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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 14 dicembre 2017

L’uomo interiore

L’uomo interiore

[da: Giuseppe Dossetti, «Sentinella, quanto resta della notte?», relazione tenuta a Milano il 18-5-94; pubblicata in Giuseppe Dossetti, La Parola e il silenzio - Discorsi e scritti 1986-1995, Paoline editoriale libri, 2005]

«Mi gridano da Seir:
“Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte”
La sentinella risponde:
“Viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!”»
(Is 21,11-12)
[…]
6.Convertitevi!
  La sostanza ultima dell’oracolo della sentinella è al di fuori di ogni ambiguità: Convertitevi!
 La radice ebraica suv, impiegata nel libro di Isaia, significa di per sé ritornare. Ma può esprimere anche, specificamente, il rivolgersi a Dio, cioè la conversione.
  Secondo la sentinella non si tratta tanto di cercare  nella notte rimedi esteriori più o meno facili, ma anzitutto di un trasformarsi interiormente, di un dietro front intimo, di un voltarsi positivo verso il Dio della salvezza.
  Radice di questa conversione è anzitutto la conversione, il pentimento.
  Nel caso nostro dobbiamo anzitutto convincerci che tutti noi, cattolici italiani, abbiamo gravemente mancato, specialmente negli ultimi due decenni [si riferisce al periodo 1974-1994 -  nota mia], e che ci sono grandi colpe (non solo errori o mere insufficienze), grandi e veri e propri peccati collettivi che non abbiamo sino ad oggi incominciato ad ammettere e a deplorare nella misura dovuta.
 C’è un peccato, una colpevolezza collettiva: non di singoli, sia pure rappresentativi e  numerosi, ma di tutta la nostra cristianità, cioè sia di colore che erano attivi in politica sia dei non attivi, per risultanza di partecipazione a certi vantaggi e comunque per consenso e solidarietà passiva.
  M per quanto fosse convinto ed esplicitato e realizzato nei fatti, questo pentimento non basterebbe ancora. Inquadrandolo nel pensiero di Lazzati [Giuseppe Lazzati, dalla cui figura era dedicata la relazione nell’ottavo anniversario della sua morte] - soprattutto negli anni in cui cominciava più direttamente a pensare alla Città dell’uomo - si dovrebbe dire che i battezzati consapevoli devono percorrere un cammino inverso a quello degli ultimi vent’anni, cioè mirare  non a una presenza  dei cristiani nelle realtà temporali e alla loro consistenza numerica e al  loro peso politico, ma a una ricostruzione  delle coscienze e del loro peso interiore, che potrà poi, per intima coerenza e adeguato sviluppo creativo, esprimersi con un peso culturale e finalmente sociale e politico.
  Ma la partenza assolutamente indispensabile oggi mi sembra quella di dichiarare e perseguire lealmente - in tanto baccanale dell’esteriore - l’assoluto primato della interiorità, dell’uomo interiore.  Questo potrebbe sembrare persino ovvio  e banale, ma ovvio non è, come appare chiaramente da tanti segnali nel mondo cattolico italiano, da tante affermazioni contraddittorie che si susseguono, da tante preoccupazioni ben altre  che di fatto animano gruppi e personalità, vecchie e nuove, del laicato e del clero.
7.[…] Cominciamo dall’uomo interiore nell’accezione della filosofia greca volgarizzata […]: è l’uomo secondo ragione, secondo il nòus (la mente) che impegna per il meglio le sue facoltà a costruirsi  pienamente secondo quelle virtù che chiamiamo cardinali  (e  che anche gli antichi chiamavano così): la temperanza, la fortezza, la prudenza e la giustizia.
8. […]
L’uomo interiore, tuttavia, può essere salvato, anzi, come dice san Paolo, rinnovarsi  di giorno in giorno se è potentemente rafforzato dallo Spirito di Dio.
 Allora l’uomo interiore può essere elevato a uomo nuovo, veramente essere in Cristo nuova creazione (cfr 2Cor 5.17 e Gal 6,15); rivestito di Cristo  come è realmente ogni battezzato (cfr Gal 3,27). Può così essere fortificato per ogni combattimento dalla  panòplia  (armatura) di Dio (cfr Ef 6,11); cioè rivestito della corazza della fede e dell’amore (cfr 1Ts 5,8), e rivestito come eletto di Dio, di viscere di misericordia (cfr Col 3,12).
 Ma appunto tutto ciò deve essere di ora in ora implorato da Dio, credendo e confidando nella sua Paternità misericordiosa: «piego le ginocchia […] perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria […]» (Ef 3,14-16).
  In ultima analisi, è solo questo che può vincere la notte. Lo squarcio operato nel buio - «nel momentaneo leggero preso della nostra tribolazione» (2Cor, 4,16-18) - dal fulgore «dell’enorme, eterno peso di gloria» (2Cor 4,17).

