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giovedì 13 ottobre 2016

Informazione e propaganda: sui temi della riforma costituzionale manca la prima

Informazione e propaganda: sui temi della riforma costituzionale manca la prima

  Esclusi gli addetti ai lavori, ad esempio i professori e gli studenti di diritto, gli avvocati e alcuni funzionari pubblici, la gran parte della gente non conosce ancora, a meno di due mesi dal referendum costituzionale, la riforma costituzionale sulla quale dovranno decidere tracciando un SI’ o un NO sulla scheda che sarà loro consegnata alle urne. Come lo so? Ho un riscontro pratico: quando cerco di spiegare la riforma, faccio prima qualche domanda sui suoi temi ed è raro ottenere una risposta corretta.
  Sui mezzi di comunicazione di massa infuria, e questo verbo dà un’idea precisa del clima, la propaganda per il referendum costituzionale. Vale a dire che si cerca di tirare i cittadini dalla propria parte: i fautori del referendum mettendo in luce i propositi della riforma, ad esempio la riduzione delle spese mediante la riduzione dei senatori e l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro - CNEL; gli avversari della riforma spiegando  i loro timori sugli effetti negativi sugli effetti della riforma. Ma chi spiega il contenuto della riforma? Ecco, questa che sarebbe  informazione, è molto carente. Non se ne occupa, in particolare, l’ente radiotelevisivo di stato. Certo, come le altri emittenti, manda in onda tribune  referendarie, vale a dire trasmissioni  dove studiosi e politici di opposti schieramenti si confrontano tra loro, con giornalisti o con il pubblico, ma non ha programmato una informazione sistematica sui temi del referendum. Pochi stanno veramente facendo informazione  sistematica. In genere si propone propaganda. In questo modo però i cittadini non sono messi in condizione di scegliere consapevolmente, perché:
        -non basta conoscere gli scopi della riforma;
       -non basta conoscere i timori degli avversari della             riforma;
occorrerebbe prima conoscere la riforma.
  Negli anni ’60, a fronte di un analfabetismo ancora molto diffuso nella popolazione soprattutto tra le fasce degli adulti, l’ente radiotelevisivo di stato programmò sistematicamente dei corsi di istruzione elementare in televisione affidandoli al maestro elementare Alberto Manzi. La rubrica si chiamava Non è mai troppo tardi. Io la ricordo perché guardavo quelle trasmissioni. Non riguardavano solo il leggere e lo scrivere e il far di conto, ma si parlava anche di un po’ di educazione civica. Conoscere, in effetti, è la base della cittadinanza consapevole. Ora, di fronte ai temi del prossimo referendum, penso che la maggior parte degli italiani chiamati al voto sia un po’ nella condizione degli analfabeti a cui si rivolgeva Non è mai troppo tardi, ma pochi si occupano veramente di un’istruzione popolare.  Ognuno dovrebbe fare da sé, ad esempio comprando uno dei libri che sono usciti sul tema. Ma quanti l’hanno fatto, quanti lo faranno? Mancano meno di due mesi al referendum. Tra un po’ potrebbe essere troppo tardi. Allora, molti probabilmente decideranno in base a quanto sentiranno nell’ultima settimana prima del referendum, quando veramente si farà solo propaganda. O addirittura, emotivamente, il giorno stesso del referendum. Gli esperti di sondaggi demoscopici avvertono che il tempo meteorologico influenza il voto. Il giorno dell’elezione piove e molta gente si sente più triste? Questo si rifletterà sui risultati elettorali.
  In questo modo, però, con un voto non realmente consapevole, coloro che andranno a votare si assumeranno la responsabilità storica di una riforma che potrebbe effettivamente cambiare l’Italia, decidendo praticamente ad occhi chiusi. Che cosa succederebbe se adottassimo lo stesso criterio guidando un’automobile? Per prendere la patente di guida si fanno degli esami, per verificare se il candidato conosce il codice della strada, il funzionamento del motore, ha requisiti psicofisici minimi e, soprattutto, sa guidare una macchina. Guidare un’automobile è un’attività molto meno importante del voto ad un referendum costituzionale: si può vivere bene anche senza guidare, ma non si vive bene con una cattiva Costituzione.
 Propongo di seguito alcuni esempi per spiegare un esempio di come dovrebbe svolgersi un confronto informato  tra sostenitori del SI’ e del NO, vale a dire  la differenza tra informazione  e propaganda.
  I fautori del referendum sostengono che riducendo il numero dei senatori da 315 a 95 e privandoli dello stipendio si spenderà di meno. E questo è credibile.
  Gli avversari della riforma replicano:
- quando si tratta di occuparsi degli affari fondamentali dello stato, vale a dire di ciò da cui dipende il benessere e la felicità di tutti, è giusto risparmiare?
- anche volendo ridurre il numero dei senatori, perché non continuare a farli eleggere direttamente dai cittadini e farli invece scegliere dai consiglieri regionali, vale a dire da una classe politica locale, e tra gli stessi consiglieri regionali e i sindaci? In questo modo è possibile che i politici, in particolare quelli selezionati per un lavoro locale, conteranno di più e i cittadini di meno.
  I fautori della riforma rispondono che  è proprio perché i senatori saranno, e in primo luogo, anche  consiglieri regionali e sindaci che si è potuto decidere di non dar loro uno stipendio, stabilendo che debbano accontentarsi di quello che prendono per le loro cariche locali.
