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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 6 maggio 2018

Domenica 6-5-18 – 6° Domenica di Pasqua - Letture e sintesi dell'omelia della Messa domenicale delle nove - avvisi di A.C.


Domenica  6-5-18 – 6° Domenica di Pasqua -   Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità –  colore liturgico: bianco – 2° settimana del salterio -   Letture e sintesi delle omelie delle  Messe domenicali delle nove  e delle undici  - avvisi   di   A.C.



Scorcio dell'abside della chiesa parrocchiale, nella prospettiva dai banchi di destra


Osservazioni ambientali: cielo nuvoloso;  Temperatura ambientale 18°C.

Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. si siede nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.


Canti della Messa delle nove: ingresso, Chiesa di Dio; Offertorio, Accogli i nostri doni; Comunione, Hai dato un cibo; finale, Cristo è risorto veramente.


 Alla Messa delle dieci ci sarà il secondo turno delle Prime Comunioni.

Buona domenica a tutti i lettori e auguri di buon proseguimento nella vita di fede ai ragazzi che oggi riceveranno la Prima Comunione!
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Pillola di Concilio
dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti - Lumen gentium,  del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)

I laici nella Chiesa

30. Il santo Concilio, dopo aver illustrati gli uffici della gerarchia, con piacere rivolge il pensiero allo stato di quei fedeli che si chiamano laici. Sebbene quanto fu detto del popolo di Dio sia ugualmente diretto ai laici, ai religiosi e al clero, ai laici tuttavia, sia uomini che donne, per la loro condizione e missione, appartengono in particolare alcune cose, i fondamenti delle quali, a motivo delle speciali circostanze del nostro tempo, devono essere più accuratamente ponderati. I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto i laici contribuiscano al bene di tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. Bisogna infatti che tutti « mediante la pratica di una carità sincera, cresciamo in ogni modo verso colui che è il capo, Cristo; da lui tutto il corpo, ben connesso e solidamente collegato, attraverso tutte le giunture di comunicazione, secondo l'attività proporzionata a ciascun membro, opera il suo accrescimento e si va edificando nella carità» (Ef 4,15-16).

Natura e missione dei laici

31. Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
   Il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici. Infatti, i membri dell'ordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed esimio che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini. Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.

Dignità dei laici nel popolo di Dio

32. La santa Chiesa è, per divina istituzione, organizzata e diretta con mirabile varietà. «A quel modo, infatti, che in uno- stesso corpo abbiamo molte membra, e le membra non hanno tutte le stessa funzione, così tutti insieme formiamo un solo corpo in Cristo, e individualmente siano membri gli uni degli altri » (Rm 12,4-5).
  Non c'è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: « un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo » (Ef 4,5); comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c'è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione sociale o al sesso, poiché « non c'è né Giudeo né Gentile, non c'è né schiavo né libero, non c'è né uomo né donna: tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28 gr.; cfr. Col 3,11).
  Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti però sono chiamati alla santità e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio (cfr. 2 Pt 1,1). Quantunque alcuni per volontà di Cristo siano costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all'azione comune a tutti i fedeli nell'edificare il corpo di Cristo. La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio comporta in sé unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra di loro da una comunità di rapporto: che i pastori della Chiesa sull'esempio di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta prestano volenterosi la loro collaborazione ai pastori e ai maestri. Così, nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo: poiché la stessa diversità di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in un tutto i figli di Dio, dato che « tutte queste cose opera... un unico e medesimo Spirito» (1 Cor 12,11).
  I laici quindi, come per benevolenza divina hanno per fratello Cristo, il quale, pur essendo Signore di tutte le cose, non è venuto per essere servito, ma per servire (cfr. Mt 20,28), così anche hanno per fratelli coloro che, posti nel sacro ministero, insegnando e santificando e reggendo per autorità di Cristo, svolgono presso la famiglia di Dio l'ufficio di pastori, in modo che sia da tutti adempito il nuovo precetto della carità. A questo proposito dice molto bene sant'Agostino: « Se mi spaventa l'essere per voi, mi rassicura l'essere con voi. Perché per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Quello è nome di ufficio, questo di grazia; quello è nome di pericolo, questo di salvezza ».

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Prima lettura
Dagli Atti degli apostoli  (At 10,25-26. 34-35. 44-48)

  Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
  Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
  Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
  Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

 

Salmo responsoriale
Dal salmo 97

Ritornello:
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia. 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele. 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! 



Seconda lettura
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 4,7-10)

  Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

  In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.

  In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.



Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15-9-17)
  In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
  Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
  
 Il brano evangelico di oggi si inserisce nei discorsi dell’Ultima Cena, quando Gesù dà lo statuto della Chiesa e dà direttive di vita ai battezzati, ai cristiani. Fanno riferimento agli eventi successivi della Passione, Morte e Resurrezione del Signore. La Chiesa li capirà a Pentecoste.
 Gesù dà il comandamento dell’amore, che è molto citato, ma è anche il più tradito: non per cattiva volontà, ma perché non lo si comprende a pieno.
  I cristiani non sono quelli che amano, ma quelli che riconoscono l’amore di Dio per loro.
  E’ stato Dio ad amarci per primo. Gesù ha dato la sua vita per noi, per amore.
  Se si intende l’amore come un comandamento nel senso di imposizione, riesce difficile amare, sia Dio che gli altri.
 Se però, commuovendosi fino alle lacrime, si comprende il grande amore di Dio per noi, viene naturale ricambiare.
 Un percorso di vita in cui si cerchi di completare da sé ciò che manca, lascia perplessi.
 L’amore di Dio si riversa su di noi come dono e poi, attraverso di noi, va verso gli altri. E’ Dio che ci dona ciò che serve, il suo amore.
 Chiediamo, dunque, nella preghiera di comprendere che Dio ci vuole bene, ci ama, e le dimensioni del suo amore per noi.
 Come riuscirci? Facendo memoria, come accade durante la Messa, nella quale ricordiamo il sacrificio di Gesù per noi, per amore.
 Ogni preghiera serve a questo: a rendersi conto dell’amore di Dio per noi. Altrimenti sarà sterile, non darà frutto. Il frutto è far passare l’amore di Dio, attraverso di noi, verso gli altri. Non si riceve l’amore di Dio per tenerlo per sé: facendo in questo modo si sarebbe ostacolo all’amore di Dio. Si riceve, per diffondere: questo è lo scopo della vita cristiana.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha compreso le parole del celebrante


Sintesi dell’omelia della Messa delle undici

 Siamo nel pieno del Tempo pasquale e nelle letture si menziona sempre più lo Spirito, che  è al centro della Pentecoste. Così è nella Prima lettura di questa Messa.
  Può esserci sfuggita la portata rivoluzionaria dell’insegnamento che si trae da essa.
  Ci viene presentato Pietro, un ebreo, che entra nella casa di Cornelio, un romano, un pagano. Gli ebrei evitavano di farlo, se non erano costretti. Ma c’è di più: in quell'occasione lo Spirito santo discende anche sui pagani. Pietro allora, vedendo questo, fa questa affermazione sconvolgente: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Il mondo antico, l’ebraismo di quei tempi, si fondavano invece sulla classificazione delle persone, sulla base della distinzione tra un noi  e gli altri, e sulla preferenza data al  noi.  Ma accade anche ai nostri tempi.
  Dio non fa preferenze, non fa distinzioni, perché ci ama, tutti. E ci ama perché Dio è amore. Questo è l'insegnamento del brano evangelico. Sulla base di questa rivelazione, Paolo, un altro ebreo, arrivò a insegnare che in Dio non c’è più né donna né uomo, né schiavo né libero, né pagano né religioso (*).  Dio ama tutti, senza che lo abbiano in qualche modo  meritato. Inoltre ama per primo e comanda di amarci. Ci chiama amici, non più servi.
 Anche i nostri genitori ci hanno voluti e amati prima che noi fossimo capaci di amare: è l'ordine naturale, ma è voluto da Dio che è amore. 
 Il servo cerca di compiacere il padrone, per conquistare la sua benevolenza. A noi non serve fare così, per avere l’amore di Dio. Dio ama per primo, senza che si debba guadagnarsi il suo amore.
 Il mondo in cui viviamo è pieno di conflitti. Anche se in Italia sono vissute generazioni le quali, per la prima volta nella storia umana, stanno divenendo anziane senza aver conosciuto mai la guerra, le controversie attraversano la nostra vita sociale, anche, ad esempio, a  livello di condominio.
 Capendo a fondo la realtà di Dio che ci ama, tutti, senza preferenze e distinzioni, per primo e indipendentemente dai nostri meriti, dobbiamo sentirci spinti a superare, in quell’amore, ogni conflitto tra noi. Dobbiamo accettare questa provocazione rivoluzionaria e cercare di vivere di conseguenza. Infatti, amandoci per primo, e senza alcun nostro merito, Dio non annulla la nostra personalità e la nostra libertà, chiede sempre il nostro sì.
 
(*) Gal 3,28: Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. [trad.CEI] 


Sintesi di Mario Ardigò, per come ha compreso le parole del celebrante


Avvisi di A.C.
-  la prossima riunione infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC si terrà martedì 8-5-17, alle ore 17, in sala rossa.

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