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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 13 dicembre 2017

Il sorpasso

Il sorpasso

  Nel 1976 in Italia si visse un clima politico simile a quello attuale: si attendeva (sperava/temeva a seconda dei casi) il  sorpasso. Alle elezioni regionali del 1975  i due partiti politici maggiori erano risultati la Democrazia Cristiana, con circa 35% dei voti (in calo), e il Partito Comunista Italiano, con circa il 33% (in forte aumento), Si prevedeva che, continuando l’orientamento elettorale favorevole ai comunisti, essi divenissero il partito maggiore, quello di maggioranza relativa, anche senza arrivare alla maggioranza assoluta, vale a dire al 50% più qualche cosa, ma potendo assicurarsela attraendo socialisti e repubblicani. I due partiti maggiori, benché considerassero sé stessi alternativi tra loro. non erano l’uno l’anti   dell’altro, in ragione dell’intensa collaborazione nella guerra di Resistenza, nella progettazione della Repubblica democratica ai tempi dell’Assemblea Costituente e della condivisione di importanti valori umanitari e democratici. Ciò rifletteva l’intenso e mai cessato dialogo tra mondo cattolico e comunista (nonostante il divieto di iscrizione a partiti comunisti, sotto pena di scomunica, stabilito dalla Santa Sede nel 1949) in particolare in vista del progresso sociale dei lavoratori.  Tuttavia i legami ideologici che il Partito Comunista Italiano manteneva all'epoca con i comunisti sovietici, e con gli altri comunismi ad essi federati, faceva ancora temere che l’adesione al metodo democratico da parte dei comunisti italiani fosse stata  una scelta strumentale, tattica, necessitata dalla collocazione internazionale dell’Italia nella sfera di influenza degli Stati Uniti d’America e che, raggiunta la maggioranza relativa e attratti socialisti e repubblicani e quindi giunti in grado di formare un governo, potessero smantellare la democrazia di tipo Occidentale, mutare l’impostazione del sistema economico e condurre l’Italia, non tanto nella sfera di influenza dell’Unione Sovietica, cosa impossibile per gli accordi tra le superpotenze egemoni, ma verso le nazioni non allineate, come era la Federazione Jugoslavia. Questo avrebbe comportato una marcata nazionalizzazione delle principali imprese, una direzione invasiva dell’economia da parte dello Stato e la preferenza del sistema organizzativo d’impresa cooperativo a scapito di quello capitalista. Approssimandosi quelle elezioni, si segnalò un aumento dell’esportazione di capitali all’estero, all’epoca illegale.
   Anche ai tempi nostri ci si attende un sorpasso e precisamente da parte del Movimento 5 Stelle  sul Partito Democratico. Questo sorpasso, come accaduto nel 1975, è già avvenuto in città come Roma, ma in modo molto più intenso che negli anni ’70, a causa fondamentalmente del diverso sistema elettorale.
 Nel 1975 i due maggiori partiti si prepararono con molto impegno alle successive elezioni politiche, che si sarebbero dovute tenere al più tardi nel 1977 e che invece si tennero nel giugno 1976. Ma lo fecero in modo completamente diverso dai due partiti maggiori di oggi, anche se c’era la prospettiva del  sorpasso. Paradossalmente, non intensificarono la polemica, ma si avvicinarono.
  Si era in anni terribili, come chi a meno di quaranta/cinquanta anni non può veramente immaginare non avendoli vissuti, ma solo studiare avendone quindi una versione emotivamente meno coinvolgente: alla gravissima crisi economica causata dal forte e improvviso aumento dei prezzo del petrolio, deciso dagli stati arabi in ritorsione per la guerra tra Israele ed Egitto e Siria del 1973, detta del Kippur  perché scoppiata durante questa festività ebraica, si aggiungeva l’incessante l’aggressione omicida di bande armate comuniste e neofasciste e, da parte di queste ultime, anche con stragi mediante esplosione di ordigni in posti affollati e treni (la prima fu a Milano nel 1969 con una bomba in una banca, a cui ne erano seguite altre, fino a quelle causate da bombe in piazza della Loggia a Brescia e  sul treno Italicus, nel 1974), Entrambi i partiti  maggiori, in gara per la maggioranza relativa, organizzarono la campagna su due temi: la solidarietà tra tutte le forze democratiche e il rinnovamento. Il Partito Comunista Italiano lo fece nel 14° Congresso, tenuto a Roma nel marzo 1975 con slogan “Intesa e lotta di tutte le forze democratiche e popolari per la salvezza e la rinascita dell'Italia”, sotto la segreteria di Enrico Berlinguer; la Democrazia Cristiana nel 13° Congresso, tenuto a Roma nel marzo 1976 con slogan “Un rinnovato impegno della Democrazia Cristiana per la libertà politica, la sicurezza democratica, la giustizia sociale ed il progresso civile del popolo italiano", sotto la segreteria di Benigno Zaccagnini (“Zac” per  i suoi sostenitori). A quest’ultimo presenziai seguendo mio zio Achille, sociologo e consigliere nazionale del partito. Per entrambi i partiti rinnovamento  significò anche autocritica e, per quanto riguarda il Partito Comunista Italiano, distanziazione ideologica dal comunismo sovietico, marcata in modo eclatante nel 1979 con la modifica dell’articolo dello statuto del partito che obbligava gli iscritti a seguire l’ideologia marxista-leninista. Per i