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sabato 7 gennaio 2017

Dare un senso all’impegno religioso

Dare un senso all’impegno religioso

La via Lattea vista da un bosco


  Il senso dell’impegno religioso di una persona non è precostituito, va costruito di età in età, fin da piccoli. Farlo richiede di entrare in relazione con la società in cui si è immersi, quindi di essere saldamente ancorati alla realtà. E’ necessario, innanzi tutto, capire la società: gli umani sono infatti esseri in relazione e non trovano il senso della vita al di fuori di essa. Se manca questo, tutta la teologia che, a diversi livelli di profondità, pervade la vita di fede scade in mitologia e poi in sogno mitologico. Allora ci si estranea in una dimensione aumentata, potenziata dall’immaginario, un po’ come quella che la tecnologia informatica sta tentando di diffondere, che ha poco a che fare con la realtà e quindi, benché talvolta consolatoria, è inutile. La vita religiosa insegnata dalla tradizione non è così, nemmeno quella di coloro che sembrano più distaccati dalla società del loro tempo: quella dei monaci. Nelle biografie dei personaggi ritenuti esemplari nella vita di fede troviamo in genere un forte impegno sociale, anche se, con i criteri contemporanei, secondo i valori prevalenti adesso nella nostra civiltà, a volte discutibile, e qualche volta addirittura esecrabile. Il modello casa-chiesa-casa che talvolta sento proporre, in particolare alle donne, non va bene: è quello di una religione prigione. L’orizzonte di una persona di fede non può essere solo quello della famiglia con estensione liturgica. Per farselo bastare ci si mette dentro molta mitologia, si costruisce, appunto, una realtà aumentata, ma al dunque insoddisfacente. Soprattutto per coloro che in quel modello dovrebbero essere le persone sottoposte, donne e giovani. Mi pare di constatare che i giovani a cui lo si propone fuggono,  e anch’io sarei fuggito se, ai tempi in cui fui giovane, me lo avessero sottoposto. Ma non andò così.
  Ricordo il catechismo  che imparai in parrocchia, per fare  Comunione e Cresima, sacramenti che all’epoca si ricevevano, se ben ricordo, insieme e in quarta elementare. Nel senso che ricordo le risposte alle domande che c’erano nel catechismo, il libretto che mi avevano messo tra le mani e che conteneva una sintesi estrema dei concetti della teologia corrente. Per fare la Prima Comunione ne dovevo imparare a memoria un certo numero. Lo feci e mia madre me le sentiva: verificava che le sapessi. Ho il ricordo di alcuni preti, il parroco di allora, il prete che ricevette la mia prima Confessione, quello che veniva a insegnare religione  nella mia scuola elementare. Ricordo le liturgie mariane per i bambini del catechismo, nel mese di maggio. Ricordo del cinema che all’epoca si faceva nel teatrino parrocchiale, la domenica pomeriggio: per entrare bisognava consegnare un biglietto che ti davano la mattina a catechismo. Ricordo molto vagamente il giorno della Prima Comunione e un po’ meglio quello della Cresima, e solo perché ad un certo punto fui preoccupatissimo perché il mio padrino, un mio zio bolognese, non arrivavo. Ricordo le confessioni domenicali che seguirono, e quasi più niente. Il resto, compresi i catechisti, è sparito: evidentemente era insignificante per il me di allora, che non lo ha trasmesso al me di adesso.
  Il  vero tirocinio di fede iniziai a farlo tra gli scout, nella parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione. La vita degli scout è saldamente ancorata alla realtà, sia quella sociale che quella della natura. Quest’ultima è formidabile per tirarti giù dal mondo dei sogni.  Il senso dell’esperienza scout, in particolare il suo significato di forte impegno sociale, la sua forte etica, si può avere leggendo il primo manuale  degli scout, il libro Scautismo per ragazzi  di Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo. Può essere scaricato gratuitamente in file zip sul sito  http://mirandola2.weebly.com/download-materiale-utile.html del gruppo AGESCI Mirandola 2. Tra gli scout cattolici dell’ASCI, ai miei tempi, e dell’AGESCI ai nostri giorni, la forte etica sociale dell’originario scoutismo è integrata nell’esperienza religiosa. La mia fede religiosa iniziò ad avere senso tra gli scout.
 Successivamente l’integrazione fede-impegno sociale continuò tra gli universitari cattolici della FUCI  e in altri gruppi, tra i quali quello che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 era animato qui a Roma dal giornalista Paolo Giuntella, che all’epoca curava la pagina culturale di Avvenire. Questo gruppo poi sfociò in una scuola di formazione politica che fu chiamata Rosa Bianca, in memoria dei giovani resistenti tedeschi della formazione omonima. C’è ancora, potete approfondire sul sito http://www.rosabianca.org/. Collegata a quell’esperienza, consiglio uno sguardo al sito della rivista Il Margine www.il-margine.it/Rivista/Archivio/2016 , sul quale potrete scaricare gratuitamente in pdf e leggere articoli dal 1981 al 2015, quindi dai tempi in cui fui giovane universitario fino ad oggi, ricostruendo il senso della storia recente della nazione e della nostra Chiesa in particolare. Il Margine  ha anche una casa editrice, potrete saperne di più su http://www.il-margine.it/ , che ha in catalogo molti libri interessanti ed utili sul tema di questo post.
   Nel gruppo di Giuntella conobbi l’attuale nuova assessore all’Ambiente del Comune di Roma. Veniva dalla provincia di Reggio Emilia, da Albinea. Era ed è rimasta una persona di grande valore. Ci parlava delle difficoltà che aveva con il suo parroco (in Italia, in genere, solo se si  è di destra non si hanno problemi nella nostra Chiesa) e del cielo stellato che le piaceva contemplare nelle notti estive. Io, ragazzo di città, ebbi modo di ammirare  per la prima volta la Via Lattea in tutto il suo splendore incomparabile solo nelle notti estive di quando andai per la prima volta a Camaldoli, nell’Appennino aretino, alla settimana culturale della FUCI. Quella ragazza di allora è diventa una specialista a livello internazionale di problemi ambientali, anticipando di molto i discorsi contenuti dell’enciclica Laudato si’. E’ stata precedentemente assessore a Reggio Emilia e a Genova. Il suo impegno civile mi appare del tutto in linea con quello che ci proponevano da universitari, al gruppo di Giuntella.  Una fede fortemente radicata nell’esperienza civile, per trasformare il mondo: un’esperienza entusiasmante, tanto da diventare il senso di una vita e anche un lavoro. E’ a qualcosa del genere che intendo riferirmi quando parlo di dare un senso all’impegno religioso.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San  Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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