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sabato 2 dicembre 2017

Stato traditore?

Uomo del mio tempo
di Salvatore Quasimodo (1901-1968).
Poesia inserita nella raccolta Giorno dopo Giorno (1947)


Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.


Stato traditore?

  Discutendo in questi giorni di fascismo e neofascismo, mi è stato detto che si cerca di ispirarsi al fascismo perché lo Stato ha tradito: ha tradito gli italiani e la loro grande storia non contrastando l’immigrazione non autorizzata e cercando di integrare la gente che riesce ad arrivare da noi senza averne il permesso. Questo ci avrebbe peggiorato la vita rendendo insicure le nostre città e sottraendo lavoro e risorse pubbliche agli italiani da lunga data, di stirpe, con quella certa faccia che hanno gli italiani e che i più o meno recenti arrivati non hanno. Dove ho sentito queste cose, con chi ho parlato? Ho parlato con gente di fede. Gente impaurita di ciò che c’è oggi e ancor di più per quello che potrebbe accadere domani. E’ chiaro che non ascolta i nostri pastori. Quelli che vengono in visita una volta tanto, ci fanno bei discorsi e poi non li si vede a lungo, e più  o meno solo in fotografia e in televisione. Siamo noi che dobbiamo vivere dove è difficile. Quindi certi discorsi ci entrano da un orecchio e ci escono dall’altro e ci rimane dentro, come è stato scritto sui giornali in questi giorni, tanto rancore.
  Mi riesce un po’ difficile capire perché, in questa situazione, si pensa che sia utile ispirarsi al fascismo storico. Esso infatti non si confrontò mai con questi problemi. Essendo votato alla guerra, rese insicura l’Italia, come appunto può esserlo una nazione in un conflitto. Non solo non chiuse le frontiere agli stranieri, ma andò a conquistarseli  in Europa e in Africa, in particolare acculturando all’italianità gli africani che riuscì a sottomettere. E, se vogliamo, ci si era messo pure il Re Savoia di quell’epoca, Vittorio Emanuele 2°, sposando una montenegrina, Jelena Petrović-Njegoš, figlia del Re del Montenegro, da Regina Elena di Savoia, una persona che, scrivono gli storici, fu abbastanza amata in Italia. Aveva studiato in Russia a Pietroburgo.
  Il programma politico del fascismo prevedeva la riforma sociale in Italia e l’espansione all’estero. La prima doveva servire a fornire le braccia per la seconda. In cambio di provvidenze sociali per i ceti popolari pretendeva fedeltà e dedizione assoluta, fino alla morte. Non so se chi oggi si dice neo-fascista sia disposto a questo patto. Ma poi manca un capo che voglia guidare la nazione per quella via. E per un buon motivo: perché si sa come è finita.
  Certo, ha iniziato  a venire gente nuova: è perché il mondo è cambiato, l’economia è cambiata e, come spiega il Papa nell’enciclica  Laudato si’, crea molti scarti umani. Chi è scartato cerca di salvarsi. Lo fanno in Asia e Africa e lo facciamo anche noi, l’abbiamo fatto fin da quando si è potuto, diciamo dall’Ottocento, quando anche la gente normale ha potuto pagarsi i lunghi viaggi per mare per andare a cercare una vita migliore, in particolare, per gli italiani in America e in Australia. Ad un certo punto, diciamo dalla metà degli anni Sessanta, la situazione da noi è iniziata a migliorare e anche la nostra emigrazione ha rallentato. Adesso è ripresa, sempre come reazione a fatti dell’economia. Dunque, a ragionarci bene sopra, se è l’economia che spinge alle migrazioni, se uno vuole rallentarle è all’economia che dovrebbe pensare. Bisognerebbe però far parte a tutti di ricchezza che oggi tende a concentrarsi troppo in poche mani. La politica potrebbe ottenere qualche risultato in democrazia, perché se comanda la maggioranza… Ma per ottenere risultati in democrazia, occorre sforzarsi di capire un po’ di più la politica in cui ci si trova, le cause dei problemi, le soluzioni affidabili. Bisogna perderci un po’ di tempo. Se si è distratti, può capitare che prevalgano quelli che in società sono più forti, anche se in minoranza. Farsi forza con il numero comporta mettersi d’accordo senza che un capo lo imponga, ma solo la propria coscienza. Quando c’è un capo che si impone, poi quello tende a prendersi tutto, alla fine anche la vita degli altri a volte. Non è questo che ci insegna la storia, in fondo?

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

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