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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 20 maggio 2018

Che rimane dell’esperienza politica di Aldo Moro?


Che rimane dell’esperienza politica di Aldo Moro?

  Trascrivo di seguito, con alcune integrazioni, una riflessione che ho condiviso con amici riguardo a ciò che rimane, oggi, dell’esperienza politica di Aldo Moro, ciò che è ancora attuale in un contesto politico italiano e internazionale tanto diverso dal suo.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli

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  Aldo Moro (1916-1978) (1) fu uno dei principali esponenti del cattolicesimo democratico. Si tratta di un movimento culturale e politico che iniziò quando la Chiesa cattolica entrò in conflitto con il nuovo stato unitario nazionalista,che le  aveva sottratto il suo piccolo regno nel Centro d'Italia, nella seconda metà dell'Ottocento (ma ve ne erano state manifestazioni precoci nel nord Italia già a fine Settecento (2)). Il Papato cercò allora di fare forza sulle masse cattoliche per riaverlo. Creò un'agitazione politica potente, tanto da incorrere nei rigori delle leggi anti-sovversione dell'epoca. Contro lo stato liberale cercò di usare l'idea di giustizia sociale che stavano mettendo in circolazione i socialisti, che però erano anticlericali e, in genere, antireligiosi, sospettando la religione di essere un imbroglio in danno dei proletari. Fin dall'inizio vi fu uno stretto rapporto dialettico (ma anche personale) tra i cattolico sociali e i socialisti, e il socialismo fu al centro di quello che si considera il primo documento della dottrina sociale moderna del Papato romano, l'enciclica Le novità - Rerum novarum  del 1891. Leggere per credere. 
 Entrambi, i cattolico sociali  e i socialisti italiani, impararono la democrazia nei primi cinquant'anni del Novecento, provenendo da posizioni in genere antidemocratiche, sicuramente antidemocratiche quelle dei cattolici. Con un'enciclica del 1901, la  Graves de communi re - Le gravi [controversie] sugli affari sociali, il papa Vincenzo Gioacchino Pecci, Leone XIII in religione, quello della Rerum Novarum,  addirittura  condannò l'idea di un cattolicesimo politico democratico, di una democrazia cristiana,  proposta dal prete Romolo Murri (1870-1944) ed altri. Questa posizione fu ribaltata da Eugenio Pacelli, Pio XII in religione, dal 1941, con una serie importantissima di pronunce, in occasione di radiomessaggi natalizi, che dettero il via libera ai democratici cristiani, ancora durante il regime fascista italiano imperante e la guerra mondiale. Le risorse umane per questo lavoro erano state formate tra i laici cattolici  negli anni '30 nell'ambiente degli universitari cattolici della  FUCI - Federazione Universitaria Cattolica Italiana e poi dei Laureati Cattolici, quindi in Azione Cattolica,  con il contributo determinante di Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI.  Se guardate attentamente le foto di Oscar Luigi Scalfaro da Presidente della Repubblica gli vedrete al bavero il distintivo dell'Azione Cattolica. L'Azione Cattolica era stata strutturata nel 1906 al modo di un partito politico di massa, per un'azione  anzitutto politica,  per indurre la trasformazione della società secondo i criteri della dottrina sociale del Papato, con capillare organizzazione e efficaci strumenti culturali. Aveva coinvolto potentemente le donne. E' appunto negli anni ’30 del Novecento che si situa l'inizio dell'impegno politico di Aldo Moro, come di molti altri giovani universitari di Azione Cattolica.
  Il socialismo rimase sempre l'orizzonte dialettico dei cattolico democratici, anche nelle sue versioni comuniste. Il problema era di portare tutti, cattolici, socialisti, comunisti, Papato,  all'accettazione di una democrazia non di tipo liberale, ma popolare, con forte impegno nell'attuazione dei diritti sociali, a partire da quelli fondamentali.  De Gasperi (1881-1954. Presidente del Consiglio dei ministri tra il 1945 e il 1953) definì il suo come un partito di centro che guardava  verso sinistra. Moro andò molto più in là. Pensava a una terza fase (3)  di alternanza tra due grandi forze popolari, DC - Democrazia Cristiana e PCI- Partito Comunista Italiano, che concordassero sull'idea di mantenere una democrazia popolare. Distinte, ma unite dall'essenziale, avrebbero travolto le resistenze dei ceti dominanti che controllavano il grande capitale e quindi l’economia di mercato di tipo capitalistico e che avevano condizionato pesantemente i primi trent'anni dell'azione dei cattolico-democratici giunti al potere, al governo. L'una essenziale all'altra, per non ricadere l'una nel liberalismo, l'altra nel comunismo di tipo sovietico, di impianto leninista, che era degenerato nello stalinismo. La dissoluzione, inaspettata, improvvisa, finora non pienamente spiegata, del comunismo italiano, tanto diverso da quello staliniano,  comportò quella, irreversibile,  della versione cattolico-democratica costituita dalla DC. Due forze, quella cattolico democratica e quella socialista, nate sostanzialmente insieme, nella seconda metà dell'Ottocento, vissute dialetticamente insieme nell'apprendere e praticare la democrazia che all'inizio sospettavano di  essere un altro imbroglio dei capitalisti liberali  a danni dei proletari (si noti che nell'enciclica Rerum Novarum  proprio di proletari si parla),  e, sembra, morte insieme, sul finire del Novecento. Morte? Chissà... La loro crisi comportò quella della democrazia popolare italiana, che sempre più inclinò verso una democrazia puramente liberale. E si giunge ad oggi, al nostro presente. 
  Che cosa di Aldo Moro può rimanere? Il contesto politico è profondamente mutato. Gli italiani sono molto cambiati. Nessuno si azzarda più a parlare di socialismo. Le masse cattoliche non sono più state formate politicamente, durante il lunghissimo regno dei sovrani religiosi Wojtyla-Ratzinger, il primo estremamente ostile al socialismo e al cattolicesimo sociale, il secondo diffidente della democrazia di massa. Bergoglio - Francesco, il sovrano religioso regnante, parla di cattolicesimo sociale, ma non trova più masse che lo sappiano intendere, almeno in Italia. Nessuno che riconosca in quelle parole quello che i cattolici italiani, ad un certo punto, furono.  Quelle dello scorso marzo sono state le prime elezioni, dal 1913, dall'epoca delle  prime elezioni politiche a suffragio universale maschile, quelle in occasione delle quali fu attenuato il divieto ai cattolici di parteciparvi, che non hanno visto in campo alcuna forza politica che si richiamasse in qualche modo  alla dottrina sociale della Chiesa, che oggi come non mai inclina verso posizioni socialiste, per la rabbia di ogni tipo di reazionario e di liberale: il cattolicesimo democratico italiano  appare annientato. 
  Può rimanere, di Moro,  l'idea che occorra sforzarsi sempre  di capire realisticamente la complessità sociale, e non solo capire, ma anche di impegnarvi il cuore, anelando l'agàpe, il supremo ideale religioso, il bel convito in cui nessuno sia escluso e ce ne sia per tutti. Questo vale anche oggi, perché vale in ogni tempo. 