democristiani significò ripudiare l’affarismo  politico di governo e riscoprire la giustizia sociale,  del resto secondo i pressanti orientamenti della dottrina sociale di allora. La Democrazia Cristiana era nata, secondo una definizione di Alcide De Gasperi spesso ricordata, come un partito di centro che guardava a sinistra; il Partito Comunista Italiano era evoluto nel secondo dopoguerra nella direzione indicata dal suo antico segretario politico Antonio Gramsci (1891-1937), vale a dire cercando di ottenere il consenso degli italiani non mediante la violenza di classe, ma diffondendo e impersonando stili di vita e concezioni virtuose e ragionevoli, nell’interesse di tutti, in modo da conquistare una stima popolare. Questo portava i due segretari di allora dei partiti maggiori a ritenere che non fosse sufficiente, per salvare l’Italia, controllare il 50% più qualcosa dei voti, raggiungendo la maggioranza relativa alle elezioni e attraendo i partiti minori per avere quella assoluta in Parlamento. Occorreva ciò che Enrico Berlinguer qualificò  compromesso  e Aldo Moro  solidarietà nazionale, un’intesa molto più larga: processo del quale fin dal 1976 e a prescindere dall’esito delle elezioni politiche di quell’anno, che fu ancora favorevole alla Democrazia Cristiana, si cominciarono a porre le basi,  in particolare per impulso del democristiano Aldo Moro, come indicato in alcuni suoi libri da Giovanni Galloni, uno dei principali collaboratori nella segreteria politica di Zaccagnini. E’ da questa unità delle maggiori forze democratiche che scaturì la forza politica indispensabile per avere ragione sia della crisi economica che del terrorismo nella sua fase più acuta. In particolare fu determinante, per isolare i terroristi comunisti, la pervicace azione di contrasto nei loro confronti promossa e svolta  dal Partito Comunista Italiano.
  Progettando la solidarietà nazionale, quindi avvicinandosi nell'interesse di tutti e proponendosi un rinnovamento virtuoso previa sincera autocritica, Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano  privarono la prospettiva del  sorpasso della sua forza  angosciante e dirompente, potenzialmente in grado di aggravare la situazione economica e di suscitare, in particolare, l’intervento degli Stati Uniti d’America secondo il metodo usato per rovesciare la democrazia cilena, nel 1973, sotto la presidenza del socialista Salvator Allende. Chiunque avesse conquistato la maggioranza relativa  e il governo, si sapeva che aveva preventivamente rinunciato a considerare l’Italia caduta nelle sue mani solo per questo e che riteneva indispensabile la collaborazione di tutte  le forze democratiche per la salvezza della nazione, sul modello di quello che era avvenuto nella costruzione della democrazia repubblicana, durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni dal 1945 al 1948. La Democrazia Cristiana aveva sempre agito in questo modo cercando intese più ampie di quelle raggiunte per la formazione della maggioranza di governo, guardando  a sinistra, verso l’opposizione democratica. Per i comunisti sarebbe stata la prima volta a livello mondiale. Ma, ad un sincero sguardo retrospettivo, bisogna riconoscere che, indubbiamente, il Partito Comunista Italiano fu un unico nel panorama del comunismo di tutti i tempi, con una classe politica di alto livello, il modello a cui uno come  Michail Sergeevič Gorbaciov (ultimo segretario del Partito comunista sovietico dal 1985 al 1991)  avrebbe potuto utilmente ispirarsi nel suo progetto politico di perestroika (in russo: rinnovamento, riorganizzazione) del comunismo di scuola sovietica, se solo la sua ascesa al potere fosse avvenuta cinque anni prima e se i comunisti sovietici fossero stati meno autoreferenziali. A metà degli anni ’80 tutto stava già cambiando nel senso che ora vediamo realizzato. Aldo Moro era stato rapito e  assassinato dai terroristi comunisti delle brigate rosse nel 1978, Enrico Berlinguer era morto nel 1984. La rivoluzione neo-liberista affermava prepotentemente il suo dominio. Non la solidarietà, ma la concorrenza si ritenne il principale valore sociale. E’ un po’ l’ottica secondo la quale le maggiori formazioni di oggi organizzano la loro campagna elettorale, puntando a  vincere le elezioni, pensando che, ottenuta in qualche modo la maggioranza assoluta in Parlamento, poi faranno loro, da sole e con chi ci sta, e che gli altri che non ci stanno debbano limitarsi ad attendere la prossima gara  elettorale
  Da notare che al 1991 risale l’ultimo grande documento della dottrina sociale, l’enciclica Centesimus Annus - Il Centenario  del papa Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°, in occasione dei cento anni dalla prima enciclica sociale - la Rerum Novarum - Le novità, prima della Caritas in veritate - Carità nella verità del 2009, del papa Joseph Ratzinger - Benedetto 16°, ben 18 anni,  nonostante l’aggravarsi intensissimo dei problemi sociali determinati dallo smantellamento o depotenziamento degli istituti pubblici di benessere sociale. La critica di questo processo si trova invece estesamente articolata nell’enciclica Laudato si’  del papa Jorge Margio Bergoglio - Francesco, diffusa nel 2015.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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