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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 2 luglio 2014

Sviluppi storici


Sviluppi storici

 
 
  In religione, quando ci occupiamo della storia che ci riguarda più da vicino abbiamo di solito qualche difficoltà ad accettare quello che è accaduto e dunque a rappresentarcelo realisticamente. Il desiderio di continuità ci porta a proiettare sul passato forme culturali che sono proprie solo dei nostri tempi e quindi poi a scoprire nel passato anticipazioni dell'era nostra contemporanea. Inoltre nelle ricostruzioni storiche destinate al grande pubblico, quindi divulgative, di solito le narrazioni degli eventi che hanno visto coinvolte le nostre genti di fede in maniera disdicevole secondo i criteri che oggi utilizziamo per stabilire ciò che è bene e ciò che è male vengono presentate con la scusa incorporata. Vale a dire che cerchiamo di trovare sempre una qualche giustificazione al male che s'è fatto e ciò seguendo vari metodi, da quello che ricorda che all'epoca tutti facevano così a quello di presentarlo come una reazione a ingiustizie altrui. Insomma quelli della nostra parte, Papi, vescovi, preti, religiosi e il resto del popolo, li vediamo sempre dalla parte dei buoni. Purtroppo non è stato e ancora non è sempre così. Questo però non ci deve scoraggiare. In realtà la lezione che possiamo trarre dalla storia è che cambiare in meglio è possibile e di fatto ciò è avvenuto. Per quanto noi si voglia stabilire una continuità con le esperienze di fede delle origini, ciò non ci obbliga ad accettare tutto il  male che in religione è stato storicamente commesso; del resto la nostra fede è caratterizzata fortemente da un'esigenza di conversione, che significa anche correggere costantemente la propria mentalità alla luce di certi principi. Negli ultimi due secoli siamo cambiati molto, collettivamente. Questo è costato molta fatica, molto impegno, uno sforzo per riflettere su ciò che storicamente era accaduto, in mezzo a molti dubbi ed esitazioni. Ci sono state anche molte dure divergenze, ci si è fatti del male, e anche molto, gli uni gli altri, tutti animati dalle migliori intenzioni, e poi di questo male a volte ci si è pentiti.  
  A scuola studiai la storia sui libri di Gabriele De Rosa, che fu persona della nostra fede, partecipe del nostro movimento collettivo laicale in diversi campi. Da universitario approfondii certi temi sul suo libro "Il Movimento cattolico in Italia - Dalla restaurazione all'età giolittiana", edito da Laterza nel 1979, ormai reperibile solo in biblioteca. All'epoca ci fu una certa effervescenza degli studi su quegli argomenti, perché si vivevano tempi che si pensava dovessero portare a significative trasformazioni. Questa attesa andò poi delusa per un tempo lunghissimo. Solo recentemente essa è ripresa e infatti sono uscite diverse nuove opere su quei temi.
  Di solito si situano i precursori dell'esperienza di Azione Cattolica nell'anno 1867, a Bologna, con la costituzione delle Società della gioventù cattolica italiana  da parte del viterbese Mario Fani e del bolognese Giovanni Acquaderni (così ad esempio  nella Piccola storia di una grande associazione - L'Azione Cattolica in Italia, di Ernesto Preziosi, A.V.E. editrice, €12,00, attualmente in commercio).
 Tuttavia è possibile individuare società laicali con caratteristiche che poi si ritroveranno nell'Azione Cattolica, nelle sue varie manifestazioni, fin dalla fine del Settecento, in Piemonte, sotto il regno di Vittorio Amedeo III (1773-1796), con le Amicizie Cristiane. Esse, costituite di elementi della nobiltà, laici, avevano caratteristiche di particolare riservatezza, quasi al modo dei gruppi massonici la cui ideologia intendevano combattere. I loro statuti e norme erano conosciuti solo dagli iscritti.
 Scrive De Rosa, nell'opera citata (pag.12):
 
