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mercoledì 5 ottobre 2016

Costruire la città dell’uomo alle Valli


  Sto leggendo una raccolta di scritti dell’imprenditore filosofo Adriano Olivetti (1901-1960), pubblicata nel 1960 con il titolo La città dell’uomo. Proponeva una riforma dello stato intorno a Comunità  locali che fossero anche realtà spirituali. Non erano ancora stata istituite le Regioni e le Province apparivano realtà prevalentemente burocratiche. Una ventina d’anni dopo Giuseppe Lazzati (1909-1986) riprese il discorso, in particolare approfondendo il discorso sulla responsabilità dei credenti nella costruzione di una nuova politica, alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano 2° e di ciò che, in particolare, ci si aspettava dai laici di fede nel campo sociale.
  Si tratta di temi ancora attuali. In un quartiere come il nostro si vive male perché non c’è attenzione alle realtà spirituali: la gente ne sente la necessità, ma non ha più
 punti di riferimento. Si lavora in altre zone della città, ma quando si hanno momenti per uscire di casa e per girare  nel quartiere si sente che manca qualcosa. Non bastano supermercati e negozi. E a quel punto le correnti di traffico che attraversano il quartiere danno fastidio. Si vorrebbe incontrare qualcuno: è un’esigenza profondamente umana. Questo riguarda tutti, i giovani come gli anziani. Ma per creare i presupposti per l’incontro occorrerebbe una spiritualità che non c’è. Ce la si aspetterebbe dalla parrocchia, ma molto a lungo se  ne è costruita una di nicchia, suggerendo sostanzialmente alla gente di rinchiudersi nuovamente nel proprio privato, in ambiti familiari che apparivano gli unici a poter conservare quella spiritualità che occorreva per gli incontri.  In sostanza, alla gente che chiedeva di uscire di casa si  è risposto rimandandocela. Così però la parrocchia è diventata inutile, uno di quei non luoghi  di cui parlano gli architetti, strutture senza spirito come le stazioni e gli aeroporti, dove la gente passa, si incrocia, e non si incontra, luoghi che non generano una realtà sociale.
  I problemi da affrontare sembravano troppo grossi. Non si è avuta fiducia nella cultura della nostra fede, che per duemila anni si è immischiata nella costruzione delle civiltà, creando varie e, da ultimo, fondando anche l’etica della nostra nuova Europa. Costruire luoghi di incontro richiede sperimentazioni: le cose non vanno subito a posto da sole, non c’è un manuale di socialità da seguire pedissequamente. I tempi cambiano e anche le società. Cercare di riprodurre modelli arcaici, ad esempio le famiglie di una volta non è la soluzione. Quello che però aiuta è un’esigenza spirituale che è profondamente umana, un bisogno di riconoscimento della propria dignità umana che è generale e coinvolge in particolare anche i nuovi venuti da terre lontane, dall’Asia, dall’Africa, dall’America. Questa realtà spirituale è una parte notevole del fascino della nostra Europa contemporanea, è quella città dell’uomo  di cui scrissero Olivetti e Lazzati, un posto  bello  per viverci. E’ appunto questo il lavoro che dovremmo organizzare in parrocchia, per fare di nuovo un posto  utile  e quindi anche  frequentato. A volte la si è concepita un po’ come una ASL  dello spirito, bisognerebbe tornare a fare un cantiere per costruire e sperimentare una nuova civiltà.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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