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  Una campagna elettorale come quella che si prospetta, con programmi a volta nemmeno accennati, condotta con tecniche di persuasione consumistica, facendo appello alle nostre peggiori paure e ai nostri inconfessabili appetiti, è, da parte del cittadino, anche una lotta per conservare, di fronte alle organizzazioni politiche in gara  per conquistare il potere, la propria dignità umana. Perché, facendoci semplici  consumatori  di politica, cadremmo nelle mani dei  venditori  di politica, così come accade nel commercio al consumo. Ma, appunto, è ciò che nella vita democratica non deve accadere, in particolare sotto elezioni, che sono il momento in cui le forze politiche devono, come dire, rendere il conto  della loro azione e  rendere ragione  delle loro proposte, quindi consegnarsi nelle mani dei cittadini. Di questo in genere si manifestano invece piuttosto insofferenti. Gli strateghi delle campagne elettorali di solito puntano a una sola cosa: convincere chi ha diritto di voto a mettere un segno sulla scheda nel posto giusto. La comunicazione elettorale è quindi in una sola direzione: da chi si candida a chi ha diritto di voto. Non si ritiene importante  ascoltare l’elettore, se non per coglierne quegli elementi, ad esempio, le paure, che, cucinati a dovere, possono indurlo a tracciare quel segno il giorno del voto. E tanto meno si cura la formazione dell’elettore: del resto, a tre mesi dalle elezioni, come fare? La dottrina sociale cura proprio quello che la politica contemporanea di solito trascura. E lo fa in modo sistematico e capillare, mirando alla formazione di quell’uomo nuovo  a cui si riferì Dossetti nella relazione del ’94 di cui ho trascritto alcuni brani. Oggi propone, con l’enciclica Laudato si’,  un manifesto  propriamente politico e piuttosto dettagliato: è su questo che va valutata la compatibilità dei vari  manifesti elettorali  con gli insegnamenti della dottrina sociale, non sulla base di superficiali, sporadici e generici richiami a qualche argomento di interesse religioso. Se, ad esempio, uno dice di volersi ispirare alle politiche fiscali del presidente statunitense Donald Trump, quindi anche, in generale, alle sue concezioni di intervento pubblico nell’economia,  che comporteranno un duro taglio alle provvidenze sociali per le persone in condizione di disagio sociale, che credibilità può avere  se poi parla di aiuti pubblici alle famiglie, per i quali  con politiche fiscali di quel tipo mancheranno le risorse, o della possibilità di imporre la chiusura degli esercizi commerciali al consumo in alcuni giorni di festa religiosa, provvedimento contrastante con il modello del supersviluppo dissipatore e consumistico (riprovato nell’enciclica Laudato si’) che rientra nell’ideologia economica neoliberista di Trump? Si tratta di progetti incoerenti. Alla fine può temersi che, fatalmente, lasciate le mani libere con discorsi incoerenti, si prenda poi, accaparratisi  il potere, la strada più facile per un potente, quella del proprio interesse.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli




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