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sabato 26 maggio 2018

La teologia di papa Francesco - Il sogno di una Chiesa evangelica - 2 -


La teologia di papa Francesco - Il sogno di una Chiesa evangelica - 2 -

   Una collana di libri divulgativi dedicata alla La teologia di papa Francesco. è stata pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.
  Si tratta di libretti, nel senso di volumi di piccolo formato, tascabili.  Una persona se li può portare con sé durante il giorno e leggerli nei ritagli di tempo, ad esempio in metropolitana.
  Parlano della teologia di papa Francesco, ma non sono libri di teologia. Non sono rivolti agli studiosi di teologia, ma ad un pubblico colto di non specialisti. Possono essere compresi da chi ha fatto le superiori o, comunque, si sente in grado di leggere tutte le parti di un quotidiano.
 Che cos’è la teologia?
  Può essere intesa come disciplina scientifica: la riflessione con metodo rigoroso, quindi sistematico e conseguente alla premesse, sulla fede della Chiesa. Si è riconosciuti come teologi dopo aver seguito un percorso di formazione specifico ed aver dimostrato di saper ragionare con quel metodo. Un teologo deve innanzi tutto essere istruito sulle Scritture, conoscere tutto il pensiero di fede espresso sul settore specialistico a cui si è dedicato ed essere sufficientemente informato su pensiero espresso negli altri settori. Questo modo di procedere non è diverso da quello di altri campi della scienza.
 Può essere però essere  intesa anche come il complesso delle convinzioni di fede di una persona o di un determinato gruppo di fedeli. Allora esprime il modo in cui quella persona o quel gruppo dicono e vivono la loro fede religiosa. Ogni credente ha quindi una propria teologia. Quando si parla di teologia di un  Papa  è questo il senso che si utilizza.
  Nel presentare la collana, il teologo Roberto Repole ha ricordato che i Papi in maggioranza non sono stati teologi di professione, vale a dire scienziati della teologia. Tuttavia essi, come tutti i preti, hanno avuto una formazione teologica approfondita. Hanno saputo esprimere la loro fede in termini teologici, che troviamo utilizzati nei loro documenti ufficiali, ad esempio nelle encicliche, che contengono leggi per la Chiesa. I Papi si avvalgono della collaborazione di teologi di professione, come di altri scienziati di varie discipline, ma hanno una loro teologia, nel senso di concezioni e progetti di fede.
     Ci sono, nella teologia espressa da papa Francesco, elementi di novità. Alcuni li apprezzano, altri lei temono.  Conoscendo meglio la teologia di papa Francesco si può arrivare a capire che i timori sono ingiustificati. La novità, infatti,  è l’accentuazione e lo sviluppo del tema del Vangelo della misericordia, come fonte e criterio di riforma ecclesiale.  Ma vi è anche la ripresa dell’immagine della Chiesa come popolo di Dio proposta in modo innovativo dal Concilio Vaticano 2°.
  Propongo una sintesi dei volumi della collana, a partire da quello sull’ecclesiologia, vale a dire su come il Papa pensa la Chiesa, le sue prospettive, le riforme necessarie. Questo per invogliare ad approfondire mediante la lettura integrale dei testi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
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Roberto Repole, Il sogno di una Chiesa evangelica. L’ecclesiologia di papa Francesco, Libreria editrice Vaticana, 2017, €12.00
Sintesi
nota: il testo è tratto dal volume. Gli elementi di raccordo tra parentesi quadre sono inseriti da chi ha estratto la sintesi.
Sintesi di Mario Ardigò

Capitolo 2°
Il “santo popolo fedele di Dio”
parte prima

  Se ci si domanda a chi si riferisca Francesco quando parla di Chiesa, la risposta appare nitida: al santo popolo di Dio.
  La categoria più importante con cui li [Concilio] Vaticano 2°  ha parlato della Chiesa è stata quella del popolo di Dio.
  Con l’intenzione di arginare un’interpretazione sociologica e democratizzante del popolo di Dio, il Sinodo dei Vescovi del 1985 affermò che idea centrale e fondamentale dei documenti conciliari  è stata l’ecclesiologia di comunione (1). [Ciò] servì a chiarificare che quanto sta a fondamento della Chiesa è la comunione con Dio.
  Uno degli effetti di questa nuova fase di recezione e di interpretazione  del Concilio fu, però, anche quello di far cadere il sospetto sulla categoria [di popolo di Dio], con il pericoloso conseguente di mettere in primo piano una visione di Chiesa nella quale l’idea di comunione può facilmente indurre o a una eccessiva spiritualizzazione o a un eccessivo giuridicismo.