 Gli avversari della riforma, allora, osservano, che i risparmi fatti con le nuove norme, che si stimano intorno al 10% della spesa attuale (infatti il Senato non viene abolito), non sono sufficienti per giustificare l’esclusione dei cittadini  dalla scelta dei senatori: si spenderà di meno, ma si avrà anche di meno, anzi molto di meno, troppo di meno secondo alcuni.
 I fautori della riforma, però, osservano che nella legge di riforma c’è un comma del nuovo articolo 57 della Costituzione che prevede che la scelta dei senatori tra i consiglieri regionali si faccia in conformità delle scelte dei cittadini, fatte al momento delle elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali.
 Chi è per il NO replica che è difficile immaginare come si farà a far contare le scelte dei cittadini, visto che, secondo la riforma, i senatori saranno eletti dai consiglieri regionali, e poi che, comunque, le scelte dei cittadini al momento delle elezioni regionali non potranno dare indicazioni sulla scelta dei senatori tra i sindaci, e i senatori-sindaci saranno ben 21 sui 95 eletti. Tutto è comunque rinviato a una futura legge ordinaria: sarebbe stato meglio inserire indicazioni più precise nella Costituzione. Non è prudente far dipendere gli effetti di una norma costituzionale da una legge ordinaria.
  I fautori della riforma inseriscono tra i benefici del nuovo Parlamento il fatto che le due Camere, la Camera dei deputati e il Senato, non faranno più le stesse cose.
  I sostenitori del NO replicano che non è così in quanto:
-il nuovo Senato potrà fare meno tipi di leggi della Camera dei deputati, ma le leggi che farà le potrà fare solo insieme alla Camera dei deputati e saranno la maggior parte delle leggi, comprendendo, oltre alle leggi costituzionali, quelle di attuazione della normativa europea;
- il nuovo Senato continuerà ad occuparsi anche delle leggi che saranno approvate solo dalla Camera dei deputati, potendo proporle e proporre modifiche a quella già approvate.
In definitiva le due Camere continueranno ad occuparsi delle stesse cose. In particolare non ci saranno leggi che una Camera potrà fare senza il concorso o, comunque, l’interlocuzione con l’altra Camera. E, in particolare, il Senato non potrà approvare da solo, in via definitiva, alcuna legge.
  I fautori della riforma sostengono che, con le nuove norme, non avverrà più che Camera dei deputati e Senato si blocchino a vicenda essendo dominati ciascuno da maggioranze parlamentari diverse.
  I sostenitori del NO rispondono che non è prevedibile che effettivamente quel problema sia risolto. Infatti, mentre la Camera dei deputati continuerà a rinnovarsi ogni cinque anni, il Senato non avrà più una scadenza e si rinnoverà continuamente e parzialmente ogni volta che, scadendo i Consigli regionali che avranno eletto i senatori, decadranno anche i senatori eletti dai consigli uscenti. Quindi è prevedibile che, nel caso di  tempeste politiche come quelle che portarono alle elezioni del 2013 a un notevole ricambio del ceto parlamentare, i cambiamenti si riflettano prima su una Camera e poi sull’altra, e al Senato più lentamente che alla Camera dei deputati. Quindi è ancora prevedibile che alla Camera e al Senato possano crearsi maggioranze parlamentari diverse: questo si rifletterà sull’approvazione delle leggi che ancora le due Camere dovranno deliberare collettivamente, rendendola più difficile in considerazione delle diverse maggioranze parlamentari nelle due Camere. Con l’aggravante che il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere il Senato, ma solo la Camera di deputati.
  Senza  vera  informazione non c’è una decisione consapevole, vale a dire libera. La verità rende liberi, è scritto. Ma se una persona non è messa in condizione di conoscere? Allora quello che dovrebbe essere un esercizio della sovranità popolare, quindi di libertà, la partecipazione di tutti i cittadini al governo della Repubblica, si trasforma nel suo contrario, vale a dire nel seguire in modo fideistico il capo politico di riferimento, accettando da lui una bella cambiale in bianco che non si sa se potrà mai onorare. Ma il referendum di dicembre non si farà per scegliere il capo politico a cui consegnare le sorti dell’Italia, ma per decidere come cambiare 50 articoli della Costituzione e 3 leggi costituzionale, vale a dire l’ordinamento delle istituzioni fondamentali della Repubblica. La fiducia in un capo politico conta poco o nulla: conta capire come si pensa di far funzionare quelle istituzioni fondamentali.
 Spesso mi sento chiedere, quando spiego i temi della riforma, se bisogna  votare SI’ o NO. Io rispondo che ciascuno deve rispondere in coscienza da sé, come in tutte le decisioni che implicano un responsabilità morale, e quella sulla riforma è tra quelle, innanzi tutto conoscendo  la riforma e poi vagliando  gli argomenti a favore e contro e cercando di prevedere i risultati dei cambiamenti proposti. Nessuno può scaricarsi della responsabilità civile del voto referendario facendo riferimento all’autorità di un altro. Infatti in questa materia  lasciarsi ingannare è altamente colpevole. La cittadinanza politica si esercita a mente ed occhi aperti. Il merito o la colpa degli effetti della riforma costituzionale sarà comunque tutta nostra, davanti alla storia nazionale, davanti alle generazioni future.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli




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