le altre? E’ possibile sviluppando una nuova cultura religiosa, secondo quanto, ad esempio, è indicato nell’enciclica Laudato si’. E' una via che l'indiano Mohandas Karamchand Gandhi, "Mahatma" vale ad dire "Grande Anima", aveva indicato negli anni '30 del secolo scorso.  Occorre, in particolare, prendere atto che dalla nostra fede sono scaturiti i grandi principi sui quali si fonda oggi l’integrazione europea, in un grande processo di pacificazione continentale. Far capire come sia successo che, pur abbandonando l’idea di religione di stato, la fede delle Beatitudini costituisca in fondo, ancora, la base culturale della nostra nuova Europa, e che quindi il processo di secolarizzazione europea non sia sfociato in realtà in un’apostasia, come superficiali critici ritengono, è la sfida che si propone oggi nella formazione religiosa ad ogni livello, fin dall’inizio, molto precocemente. In questo modo la religione può divenire di nuovo  utile, oltre che coinvolgente.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli  

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