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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 23 maggio 2018

Cose da sapere per iniziare a praticare la democrazia - 3 -


Cose da sapere per iniziare a praticare la democrazia - 3 -


8 dicembre 1965 - Papa Paolo 6° consegna il Messaggio del Concilio alle persone di cultura e agli scienziati  al filosofo francese Jacques Maritain


1.  Di fronte alla brutalità semplificatrice che si osserva in alcune manifestazioni della politica italiana di oggi, la fatica di accostarsi agli ultimi due millenni di storia europea, per capire il nostro mondo,  può sembrare inutile. Eppure è proprio da essa che cominciò, negli anni ’30, la formazione, nel Movimento Laureati Cattolici, all’epoca componente dell’Azione Cattolica, di una nuova classe politica democratica, e questo negli anni del trionfo del regime fascista storico, che di una brutalità analoga a quella di oggi aveva fatto una propria connotazione. Ciò si fece, ad esempio, accostando il libro del filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973), Umanesimo Integrale, del 1936, che fu tradotto in quegli anni da Giovanni Battista Montini, dal 1963 papa con il nome di Paolo 6°. Un libro di non facile lettura, impegnativo. Progettando una rigenerazione della politica europea, minacciata all’epoca dagli opposti totalitarismi fascista e comunista, e diffidente verso le manifestazioni religiose nell’altra parte, Maritain pose al centro della sua riflessione l’umanesimo, inteso in senso largo come orientamento diretto a riconoscere la dignità dell’essere umano. Scriveva nell’introduzione:
[…] l’umanesimo  occidentale ha sorgenti religiose e ‘trascendenti’ senza le quali è incomprensibile a se stesso - chiamo ‘trascendenti’ tutte le forme di pensiero, comunque possano essere diverse sotto altri aspetti, le quali pongono al principio del mondo uno spirito superiore all’uomo; nell’uomo uno spirito il cui destino va al di là dei tempi; e una pietà  naturale e sovrannaturale al centro della vita morale”.
[pag.60 dell’edizione in traduzione italiana edita da Borla, 2009, tuttora in commercio].
   Maritain, l’8 dicembre 1965, ricevette dal papa Montini il messaggio del Concilio Vaticano 2° alle persone di cultura e agli scienziati.

  Un saluto tutto speciale a voi, ricercatori della verità, a voi, uomini di pensiero e di scienza, esploratori dell’uomo, dell’universo e della storia, a voi tutti, pellegrini in marcia verso la luce, e anche a quelli che si sono fermati nel cammino, affaticati e delusi da una vana ricerca.
  Perché un saluto speciale per voi? Perché qui tutti noi, Vescovi, Padri del Concilio, siamo in ascolto della verità. Che cosa è stato il nostro sforzo durante questi quattro anni, se non una ricerca più attenta e un approfondimento del messaggio di verità affidato alla Chiesa, se non uno sforzo di docilità più perfetta allo Spirito di verità?
Noi dunque non potevamo non incontrarci con voi. Il vostro cammino è il nostro. I vostri sentieri non sono mai estranei ai nostri. Noi siamo gli amici della vostra vocazione di ricercatori, gli alleati delle vostre fatiche, gli ammiratori delle vostre conquiste e, se occorre, i consolatori dei vostri scoraggiamenti e dei vostri insuccessi.
  Anche per voi abbiamo dunque un messaggio, ed è questo: continuate a cercare, senza stancarvi, senza mai disperare della verità! Ricordate le parole di uno dei vostri grandi amici, sant’Agostino: “Cerchiamo con il desiderio di trovare, e troviamo con il desiderio di cercare ancora”. Felici coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici coloro che, non avendola trovata, camminano verso essa con cuore sincero: che essi cerchino la luce del domani con la luce d’oggi, fino alla pienezza della luce!
  Ma non dimenticatelo: se il pensare è una grande cosa, pensare è innanzitutto un dovere; guai a chi chiude volontariamente gli occhi alla luce! Pensare è anche una responsabilità: guai a coloro che oscurano lo spirito con i mille artifici che lo deprimono, l’inorgogliscono, l’ingannano, lo deformano! Qual è il principio di base per uomini di scienza, se non sforzarsi di pensare giustamente?
  Per questo, senza turbare i vostri passi, senza accecare i vostri sguardi, noi vogliamo offrirvi la luce della nostra lampada misteriosa: la fede. Colui che ce l’ha affidata è il Maestro sovrano del pensiero, colui di cui noi siamo gli umili discepoli, il solo che abbia detto e potuto dire: “Io sono la luce del mondo, io sono la via, la verità e la vita”.
  Questa parola vi riguarda. Forse mai, grazie a Dio, è apparsa così bene come oggi la possibilità d’un accordo profondo fra la vera scienza e la vera fede, l’una e l’altra a servizio dell’unica verità. Non impedite questo prezioso incontro! Abbiate fiducia nella fede, questa grande amica dell’intelligenza! Rischiaratevi alla sua luce per afferrare la verità, tutta la verità! Questo è l’augurio, l’incoraggiamento, la speranza che vi esprimono, prima di separarsi, i Padri del mondo intero, riuniti in Concilio a Roma.

