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venerdì 29 agosto 2014

La crisi del mondo che c'era prima

                                                      La crisi del mondo che c'era prima

"... la modernità avanzata ha prodotto un incremento prima inimmaginabile dei processi di individuazione (sul piano personale) e di differenziazione (sul versante sociale), consentendo in quest'ultimo livelli prima inimmaginabili di complessità e di contingenza.
[...]
... in forza di questo processo (la cui espressione più radicale è ciò che chiamiamo globalizzazione) tutte le istituzioni della vecchia generazione vanno in crisi, costrette a fronteggiare da un lato «organizzazioni» sempre più potenti e specializzate e dall'altro «individui» sempre più dotati (per lo meno di alcuni tipi di risorse), nonché più isolati e dominati tra depressione e delirio di onnipotenza, tra alienazione e narcisismo.
 Questa crisi delle istituzioni è crisi di un intero «set» di aggregati di norme, valori e conoscenze, è la crisi del mondo che c'era prima.
[...]
 Coinvolti come siamo nel finire di un mondo, ci potrebbe essere di gran d'aiuto ricordare che il mondo che sta finendo non ha nulla di naturale (anche se alcune versioni della sua ideologia hanno fatto massaggio ricorso alla culturalissima nozione di natura). Questo mondo, come ogni mondo, è stato infatti il risultato (come sempre in parte casuale) di una elaborazione culturale e di una serie di operazioni sociali. Prima non c'era, poi s'è affermato. Si è formato dopo la fine di un altro mondo e, perlomeno per la sua componente religiosa, attraverso una transizione per tanti versi ancora più traumatica di quella in cui oggi siamo inseriti. Lo studio della storia del cattolicesimo italiano tra il 1869 e il 1922 andrebbe calorosamente consigliato a chi in questo momento fosse preda di depressione o di vittimismo, proprio la parrocchia di cui abbiamo parlato, o altre istituzioni come quella di un episcopato nazionale, il parroco come noi oggi lo intendiamo, la Azione Cattolica, ed altro ancora, sono architravi di quel «cattolicesimo popolare Italiano» che, ben lungi dall'essere un retaggio dei secoli della «cristianità» (se mai davvero esistita), è prodotti di un lavoro collettivo di modernizzazione ecclesiastica e religiosa le cui prime pietre furono poste tra. Il 1867 (data di fondazione della Azione Cattolica) ed il pontificato di Pio 10^. Insieme a quanto a quanto appena ricordato ed altro ancora, il Novecento cattolico ci regala la testimonianza di quanto grande rinnovamento è stato possibile e può dunque ancora una volta possibile oggi. Quel rinnovamento precedette e preparò il Concilio [Vaticano 2^-1962/1965] e il Concilio lo riprese, lo purificò, lo approfondì e lo rilanciò in misura prima dai più in concepita. Se un mondo emerse sul finire del 19^ secolo in Italia, e dopo una gravissima crisi, nulla può escludere «a priori» che qualcos'altro del genere  possa verificarsi ancora una volta, come nulla garantisce «a priori» che lo stesso  avvenga, pur essendo possibile. L'unica sicurezza è che un nuovo mondo non potrà ne dovrà essere identico a quello che sta finendo. Nessuna restaurazione è possibile ed anzi i restauratori hanno in genere l'unica funzione di accelerare e velocizzare la crisi. La storia del cristianesimo ... non è storia di una inesorabile e progressiva dilapidazione di un capitale che fu intatto solo all'inizio. Costantemente esposta a cadute, essa è invece storia di crescita perché è proprio la distanza temporale, il mutare delle circostanze e l'avvalersi della Tradizione che rende possibile mediazioni nuove e ancor più penetranti, ancor più fedeli al Vangelo rispetto alle mediazioni che ci hanno preceduto."

[dal saggio di Luca Diotallevie, "I laici e la Chiesa - Caduti i bastioni", Morcelliana, 2013, €16,00]

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