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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

venerdì 4 maggio 2018

Cose da sapere per iniziare a praticare la democrazia - 1 -


Cose da sapere per iniziare a praticare la democrazia - 1 -

1.  La democrazia è un sistema di relazioni e di azioni. Prima di diventare regola deve essere costume personale e comunitario, e in questo fa parte della cultura di una società e serve anche a definire un popolo. E’ necessariamente integrata con altri elementi culturali, tra i quali sono molto importanti quelli economici. Vi rientra anche un certo assetto politico di giustizia sociale, che serve a fare spazio a tutti, perché possano poi partecipare ai processi democratici.
  In una società già democratica come la nostra, pur minacciata da insidie anti-democratiche, è più facile che altrove imparare l’agire democratico. La democrazia, ad esempio, viene insegnata nelle scuole e le occasioni di partecipazione democratica, e in primo luogo di dibattito democratico, non mancano. La politica è permeata di istituzioni di derivazione democratica, nelle quali chi comanda è stato in qualche modo scelto  in base ad elezioni.
  Vi è anche la possibilità di fare tirocinio democratico fin da molto giovani negli organi di partecipazione nella scuola.  E’ possibile farlo anche in organismi di tipo associativo come l’Azione Cattolica.
  Tuttavia l’azione democratica non dovrebbe  limitarsi a questo  e dovrebbe essere ancora più precoce. Non dovrebbe limitarsi al momento delle votazioni, per scegliere rappresentanti o per decidere su qualche tema.
  L’inizio del tirocinio democratico nei gruppi più piccoli è la rinuncia consapevole e condivisa  ad escludere o discriminare, l’immedesimarsi nella condizione altrui e il coalizzarsi  in difesa del debole e del sofferente. Significa costruire una particolare sensibilità etica per cui si decide collettivamente di rispettare la dignità altrui. Scrivendolo appare facile, ma agire in quel modo lo è molto meno. Questo in particolare nelle società di ragazzi, nelle quali gli elementi naturali si fanno maggiormente sentire rispetto a quelli culturali.
  La democrazia non esiste in natura, è un conquista culturale, così come, ad esempio, lo stato.  Per questo la si deve imparare: nessuno nasce democratico.
2. La novità dell’esperienza democratica contemporanea sta nel proposito di realizzare   la pace universale, quindi la tendenza ad estendere  i valori democratici oltre i confini nazionali e, più in generale, oltre ogni confine.
  In passato, l’obiettivo principale delle democrazie fu essenzialmente la pace  interna. Esse furono storicamente piuttosto bellicose verso l’esterno.  Possiamo prendere come esempio di tale modello le originarie democrazie inglese e statunitense. E’ da quest’ultima che, a partire da fine Settecento, sorsero in un processo durato circa un secolo e mezzo, le democrazie contemporanee, in particolare quelle dell’Europa occidentale profondamente trasformate dopo la Seconda Guerra Mondiale.  Esempi di democrazie di impronta universalistica, tese a realizzare la pace oltre i loro confini, sono quelle attuali degli stati dell’Unione Europea (alcune di queste stanno tuttavia manifestando moti reazionari, di ritorno al passato). La recente crisi tra Gran Bretagna e Unione Europa, che ha portato alla decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione, va essenzialmente ricondotta a questa diversità di impostazione, che è tuttora sensibile, più che a contingenti questioni di interesse nazionale. Va ricordato che anche la Gran Bretagna ha organizzato intorno alla propria cultura e alla propria società una unione sovranazionale con caratteristiche simili a quelle dell’Unione Europa, il Commonwealth,  che riguarda circa due miliardi di persone. Ma esso, originato dalla disgregazione dell’impero coloniale britannico, ha connotazioni culturali più specificamente inglesi, che ne costituiscono il vero fattore unificante, mentre l’Unione Europea  è un crogiuolo di tante culture diverse, senza che nessuna di esse sia né predominante, né caratterizzante. Il fattore unificante dell’Unione Europea è stato, fin dall’origine del processo di unificazione, una cultura democratica finalizzata ad una  pace in senso universalistico, vale a