L’immagine della Chiesa che mi piace - ha affermato - è quella del santo popolo fedele di Dio. Non c’è identità piena senza appartenere a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato. Il popolo  è soggetto. E la Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioia e dolori.
[da A. Spadaro, Intervista a papa Francesco, pubblicata su Civiltà Cattolica, 19-8-2013]

  Nell’insegnamento di Francesco vengono nuovamente valorizzati, occorre menzionare, anzitutto il fatto che con la Chiesa si manifesta l’intenzione di Dio di salvare  gli uomini non individualmente  ma in quanto appartenenti al suo popolo.  In un mondo occidentale come quello contemporaneo, l’individuo si percepisce [invece] sganciato da ogni vincolo o legame e quale soggetto di diritti infiniti.
 Considerare la Chiesa quale popolo di Dio  permette, poi, di mettere maggiore evidenza la sua destinazione universale. Una delle preoccupazioni più vive di Francesco  è che la Chiesa rimanga aperta a tutti, che chiunque vi si possa sentire chiamato, che ciascuno vi si possa sentire a casa. Questa universalità [è] connessa con l’idea di una Chiesa misericordiosa, dove tutti possano trovare ospitalità. Esiste, infatti, un nesso intrinseco tra questa universalità e la misericordia - di Dio prima e della Chiesa di conseguenza - che permette di mettere in primo piano i più lontani, i poveri e i peccatori; soltanto quando siano raggiunti anche loro, si può realizzare una reale universalità; quest’ultima non si può mai costituire, al contrario, partendo dai “più vicini”.  Egli è il primo papa proveniente dall’America Latina e con lui le periferie  del sud del mondo vengono collocate al centro della Chiesa. L’America Latina è, infatti, «il subcontinente più diseguale e segnato dall’inequità - dice il teologo argentino Galli -, il che interpella la coscienza cristiana. In esso si sovrappongono la povertà e il cristianesimo: molti vivono la povertà a partire dalla propria fede e tutti dobbiamo vivere la fede per superare la povertà ingiusta. L’opzione per i poveri e la religione cattolica popolare segnano la fisionomia di una Chiesa dei poveri».
  L’aspetto inequivocabilmente più importane consegnato da un’ecclesiologia del popolo di Dio è, però quello della pari dignità e della corresponsabilità di tutti i cristiani. Il soggetto evangelizzatore non può essere solo qualcuno, ma tutti il popolo di Dio e, dunque, tutti i cristiani.
 Dice Francesco:
«Tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa da laici. Il primo sacramento è il Battesimo. Ci fa bene ricordare che la Chiesa non è un’elite dei sacerdoti, dei consacrati, dei vescovi, ma che tutti formiamo il santo popolo fedele di Dio».
 Ciò non toglie né sminuisce, naturalmente, il senso e l’importanza dei ministri ordinati, [ma] essi sono dentro la Chiesa , a servizio del suo esistere: «Un pastore non si concepisce senza un gregge, che è chiamato a servire. Il pastore è pastore di un popolo, e il popolo lo serve dal di dentro».
  Francesco dichiara di apprezzare la «santità quotidiana» di questo popolo, quella riscontrabile in ogni soggetto ecclesiale in qualunque situazione di vita. Dalla visione della Chiesa quale popolo di Dio, Francesco [desume] una concezione “popolare” della Chiesa, per la quale la voce e l’apporto di ciascuno sono realmente indispensabili e nessun gruppo - né di chierici, né di laici -  può avanzare la pretesa di essere tutto o di sostituire gli altri. Tale prospettiva si traduce nella visione di un popolo di Dio che è tale in forza di legami tra i cristiani, come qualcosa di dato e al tempo stesso di perseguito, nella forza dello Spirito Santo.  Il Papa rintraccia nella fraternità mistica  la vera medicina contro la malattia dell’individualismo:
«dal momento che il modo di relazionarci con gli altri, che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare  alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono».

note:
(1) Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi del dicembre 1985 sul tema "20° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II".

Osservazioni mie

  Un teologo si interesserà a rintracciare le vicende storiche della teologia del popolo di Dio per cercare di fondarle rigorosamente nelle origini. Una persona che voglia semplicemente rendere ragione della propria fede, una volta acquisita consapevolezza dei riferimenti alle Scritture di tale pensiero, noterà i suoi elementi pratici di novità rispetto ad un’immagine di Chiesa che è ancora piuttosto radicata nella gente, quella che la presenta essenzialmente come gente radunata intorno ai chierici e ai religiosi consacrati, Papa e vescovi innanzi a tutti, gli elementi veramente caratterizzanti. Sempre nell’esperienza pratica si renderà conto della difficoltà di costruire una Chiesa di popolo sfrondata di tutti gli elementi culturali che di solito definiscono dal punto di vista antropologico e sociologico il popolo, salvo che di quello di origine teologica individuato nella misericordia reciproca. Un’unità  di popolo di tipo spirituale, mistica, quindi,  mentre solitamente ci si riconosce in un popolo in base alla condivisione di una certa cultura storicamente data. Ma la visione universalistica del popolo di Dio, destinato a comprendere nell’unità misericordiosa tutti i popoli della Terra, porta anche a superare, relativizzandole, anche se non annullandole, tutte le culture che caratterizzano quei popoli. E ciò mentre la  religione popolare, quella ad esempio centrata su certi santuari e feste locali, è fortemente legata a specifici elementi culturali locali, spesso con una storia di commistioni tra elementi religiosi e non e tra elementi religiosi di diversa origine, anche non cristiana.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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