"Gli aspiranti, dopo aver dato prova di una vera pietà e pratica dei doveri cristiani e di frequenza dei sacramenti, erano ammessi ai seguenti voti: non leggere per un anno alcun libro proibito (erano dispensati da questo voto coloro che erano capaci di scrivere in favore della religione); dedicare un'ora ogni settimana alle lettura di un libro di formazione religiosa, indicato dall'associazione stessa; obbedire ai superiori in ciò che riguardava l'attività della società. Nel terzo di questi voti era compreso l'obbligo di osservare le seguenti regole dell'associazione: la frequenza ai sacramenti almeno due volte al mese; mezz'ora di lettura spirituale; ogni anno, otto giorni, o, se non fosse possibile, tre, di ritiro spirituale; alcuni giorni speciali di digiuno e quattro, all'anno, a pane e acqua; propaganda di carità spirituale, diffusione e impegno di trovare nuovi Amici e «ricercatori di anime».
 La società si riuniva due volte alla settimana per due ore, dalla festa dei Santi a tutto giugno. L'adunanza cominciava con una lettura edificante, di formazione religiosa;seguivano le preghiere, quindi le discussioni sull'attività dell'associazione e sui mezzi per far progredire l'Amicizia. L'adunanza si chiudeva con mezz'ora di circolo familiare e di conversazione attorno alle notizie importanti del giorno,sulla base dei  giornali del tempo, alla cui lettura e discussione veniva data la più grande importanza".
  
Le Amicizie Cristiane  nacquero, fondate da Nicolaus Joseph Albert von Diessach, calvinista convertito al cattolicesimo e poi fattosi gesuita, in reazione alle ideologie rivoluzionarie francesi  e alle correnti spirituali, diffuse in Francia, di impronta giansenistica (fondate su costumi molto rigorosi e su un generale pessimismo sulla capacità umana di fare il bene) fortemente antiromane e anticuriali. L'azione  sociale di questi gruppi era centrata sullo sviluppo della pietà religiosa e sulla propaganda religiosa attuata con i mezzi moderni di diffusione delle idee, innanzi tutto mediante libri che richiamassero alla memoria le grandi verità della religione. Mentre la prima caratteristica, secondo De Rosa, avvicina questa esperienza religiosa a quella delle società promosse dai gesuiti nel periodo di soppressione dell'ordine (1773-1814), la seconda l'avvicina alle attività di un circolo moderno di azione cattolica.
 In Italia la polemica antiromana, sviluppata nella  Francia del Settecento, assunse caratteristiche più ecclesiastico-politiche che teologiche, a causa della presenza dello Stato della Chiesa, che aveva come monarca assoluto il Papa, e della sua influenza sulle questioni politiche italiane.
 Ciò che distinse le Amicizie Cristiane  dall'esperienza successiva (di un più di un secolo) dell’Azione Cattolica, nelle sue varie manifestazioni storiche, fu il carattere elitario, non di massa, che esse avevano, e la grande riservatezza. Del resto, osserva De Rosa, questo "spirito di segretezza era un po' la moda del secolo 18°, così incredibilmente rigurgitante di sette di tutte le specie". Ma quelle prime esperienze laicali di attivismo sociale in senso moderno non erano certamente denotate da una fuga dal mondo, come dimostra la consuetudine della lettura collettiva dei giornali, quanto piuttosto da una polemica verso il mondo, che fu in fondo la nota dominante delle esperienze associative laicali in Italia fino alla fine dell'Ottocento e che fino al Concilio Vaticano 2° (1962-1965) fu la linea prevalente della nostra gerarchia, con l'eccezione dell'atteggiamento verso il regime fascista dal 1929 al 1942.
 Data la scarsa alfabetizzazione delle popolazioni dell'epoca l'attivismo delle Amicizie Cristiane  centrato sulla diffusione dei buoni libri si rivolgeva a persone dei ceti più elevati, numericamente minoritari, ai quali del resto appartenevano gli stessi fondatori di quei gruppi. Quello caratterizzato da una più intensa pietà religiosa, devozionale, ebbe più ampia diffusione, collegandosi al movimento spirituale promosso dal napoletano Alfonso Maria de Liguori(1697-1787). Scrive De Rosa:
 
"…tra la fine del Settecento e la prima parte dell'Ottocento, avvampato da violente polemiche religiose, mise sulle labbra delle plebi cristiane più inerudite le parole di san Giovanni della Croce e di Santa Teresa d'Avila, scoprendo una spiritualità popolare di ricco contenuto devozionale".
 
 Era del tutto assente l'attivismo sociale in favore delle plebi lavoratrici che caratterizzò il movimento cattolico italiano a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Fu solo a partire da esse che cominciarono ad essere superati gli atteggiamenti paternalistici e reazionari che avevano animato fino ad allora la polemica cattolica verso il mondo. Gradualmente l'accento dell'attivismo laicale si spostò allora dalla rinascita etica, la "corruzione del cuore" da combattersi con la "buona stampa"  e le organizzazioni di devoti, alla riforma sociale, che fu al centro del pensiero e dell'azione di Giuseppe Toniolo.
 
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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