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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 14 luglio 2014

Sfiducia nel mondo


Sfiducia nel mondo
 
 Scrivono Gian Luca Potestà e Giovanni Vian nel loro Storia del Cristianesimo, Il Mulino, 2010, €28,00, disponibile tuttora in libreria:
 
"La nuova vitalità delle istituzioni ecclesiastiche sulla scena pubblica che ha seguito la crisi degli ultimi anni Sessanta e del decennio successivo è … stata accompagnata da un distacco notevole della prassi dei cattolici, soprattutto nei paesi più secolarizzati, rispetto a una parte significativa dell'insegnamento della Chiesa. Si è insomma sviluppato in modo consistente un abbandono silenzioso di fronte alla restrizione degli spazi per l'esperienza cristiana che il pontificato wojtyliano ha imposto e all'inadeguatezza di varie formulazioni magisteri rispetto alle istanze  della società contemporanea.
  La Chiesa di Giovanni Paolo 2° ha provato a reagire a questo processo sollecitando una maggiore unità e uniformità sul piano della dottrina  e su quello della prassi, stringendo le maglie dell'obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche, e tornando a dilatare il raggio delle competenze sulla vita individuale e collettiva rivendicate all'insegnamento ecclesiastico.
  L'immagine che emerge è quella di una Chiesa che sotto la guida di Giovanni Paolo 2° ha inteso la storia contemporanea come prevalentemente ostile al messaggio religioso, e in particolare al cristianesimo: una storia dalla quale la Chiesa ha ritenuto necessario difendersi, per tutelare la fede cattolica e il ruolo pubblico  delle istituzioni ecclesiastiche, contro la pretesa della civiltà occidentale di fondarsi sull'autodeterminazione dell'uomo piuttosto che sugli immutabili principi affermati dalla Chiesa cattolica" [pagg.452-453].
 
 Nei Vangeli troviamo in diversi passi una polemica contro il mondo, inteso come quella parte di società che si oppone   al Regno,  la collettività nuova animata e trasformata profondamente dai principi della fede religiosa, realtà che, già presente oggi al modo di fermento, verrà pienamente manifestata alla fine del tempi. Si vive nel mondo, ma come cittadini del cielo (questa l'espressione che si legge in uno scritto patristico molto noto e che si stima risalire alla fine  del secondo secolo della nostra era, la Lettera a Diogneto). E, ancora, sempre dal medesimo scritto: "[I cristiani] obbediscono alle leggi stabilite, eppure con la loro vita superano le leggi". Questo uno dei sensi profondi attribuiti all'espressione evangelica "Dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare". Alle persone religiose non basta la legalità formale, quella imposta dalle istituzioni per garantire la sopravvivenza di una società animata anche da pulsioni criminali e dissolute.
 Lo schema concettuale dell'opposizione mondo/Regno è statao adattato, in particolare a partire dalla fine del Settecento, per fronteggiare, vanamente possiamo riconoscere con il senno del poi, lo sviluppo delle filosofie e ideologie riconducibili al movimento dell'Illuminismo, centrato sulla finalità di fare luce, nelle materie in cui, in particolare a causa dell'oscurantismo imposto ai fedeli, secondo gli illuministi, essenzialmente  per ragioni politiche, di mantenimento del proprio potere terreno, dalla gerarchia cattolica, la realtà era ignorata, oscurata, in particolare con riferimento ai fatti della natura e della società.  Successivamente esso è stato ulteriormente adattato per opporsi, anche in questo caso vanamente con il senno del poi, allo sviluppo delle democrazie di massa e a  varie conquiste sociali.  Benché ci si sia riportati esplicitamente allo schema evangelico, tuttavia questi adattamenti hanno riguardato una situazione profondamente diversa da quella per la quale quello schema fu formulato. Questo è stato particolarmente evidente in Italia, dove, parlando di Regno, si intese sostanzialmente, dal Settecento e fino alla fine dello Stato pontificio, quello del Papa romano. Esso aveva, sì, una dimensione territoriale nel centro Italia, dove era propriamente un stato, un piccolo stato,  ma contemporaneamente era anche un importante impero religioso ad organizzazione feudale, storicamente confederato, anche se con vicende spesso travagliate, con le altre dinastie sovrane europee, quelle che furono colpite, e spesso spodestate, dai moti europei innescati dalla Rivoluzione francese (1789/1799). Nella Francia del Settecento il clero cattolico, e in particolare l'alto clero, quello detentore del potere gerarchico, era pesantemente infeudato con la monarchia assoluta borbonica, venendo a costituire uno degli stati, dei settori,  in cui si articolava la società da essa dominata, con un proprio statuto e privilegi sociali ed economici. Questa condizione dipendeva da accordi storicamente raggiunti con il sovrano religioso romano. I rivoluzionari, pretendendo di istituire una costituzione civile del clero, quindi un regolamento per legge popolare della condizione del clero, con abolizione di quei privilegi sostanzialmente di natura feudali, vennero presto a collisione con la gerarchia del clero e con il sovrano religioso romano, che chiamarono i fedeli alla non collaborazione, all'opposizione e anche alla rivolta. La reazione fu tremenda e sanguinosa e si espresse anche in forme non solo anticlericali, ma propriamente antireligiose, con l'istituzione di una specie di culto religioso alternativo (di effimero radicamento sociale e di breve durata). Questo segnò profondamente l'atteggiamento cattolico romano  verso la modernità e ciò in particolare in Italia, con riflessi che si prolungano fino ai nostri giorni. Bisogna infatti tener conto che le democrazie di massa contemporanee si basano sui principi di  libertà, uguaglianza, fraternità, proclamati dai rivoluzionari francesi. Essi hanno natura religiosa, nel senso che non derivano dall'osservazione delle società umane come si presentano e sono auspici per un mondo nuovo fondato su principi umanitari, un lavoro in corso d'opera, e hanno precisi fondamenti nella nostra fede, esplicitati in particolare nel corso della Rivoluzione statunitense americana (1776-1783).  Essi qualche volta sono stati riconosciuti come tali anche dal nostro magistero, sia pure con la precisazione che vanno intesi solo nel senso prescritto e nei limiti imposti dalle nostre autorità religiose. Si ricorda ad esempio  la seguente frase, pronunciata dal papa Giovanni Paolo 2° al termine di un suo viaggio in Francia nel 1996:
 
