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domenica 5 marzo 2017

Ritrovare gli interrogativi - citazione da rabbi A.J.Heschel

Ritrovare gli interrogativi



Dr. Martin Luther King (1929-1968) e Rabbi Abraham Joshua Heschel (1907-1972, la seconda persona in prima fila da sinistra), il  5 gennaio 1967, davanti alla Riverside Church,  a New York, ad una manifestazione contro la guerra in Vietnam

[da Abraham J. Heschel, Dio alla ricerca dell’uomo - una filosofia dell’ebraismo, New York, 1954; ora pubblicato da Borla, 2006, disponibile in commercio]

  Ritrovare gli interrogativi

 Si è soliti incolpare la scienza laica e la filosofia antireligiosa dell’eclissi della religione nella società moderna. Sarebbe  invece più onesto incolpare la religione dei propri insuccessi. La religione è decaduta non perché sia stata confutata, ma perché è divenuta  trascurabile, noiosa, oppressiva, insipida. Quando la fede è interamente sostituita dalla credenza, il culto dalla disciplina, l’amore dall’abitudine; quando la crisi del giorno d’oggi è ignorata a causa dello splendore del passato; quando la fede diviene un bene ereditario invece che una sorgente viva; quando la religione parla solo in nome dell’autorità piuttosto che con la voce della compassione, è proprio allora che il suo messaggio diventa privo di signicato.
  La religione  è una risposta agli interrogativi ultimi dell’uomo. Nel momento in cui non ci curiamo più degli interrogativi ultimi, la religione diventa irrilevante, e la sua crisi ha inizio. Il primo compito della filosofia della religione è quello di riscoprire gli interrogativi ai quali la religione è una risposta. Questa ricerca deve procedere penetrando nella coscienza dell’uomo e, nel medesimo tempo, negli insegnamenti e gli orientamenti della tradizione religiosa.
 Vi sono pensieri morti e vi sono pensieri vivi. Un pensiero morto è stato paragonato a una pietra che si può pure piantare nel terreno, ma nulla ne sboccerà. Invece un pensiero vivo è come un seme. Così, nel processo del pensare, una risposta senza domanda è priva di vita. Può penetrare  nell’intelletto, non penetrerà nell’anima. Può divenire parte del nostro sapere, non verrà alla luce  come forza creativa.

 Filosofia e teologia

 Nella nostra ricerca di interrogativi dimenticati, il metodo e lo spirito dell’indagine filosofica sono più importanti della teologia, che è essenzialmente descrittiva, normativa e storica. Possiamo definire la filosofia come l’arte di porre le domande giuste. Una delle caratteristiche del pensiero filosofico è che, in antitesi con la poesia, ad esempio, esso non è un’espressione autosufficiente dell’intuito, ma l’esplicitazione  di un problema e il tentativo di offrirne una risposta. La teologia parte dai dogmi, la filosofica incomincia dai problemi. La filosofia vede innanzi tutto  i problemi, la teologia possiede la risposta in anticipo. Non dobbiamo, tuttavia trascurare un’altra importante differenza. Non soltanto i problemi della filosofia non sono identici ai problemi della religione; anche il loro modo di essere non è lo stesso. La filosofia è un tipo di pensiero che ha un inizio ma non ha una fine. In essa la consapevolezza del problema sopravvive a tutte le soluzioni. E le sue risposte sono domande travestite; ogni nuova risposte, infatti dà origine a nuove domande. Nella religione, d’altro canto, il mistero della risposta aleggia su tutte le domande. La filosofia affronta i problemi come questioni universali; per la religione le questioni universali sono problemi individuali. La filosofia, dunque, sottolinea il primato del problema, la religione sottolinea il primato dell’individuo.
  I fondamentalisti asseriscono che tutti gli interrogativi ultimi hanno ricevuto risposta; i positivisti logici affermano che tutti gli interrogativi ultimi sono privi di significato. Quelli di noi che non condividono la presunzione dei primi né l’indifferenza dei secondi e rifiutano sia le risposte capziose che le false evasioni, sanno che è in gioco nella nostra esistenza un problema ultimo, la cui importanza trascende tutte le formulazioni definitive. E’ questo stato di perplessità che costituisce il punto di partenza del nostro pensiero.



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