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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 12 marzo 2017

Vincere la tentazione: propositi per il tempo di Quaresima che ci viene donato - Esercizio proposto nella riunione del 7-3-17 del gruppo di AC

Vincere la tentazione: propositi per il tempo di Quaresima che ci viene donato - Esercizio proposto nella riunione del 7-3-17 del gruppo di AC


  Nella riunione di martedì scorso, 7 marzo, l’Assistente ecclesiastico ci ha proposto un esercizio, secondo lo schema che trovate qui di seguito.





  Nelle riunioni precedenti si era riflettuto sulla beatitudine  dei puri di cuore, che sono quelli che ascoltano  e vogliono mettere in pratica, rimovendo tutto ciò che si frappone tra loro e il Cielo.
  “Come penso di vivere questo nuovo tempo di Quaresima che il Signore mi dona?”
  “Come voglio fare concretamente per crescere nella mia vita spirituale?”
  Quando si  comincia ad essere anziani, appunto intorno alla mia età, il tempo corre velocemente, addirittura ti precipita addosso. Non sembra avere la stessa durata di quando si è ragazzi. I primi venti anni sembrano lunghissimi e lasciano tracce durature; gli ultimi venti svaniscono in un soffio: si pensa di avere tanto tempo da pensionati, e presto si scopre che non è così. Io ho ancora dieci anni prima di quel traguardo, ma già sperimento questa terribile accelerazione del tempo soggettivo. Quest’anno, come gli anni passati, la Quaresima mi si è materializzata intorno e già sta cominciando a svanire senza che io abbia fatto nessun vero passo avanti. E’ una cosa della quale, quando è toccato a me parlare, ho fatto partecipi gli altri amici del gruppo.
  Mi piacevano tanto, in FUCI, i ritiri che facevamo. C’era tempo intorno a noi e davanti a noi, c’era spazio per noi. Di molti incontri ho ancora, sparsi qua e là, gli appunti. C’era chi si prendeva cura di noi giovani. Ora, da anziani, dovremmo ricambiare. Invece si sogna di ripetere quello che va bene da giovani, ma non spetta agli anziani. Qual è il senso della vita? Questo ci si aspetta di sapere da un anziano. Ma raramente viene chiesto. E’ stato osservato che da anziani si diventa come invisibili, trasparenti. Allora è più facile comunicare con i  più giovani scrivendo.
 “Non di solo pane”: così si intitolava il  Catechismo dei giovani che usavamo in FUCI, e che era stato pubblicato nel 1979 per la sperimentazione. Si veniva dal percorso di rinnovamento della catechesi  iniziato nel 1970,   con quello che venne chiamato Documento di base sul tema. L’ho sempre tenuto con me.  Sfogliandolo oggi, mi confronto con il me ventenne, in questo tempo di Quaresima, e penso “potevo essere migliore!”.  Rispetto  ai testi oggi in uso quel catechismo era molto più difficile, lungo e completamente privo di figure. All’epoca i giovani non ne sentivano il bisogno. Ci piaceva essere presi sul serio ed eravamo piuttosto seriosi; oggi forse si direbbe in altro modo.
  La voce del Cielo è stato mio alimento di vita?  Sì, soprattutto nei momenti della prova. Ho messo alla prova colui che non doveva esserlo? No. Neanche nei momenti più cupi. E’ solo a questa condizione che ho conservato la fede. La mia non è una fede nel miracolo. La frequenza della Messa mi ha aiutato ad ascoltare quella voce. Nella solitudine non la intendo. Le Scritture perdono significato. Ho sempre avuto bisogno di un rabbi. Ma come fare quando si è anziani e gli altri si aspettano da te quello di cui tu stesso avresti bisogno?
 Di che cosa avrei bisogno, in questa Quaresima? “Di spazio, di tempo”, ho risposto nella riunione di martedì. E’ il grido dell’anziano: “Più tempo! Più tempo!”.  Ma anche spazio, perché si vive a volta, e io vivo a volta, come trascinati per un sentiero molto stretto, forse meglio lungo un  binario da cui non si deraglia. Per un antico scout  come me è angosciante.  Come penso di vivere questo nuovo tempo di Quaresima che mi viene donato? Mi piacerebbe ottenere di fare pace con persone con le quali siamo in urto da tanto tempo che nemmeno mi ricordo più bene perché. Da giovani è tanto facile, anche dopo offese tremende, ad esempio quelle alle rispettive mamme. Da bimbi ogni giorno è una nuova era. Da anziani le situazioni si cristallizzano, e gli anni appaiono come un  giorno solo,  ma talvolta un prodigio può ancora accadere.  A mio nonno, che aveva il mio stesso nome, capitò, tanto, tanto tempo fa. Fu mia nonna Adelaide che riuscì a fare il miracolo. Aveva spiritualità francescana e una fede viva e forte. Riportare alla memoria la Parola di Dio, per non cedere alla tentazione. Questo ci consiglia l’esercizio che abbiamo svolto martedì scorso. Lo potete fare anche voi.
Voglio provare a farlo anch'io, per fare pace

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli 

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