dire a realizzare un ordine internazionale pacifico. Questo proposito, tenuto conto della rilevanza religiosa della pace, riscoperta tra i cattolici in particolare dagli scorsi anni Cinquanta, potrebbe essere integrato nella formazione alla fede, fin da molto piccoli, specialmente tenendo conto che essa, oggi molto più che nel passato, si fa collettivamente, in società particolari che vengono definite comunità, per evidenziare un certo impegno altruistico che le caratterizza come la convinzione di avere beni, interessi e finalità importanti  in comune  con gli altri, che quindi si vuole coinvolgere necessariamente nelle relative decisioni.
3. Naturalmente le comunità possono essere anche governate in modo autoritario, vale a dire con scarsa o nulla partecipazione dei suoi membri alle scelte che si fanno. In questo caso chi comanda non è scelto dal basso e chi è in basso si limita a conformarsi alla volontà dall’alto. Questo finisce per incidere sulla dignità dei membri della comunità ai quali compete solo obbedire. La loro dignità, nonostante che la propaganda cerchi talvolta di convincere del contrario con argomenti speciosi, è di fatto inferiore a quella di chi comanda, senza dover far conto sul consenso dei governati e senza dover rendere loro conto dei risultati delle proprie decisioni.
  Passando ad esempi concreti, possiamo osservare che le collettività aziendali, di gente impegnata in una certa industria perché assoldata e sotto la direzione altrui sono in genere di questo tipo. L’azienda, organizzata per svolgere un’impresa economica, non è in genere strutturata democraticamente, o lo è solo parzialmente, per disciplinare decisioni collettive nel caso che il proprietario non sia una singola persona, ma una società.
 Un altro esempio di istituzione non organizzata democraticamente è, più vicino a noi, la parrocchia. Le regole vigenti prevedono infatti che ogni decisione spetti al parroco, nominato dal vescovo diocesano. Gli organi di partecipazione istituiti dopo il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio parrocchiale per gli affari economici, hanno solo funzioni consultive, e non di rado sono ridotti allo stato larvale, per scarso entusiasmo di colori che dovrebbero animarli, in particolare senza rendere in qualche modo periodicamente conoscibili ai fedeli i propri processi decisionali, le decisioni assunte, e le verifiche sui risultati conseguiti in rapporto alle finalità che ci si era prefisse. Un buon inizio di un processo democratico in una parrocchia potrebbe essere quello di rivitalizzare quegli organismi, in particolare assicurando il periodico ricambio dei membri elettivi, che dovrebbero essere più direttamente espressione della comunità parrocchiale.
  Cambiare l’organizzazione parrocchiale richiede una  decisione dall’alto, ma un tirocinio democratico può essere programmato anche alla base, sfruttando gli spazi che già ora l’ordinamento religioso offre, ma anche nei vari gruppi nei quali si è formati alla fede o la si vive.
4. In un gruppo di ragazzi del catechismo si cercherà allora di stimolare i partecipanti a prendere collettivamente le difese dei più deboli e di quelli presi di mira da altri, contrastando coraggiosamente la discriminazione anche a rischio di esporsi personalmente. Si cercherà inoltre di ottenere decisioni condivise nei campi nei quali ai partecipanti è riconosciuta una qualche discrezionalità. Dove non si riesce subito, si cercherà di attivare una discussione, un dialogo sui temi controversi.   E’ superficiale ritenere che i ragazzi non ne siano capaci perché ancora immaturi. Ricordando episodi della propria fanciullezza ci si può convincere del contrario.
  In genere, parlando di democrazia a chi la vuole imparare, si inizia dall’esporre delle  regole,  ad esempio di quello contenute nella Costituzione italiana vigente. Bisognerebbe invece  partire dalla pratica della democrazia, esattamente come accadde quando quelle regole vennero  costruite, a partire da esigenze sorte dall’esperienza viva. E’ la pratica  democratica che più efficacemente può convincere della possibilità e dell’utilità della democrazia, in particolare per mantenere e diffondere la pace.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

 

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