Note:
(1) professore universitario di diritto e politico proveniente dall’Azione Cattolica, membro dell'Assemblea Costituente, più volte ministro e presidente del consiglio dei ministri, assassinato dalle brigate rosse, una banda armata che si diceva comunista, il 9-5-76, dopo essere stato rapito il 16-3-76. Le brigate rosse intesero con questo crimine contrastare la politica di avvicinamento tra i democristiani e i comunisti, sotto la segreteria politica di Enrico Berlinguer, detta di  solidarietà nazionale  dai democristiani e di  compromesso storico  dai comunisti;
(2) Ne tratta Vittorio Emanuele Giuntella nel libro La religione amica della democrazia - I cattolici democratici del Triennio rivoluzionario - 1796-1799;
(3) la prima fase  era quella dell’unità politica di governo tra i partiti che avevano animato la guerra di Resistenza contro il regime fascista,  durata dal  1943 al 1948. Terminò pochi mesi dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione Repubblicana. La seconda fase  era quella della democrazia bloccata  in cui alle forze politiche di governo coalizzate intorno alla Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza relativa nel Parlamento, si contrapponeva un forte Partito Comunista Italiano che le altre forze non riteneva legittimato al governo in quanto formazione anti-sistema, rivoluzionaria, legata all’Unione Sovietica. Durò dal 1948 al 1991, quando il Partito Comunista Italiano abbandonò la denominazione di comunista, e l'ideologia marxista-leninista, adottando quella di Partito Democratico della Sinistra.

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