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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 24 ottobre 2016

Una camera e un pezzetto

Una camera e un pezzetto



  In questi giorni cerco di spiegare alla gente che incontro la riforma costituzionale su cui dovremo decidere nel referendum che si terrà il prossimo 4 dicembre. Le persone con cui parlo, però, sono impazienti.  Mi pare che prendano esempio dai dibattiti sul tema che vedono in televisione. Vorrebbero che prendessi posizione e argomentassi parlando di tutto meno che della riforma, ad esempio:
Per il SÌ                                                                          Per il No
Dite sempre no!                                                         Siete dei corrotti!
Ce la chiedevano da 70 anni!                                  Distruggete la democrazia!
Dite no perché tenete alle vostre                        Siete voi, invece, che ci tenete!
poltrone!
Vi abbiamo rottamato e volete tornare!                  I giovani sono con noi!
Mostrateli questi giovani, siete vecchi!                Votano Sì solo i vecchi
Volete le solite pastette parlamentari!            Volete che comandino i “cerchi magici”!
Se non si fa ora non si fa più!                  Se si fa ora, poi non si potrà fare più nulla!
La riforma è democratica                                   La riforma non è democratica!
Lo ha detto anche Obama!                               Che cosa gli avete dato in cambio?
 Questi argomenti non vi fanno conoscere nessun contenuto della riforma costituzionale, sono pura propaganda.  Diffidate di chi ve li propone. Il politico che li usa, infatti, non è un buon politico. Il giornalista che li usa non fa informazione: la propaganda  non è  informazione, e ora ci occorre quest’ultima. Come considerereste il commerciante che vi proponesse di acquistare merce a scatola chiusa e senza darvi nessun dettaglio su che cosa c’è dentro, anzi cercando di distogliere la vostra attenzione dall’argomento?
 Certo, conoscere la riforma richiede impegno, è un testo lungo, di 41 articoli che modificano 50 articoli della Costituzione e cambiano profondamente le istituzioni fondamentali dello Stato, in particolare la struttura e il funzionamento del Parlamento che è l’organo in cui si esprime la sovranità popolare, vale a dire il potere di tutti i cittadini di partecipare al governo della Repubblica.
 Senza un Parlamento espresso dai cittadini non c’è sovranità popolare e non c’è democrazia, e cambiando la struttura e le funzioni del Parlamento cambia il modo in cui il potere di tutti si può esprimere, vale a dire che cambia la democrazia.
  In questione, il prossimo 4 dicembre, non ci sono solo questioni di riduzione della burocrazia e di risparmio di spesa pubblica, ma c’è la democrazia repubblicana. Siatene consapevoli. Sentite il dovere morale, civico e anche religioso, come parte importante del prendersi cura della casa comune per costruire e mantenere un ambiente sociale buono, di informarvi personalmente  sui contenuti della riforma su cui dovremo decidere, e di farlo anche dialogando  veramente con gli altri, senza riversarsi addosso slogan propagandistici, secondo il pessimo esempio che ci viene dalla politica di oggi.
  Nel post  di sabato 22 ottobre scorso potete trovare molto materiale per informarsi i  e dialogare. Nel post  del 9 ottobre scorso trovate le schede della prima partita e le regole del Gioco della Costituzione: giocando potete iniziare a informarvi  e a  dialogare  divertendovi.
 Il Parlamento. E’ vero che sarà abolito il bicameralismo perfetto, che è quando le due Camere devono decidere sulle stesse cose e non si può decidere nulla senza una decisione di entrambe?
 Che ne pensate?
 Il bicameralismo perfetto non sarà abolito, ma solo ridotto.
 Lo dice il nuovo articolo 70 della Costituzione, modificato dall’art.10 della legge di riforma costituzionale, che si occupa del procedimento legislativo.
il nuovo art.70 della Costituzione
1° comma :
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.
2° comma: 
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.
  La gran parte della legislazione dello Stato riguarda l’attuazione della normativa dell’Unione Europea. Ma, come potete constatare leggendo la norma di legge riformata, molte altre leggi dovranno essere approvate con procedura bicamerale, proprio come avviene oggi.
 Dovranno essere approvate con procedura bicamerale le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.”  Riuscite a capire, dal testo del nuovo articolo 70 della Costituzione, di che cosa si tratta? Non potete farlo: dovete andare a leggere, nella nuova Costituzione, gli articoli richiamati. Questa tecnica legislativa, che crea difficoltà alla comprensione del testo, è stata molto criticata dagli specialisti. Non dovrebbe mai essere usata in un testo costituzionale, che dovrebbe essere facilmente e rapidamente comprensibile da tutti, anche da chi non ha studiato legge e non ha dimestichezza con articoli  e commi. Tutta la riforma è piena di imperfezioni simili. Del codice civile varato nell’Ottocento dall’imperatore Napoleone Bonaparte, il modello anche degli attuali codici civili dell’Europa continentale, si diceva che fosse scritto tanto bene, con tanta cura linguistica, che studiandolo si poteva imparare un buon francese. Della Costituzione riformata non si potrà sicuramente dire lo stesso. Del resto  la riforma costituzionale è stata approvata con molta concitazione, a colpi di maggioranza, comprimendo il dibattito parlamentare, che, del resto, si è manifestato subito di scarso livello, con continue ragazzate nelle aule che dovrebbero essere sacre per la nostra democrazia repubblicana. Un clima generale poco favorevole a rifiniture linguistiche. Ma la scarsa cura letteraria ha provocato in più punti incertezze interpretative che già ora si manifestano, ancora prima dell’entrata in vigore della riforma.  L’altro giorno, ad esempio, su La Repubblica, un professore di diritto ha detto che la conversione dei decreti leggi la farà solo la Camera dei Deputati, anche nelle materie in cui dovrebbe seguirsi la procedura bicamerale, in cui quindi Camera dei Deputati e Senato dovrebbero decidere insieme come ora, mentre altri professori e l’Ufficio studi della Camera dei Deputati sono di diversa opinione e ritengono che, presentato alla sola Camera dei Deputati il disegno di legge di conversione del decreto legge, la procedura legislativa continuerà ad essere sempre monocamerale o bicamerale a seconda della materia trattata.
 Un’incertezza interpretativa nel procedimento legislativo parlamentare significa la possibilità di contrasti al vertice dello Stato. Contrasti che non sarà più possibile risolvere sciogliendo le Camere, perché il Senato non potrà più essere sciolto dal Presidente della Repubblica.
  Quanto alla struttura del nuovo Parlamento, colpisce, ad un primo sguardo, la sproporzione numerica tra Camera dei Deputati e Senato. Il Senato ha circa un sesto dei membri della Camera dei deputati. E non sarà più eletto direttamente dai cittadini: eppure dovrà occuparsi di questioni importantissime, come le leggi costituzionali. In più sarà composto, a parte gli ex Presidenti della Repubblica, di parlamentari per così dire  a mezzo servizio, perché dovranno fare anche i consiglieri regionali e i sindaci. Avranno molto meno tempo per informarsi sulle questioni da trattare, che non saranno solo quelle che riguardano le autonomie locali. Ho ricordato che gli unici inquilini stabili del Senato saranno gli ex Presidenti della Repubblica: oggi ne è rimasto uno solo, il senatore  a vita Giorgio Napolitano. Che cosa comporta tutto questo per la democrazia repubblicana?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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