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giovedì 16 marzo 2017

Prepararsi a lavorare in società

Prepararsi a lavorare in società

  Il modello di pratica religiosa che a lungo è prevalso in Italia è stato quello della fede come medicina dell’anima. Ci si metteva a scuola di spiritualità per sanare ferite invisibili. Questa esigenza ha conformato le comunità orientandole verso l’interno. Poiché la dottrina era stata ideata per altri scopi, la si è integrata: analogamente si è fatto con la liturgia. E’ una tendenza molto diffusa nel mondo e, anzi, la possiamo considerare al centro della de-secolarizzazione che è in corso a livello globale. Si riprende ad avere fiducia nelle spiegazioni delle religioni, ma più che altro nelle questioni più personali e nelle relazioni di prossimità.
  In questo quadro irrompe il pensiero di Bergoglio/Francesco che è situato su un altro livello e chiama alla grande politica, a livello globale. La gente in Italia è impreparata a questo, ma non solo in religione, più in generale a livello di cittadinanza. La crisi delle istituzioni statali è proceduta parallela a quella delle istituzioni religiose. Lo ha notato, ad esempio, lo storico Paolo Prodi, morto recentemente, in un articolo dal titolo Senza Stato né Chiesa - L’Europa a cinquecento anni dalla Riforma, pubblicato sull’ultimo numero della rivista bolognese Il Mulino. A questo problema si è cercato di rimediare in Italia con il Progetto culturale  della Conferenza Episcopale Italiana (informazioni su http://www.progettoculturale.it/), per recuperare una capacità di intervento sulle ideologie-guida della società e della politica italiane. Si è cercato anche di recuperare una certa unità tra le visioni di fede correnti nelle nostre collettività, al sevizio dell’universalità delle proposte, e questo ha depresso il dialogo, per cui è sembrato che si preferisse far cadere certe idee dall’alto.
   Nella nostra parrocchia, con il nuovo corso, inaugurato nell’ottobre 2015 con l’arrivo di un nuovo parroco e di una nuova squadra di preti, si è avviato un processo di formazione all’intervento sociale, inaugurato da un incontro con don Luigi Ciotti e proseguito sistematicamente con l’approfondimento di temi della dottrina sociale, innanzi tutto per spiegarne i principi fondamentali. Questa attività ha però coinvolto in prevalenza coloro che, fin da giovani, erano stati abituati a cose come queste, vale a dire persone che oggi sono ultracinquantenni. E, nonostante la vivace animazione degli amici del ciclo Immischiati, quegli incontri sono stati vissuti prevalentemente come conferenze. Non si è potuto verificare il punto di partenza culturale degli uditori, né verificare quanto e come avessero recepito di ciò che era stato loro proposto. Quindi quest’anno si stanno utilizzando tecniche di laboratorio culturale  per stimolare la partecipazione. Ma i più giovani? Innanzi tutto i genitori dei bambini che ci portano i loro figli al catechismo per la prima formazione religiosa? Si tratta delle classi di età più attive, impegnate sul lavoro e in famiglia, quelle che contano di più nell’immagine della società, quelle che hanno ancora le forze per occuparsi dei più giovani e la pazienza per relazionarsi positivamente con i più anziani, insomma le generazioni panino,  strette tra i doveri verso i più giovani e quelli verso i più anziani, i trenta/quarantenni che mandano avanti le cose in società. Sono molto impegnati. La religione come medicina dell’anima, in genere, non è loro utile. Quando si corre tutto il giorno, spesso non si ha tempo per porsi certi problemi. Vivono in una società in cui certi grandi ideali umanitari e le corrispondenti politiche sono a rischio. C’è un senso religioso e politico di tutto questo e in un documento come l’enciclica Laudato si’, del 2015, esso viene sintetizzato. Si tratta di un testo che, in questo, è veramente molto diverso dalla precedente letteratura pontificia. Ma richiede approfondimenti e impegni  di vita: si tratta di risanare la società, e a livello mondiale, non le singole persone.
  La religione come medicina dell’anima si è sentita accusare, fondatamente, di essere solo un anestetico locale, una droga dello spirito, per consolare artificialmente persone in catene sociali, e, in questo senso, di essere, come gli stupefacenti, una specie di veleno. Ma si tratta di una evoluzione piuttosto recente, una manifestazione della  crisi che ha coinvolto anche altre istituzioni pubbliche. Storicamente la religione non si è mai concentrata solo sul privato e sul micro-mondo, tanto è vero che ha cambiato profondamente, non sempre in bene, le società in cui si è immersa. E’ a questo che, in particolare, ci si riferisce quando si parla di radici religiose  dell’Europa.
  Il nostro problema è quello di riavvicinare le classi più giovani al lavoro che si fa in parrocchia in vista dell’impegno in società. Bisogna dire che, per un tempo lunghissimo, non c’è stato più nulla che potesse veramente interessarle. Si riparte quasi da zero. E, innanzi tutto, occorrerebbe organizzare spazi accoglienti per accogliere quella gente. Sotto un certo punto di vista le attrezzature che servono per la pratica religiosa - medicina dell’anima sono molto più semplici e meno costose. Infatti in questo settore si lavora  molto di fantasia. Se invece si vuole proporre visioni realistiche della società, per iniziare a lavorarci sopra, occorre di più. Gli strumenti e i luoghi vanno protetti, occorre stabilire un’organizzazione, che sarebbe meglio fosse auto-organizzazione, e delle regole. Sotto questo profilo in parrocchia si è ancora piuttosto disordinati, e la conformazione delle stanze in cui si svolgono attività collettive cambia continuamente. Abbiamo vissuto una sorta di privatizzazione  delle attività parrocchiali, che è stata corrispondente all’impostazione privatistica  della proposta religiosa, tutta centrata sul micro-personale.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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