  La politica brutale che oggi infesta quella buona come la zizzania il buon grano nella parabola evangelica è ancora ingenuamente fascinata dalla cultura. Ingenuamente  perché non l’apprezza veramente e non l’apprezza perché non la capisce, e soprattutto non ne capisce il valore e l’utilità. Se ne vorrebbe servire al più come di un marchio d’impresa, per dare lustro ad una confezione che rimane quella che è, creata con l’apporto determinante di incolti brutali. Era fatta sostanzialmente di questo l’ideologia del fascismo storico, che pure riuscì a coinvolgere anche persone di vero valore intellettuale, come il filosofo Giovanni Gentile. Quest’ultimo aderì fondamentalmente perché disperava che la guida delle masse incolte potesse farsi altro che con il metodo politico brutale del fascismo. Pensava inoltre alla religione come ad una forma di filosofia di basso livello destinata agli incolti. Montini e Maritain la pensavano all’opposto. Così come tutti gli autentici democratici.
  Per imparare la democrazia e farne tirocinio occorre dunque iniziare dall’umanesimo, dai valori: dal capire quale modello di essere umano c’è dietro ogni politica. E’ ciò che insegnò Maritain in Umanesimo integrale.
  Quanto disprezzo per gli esseri umani c’è dietro le politiche brutali che sembrano oggi affascinare gli italiani, compresi i cattolici! Un  umanesimo inumano  lo definì Montini nel 1967 in uno dei più emozionanti documenti della dottrina sociale, l’enciclica  Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio:

42. È un umanesimo plenario che occorre promuovere. Che vuol dire ciò, se non lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini? Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma "senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano" (1). Non v’è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto, nel riconoscimento d’una vocazione, che offre l’idea vera della vita umana. Lungi dall’essere la norma ultima dei valori, l’uomo non realizza se stesso che trascendendosi. Secondo l’espressione così giusta di Pascal: "L’uomo supera infinitamente l’uomo".
(1) citazione dal libro del filosofo francese Henri-Marie de Lubac, Il dramma dell’umanesimo ateo, del 1945.

2. Sembra  naturale  sgomitare tra gli altri e discriminare i deboli che chiedono aiuto giungendo da noi dagli inferni del mondo che noi, per il nostro benessere, abbiamo contribuito a creare e depredare. Non è così che è organizzata la natura, dove il grosso prevale sul piccolo e se lo mangia? Che male c’è?,  si dice in giro. Tutti fanno così, si aggiunge. Se non facciamo così, gli altri ci si mangiano, ci si giustifica. Facciamolo noi, prima che altri lo facciano a noi. Questo ragionamento, terra terra, che sembra alla portata di tutti, che pare rispondere meglio di ogni altro all’animo nostro, nasconde appunto l’umanesimo inumano,  ateo, empio. Ci si può cadere dentro quando si rifiuta la fatica del pensiero e l’insegnamento dei veri maestri, quelli con curricoli che resistono ad ogni verifica, come sono stati storicamente i papi, pur con tutte le loro miserie umane che condividono con ciascuno di noi. Essi si sforzarono di  superarle, questo significa  trascendere, fissando gli occhi su ciò che non passa, verso il Cielo. Alla scuola dei papi un cattolico dovrebbe essere in grado di riconoscere le idee malvagie,  frutto di un umanesimo inumano, ateo, ribelle al Cielo, quando con esse lo si tenta al male.
   E noi?
   Noi abbiamo molto sbagliato di questi tempi. Abbiamo disertato, abbiamo seguito cattivi maestri. Non abbiamo fatto ciò che da noi ci si attendeva. Abbiamo ignorato gli insegnamenti del Papa, dei vescovi e dei nostri preti.
   Questo il senso delle parole pronunciate ieri dal cardinal Gualtiero Bassetti ai vescovi riuniti nell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana:

Dove sono le nostre intelligenze, dove sono le nostre passioni?  Perché il dibattito tra noi è così stentato? Di che cosa abbiamo timore? Gli spazi che la dottrina e il magistero papale ci hanno aperti sono enormi – come ribadiva ieri sera il Santo Padre – ma sono spazi vuoti se non li abitiamo. E spazi dottrinali vuoti o pieni di pia retorica non sono sufficienti a contenere le tragedie di questa umanità in mezzo alla quale la misericordia del Signore ci ha posto.
Cari amici, la fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena. Sono molti, sono pochi? Ancora una volta, non è questione di numero, ma di luce, lievito e sale: ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più.
  Abbiamo mancato molto proprio noi cattolici, che, per le lunghe vicende della storia nazionale, abbiamo una responsabilità altissima verso il Paese, come aveva ricordato lo stesso cardinal Bassetti l’anno scorso:

I cattolici hanno una responsabilità altissima verso il Paese. Dobbiamo, perciò, essere capaci di unire l’Italia e non certo di dividerla. Occorre difendere e valorizzare il sistema-Paese con carità e responsabilità. Perché il futuro del Paese significa anche rammendare il tessuto sociale dell’Italia con prudenza, pazienza e generosità.
[prolusione ai lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana del 25-9-17]

 Che fare ora? Ciò che ogni volta si deve, quando si cade. Pentimento e conversione. Allontanarsi dal male e dai malvagi. Rinunciare a tutte le loro opere, alle loro seduzioni, al loro disumano umanesimo,  come preghiamo nella liturgia battesimale.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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