"Signor Primo Ministro, attraverso la sua persona, saluto tutti i Francesi, e offro loro i miei ferventi voti di prosperità in una intesa fraterna. Che la vostra nazione rimanga accogliente, che continui a far condividere la sua cultura, che contribuisca a far progredire incessantemente gli ideali di libertà, di uguaglianza e di fraternità che essa ha saputo presentare al mondo!"
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1996/september/documents/hf_jp-ii_spe_19960922_congedo-francia_it.html
 
 Dal punto di vista istituzionale le democrazie di massa contemporanee non derivano però dall'esperienza della Rivoluzione francese di fine Settecento, ma dalla Rivoluzione americana e questo ha limitato storicamente i contrasti ideologici. La rivoluzione statunitense fu infatti illuminista, democratica ma non  antireligiosa. La differenza su questo tema tra la situazione europea e quella americana fu determinata fondamentalmente dalla presenza in Europa di una gerarchia cattolica con struttura feudale strettamente collegata con il sovrano religioso romano, il quale all'epoca era un principe tra i principi,  e dotata di ampi poteri pubblici e notevoli privilegi.
 Finita l'epoca della repressione religiosa, in Francia e negli stati che i francesi egemonizzarono durante la monarchia napoleonica rimasero i contrasti di natura politica con il sovrano religioso romano e i suoi feudatari. Dal 1809 al 1814 il papa Pio 7° fu prigioniero degli  imperiali francesi napoleonici.
  Il Piemonte fu annesso alla Francia nel 1799. La Società degli Amici Cristiani, fondata dal gesuita Nicolaus Joseph Albert Von Diessebach in Piemonte poco dopo il 1775, che si considera come l'archetipo dell'Azione Cattolica, divenne, sotto il suo nuovo direttore Pio Bruno Lanteri (1759-1830), un centro di resistenza antinapoleonica.
  Scrive Giuseppe De Rosa nel suo Il movimento cattolico in Italia dalla Restaurazione all'età giolittiana, Laterza, 1979, non più in commercio:
 
"Nonostante il Papa fosse tenuto in segregazione a Savona, il Lanteri riuscì a comunicare con lui e a fornirgli elementi per affermare i diritti papali sulla questione della elezione dei vescovi. Il Lanteri fu sottoposto a sorveglianza e a perquisizione dalla polizia e gli fu ingiunto di ritirarsi nella casa di campagna di Bardassano.
 Si era al 29 marzo 1811. L'Amicizia cessò praticamente di esistere, per risorgere solo il 3 marzo 1817, in pieno clima della Restaurazione".
 
  La ripresa delle attività laicali di quel gruppo, ridenominatosi Amicizia Cattolica,  fu caratterizzata da un'impostazione fortemente reazionaria e papista, fondamentalmente difensiva verso la modernità. Questo atteggiamento, in varie forme e accentuazioni si è prolungato in ampi settori del mondo cattolico italiano fino ai tempi nostri. Il nuovo nome del gruppo fu suggerito da Joseph De Maistre (1753-1821), considerato uno dei suoi membri più significativi.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte  Sacro, Valli
 

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