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mercoledì 28 giugno 2017

Interpretare il mondo contemporaneo

Interpretare il mondo contemporaneo

  Il mondo in cui viviamo può essere letto e capito, come un libro. I buoni lettori hanno quindi più risorse per viverci dentro perché a questo sono abituati. Ma a leggere si impara, non è  un’abilità innata. Chi insegna a leggere il mondo, oggi? Questo è appunto il nostro problema principale.
  Le religioni sono state storicamente chiavi di lettura dei mondi socialI. Insegnavano alla gente a leggerli e quindi a viverci meglio. Con la modernità, diciamo negli ultimi cinquecento anni, lo hanno fatto sempre peggio. Questa è stata una vera tragedia perché, in questo modo, i mondi sociali sono cominciati a divenire incomprensibili a molti. Le esperienze religiose hanno iniziato a distaccarsi dalla realtà e a rifugiarsi nell'immaginazione. Da esperienze sociali hanno preso a trasformarsi in esperienze psicologiche, interiori. E’ l’idea della religione come medicina dell’anima. Ogni religione, e in particolare quelle maggiori, quelle storiche, molto antiche, ha avuto un suo modo per trasformarsi così. Nella nostra è stata la sua antica organizzazione feudale a spingere verso quel modello: la politica diventava democratica e minacciava la stabilità del potere religioso, così si è assecondata l’interiorizzazione per bloccare quell’evoluzione sociale. Si è puntato sullo star bene piuttosto che sul vivere bene. Una volta che il risultato che ci si attende è prevalentemente interiore si può dar libero sfogo al sogno. Si costruiscono mondi immaginifici al modo in cui lo si fa nei videogiochi. Ci si pensa onnipotenti come le potenze celesti. Il confronto con la realtà non c’è più. Quello della religione diventa un mondo separato in cui si entra sognando. Si possono fare belle esperienze, dicono, ma è quello che succede anche assumendo stupefacenti. La religione così intesa è veramente una droga sociale, assimilabile ad esempio all’LSD, lo stupefacente dei sogni formidabili, che si diffuse tra gli occidentali a partire dagli anni Sessanta. Questa è una religione psichedelica,  vale a dire che induce stati di coscienza alterati e che introduce in un mondo fantastico, in cui si sta bene. Ma questo, come sempre accade con le droghe, non è veramente  vivere. Si vive solo nel mondo vero, reale. Altrimenti si sogna.
  Il mondo così come veramente è non teme la religione psichedelica. Teme invece la nostra religione se si presenta come interpretazione realistica della società, se insegna a leggere il mondo. E’ appunto quello che sta accadendo tra noi, ora. Un’enciclica come la Laudato si’, del 2015, ne è un esempio molto chiaro. Questo tipo di religione non spinge verso mondi psichedelici, ma verso la realtà sociale così com’è, per cambiarla e vivere meglio.
  Un tempo i nostri capi religiosi vollero farsi imperatori e prìncipi al modo di quelli civili. Ora, invece, è all’organizzazione delle Nazioni Unite che si ispirano. Nella nostra organizzazione religiosa c’è tutto il mondo: è per questo che può capirlo realisticamente. Vedete che il nostro padre Francesco ci è venuto dall’altro capo della Terra? Basta entrare in una delle tante università religiose di Roma per incontrarsi con gente di tutto il mondo. Anche i docenti vengono da ogni parte dell’umanità.
  Di fronte ai grandi fenomeni sociali che hanno modificato il nostro vivere sociale molti si trovano impauriti e non capiscono. Perché non posso chiudere le porte della mia nazione come chiudo con le mandate le porte di casa mia, la sera? E, magari, se provassero a immaginare da dove sono venuti i loro avi, scoprirebbero che sono venuti da molto, molto lontano. L’umanità ha sempre girato molto: tutti sono stati spinti dalle circostanze a uscire da casa propria. Noi tutti che abitiamo oggi l’Europa siamo originari dell’Africa, ci dicono gli antropologi confortati dai genetisti. Il sanscrito, l’antica lingua dell’India, ha radici comuni con l’italiano: come è accaduto?
  Si pensa, ad esempio, che più gente arriva da noi, meno lavoro c’è, perché i nuovi arrivati rubano  il lavoro a quelli che c’erano prima. Ma non è così che funziona. Ce lo confermano le scienze sociali. Più gente lavora, più lavoro c’è. E i sistemi sociali più potenti della Terra sono oggi anche i più popolosi. La carenza di lavoro non dipende dalla gente che arriva, ma dallo sfruttamento ingiusto del lavoro. E’ cosa che non potrebbe essere realizzata senza la nostra collaborazione, di noi consumatori. Il lavoro non c’è perché noi consumiamo male. E la stessa cosa che accade con il voto. Com’è, è scritto in un libro che sto leggendo, che la grande maggioranza della popolazione vota secondo gli intessi dell’1% più ricco che detiene quote molto rilevanti della ricchezza sociale, tra il 30 e quasi il 50% di quella totale, a seconda delle nazioni? Consumare meglio aiuterebbe a vivere meglio, perché ci sarebbe più lavoro, ed essendovi più lavoro, più gente lavorerebbe e allora ci sarebbe ancora più lavoro. Queste argomentazioni le potete leggere nell’enciclica Laudato si’.
  Così, venire in parrocchia non significa rifugiarsi  in un mondo di sogno, come quando si entra in un posto come Disneyland. Significa non accontentarsi dei mondi psichedelici  in cui l’economia che sfrutta e ruba lavoro e anche le fedi di tipo psichedelico  vorrebbero rinchiuderci per dominarci meglio. Significa capire che non basta stare meglio, ma che occorre vivere meglio, e che per farlo bisogna imparare a leggere il mondo così com’è, per cambiare quello che non va. Capire>criticare>cambiare: questo è il percorso della liberazione sociale. Alla critica sociale non siamo più tanto abituati in religione. I nostri capi l’hanno temuta, ora però ci spingono verso quell’impegno. Che è una via di laicità perché comporta di desacralizzare  ogni oggetto sociale di conoscenza: non c’è alcun mondo sociale che può invocare l’esenzione alla critica. Perché, come si dice, la società deve sempre essere riformata, che significa cambiata per migliorarla. Questo vale anche per la stessa parrocchia. A volte si concepiscono le organizzazioni sociali come stampelle per le psicologie individuali e allora le si sacralizza, cercando di sottrarle ad ogni critica. Ma la società funziona solo se viene costantemente riformata, altrimenti delude. Non riesce a mantenere le sue promesse e allora, per resistere al cambiamento, spinge verso mondi psichedelici. Le religioni del miracolo  e delle esperienze psichiche aumentate sono un po’ questo. D’altra parte è così facile lasciarsi andare! Ma dove è scritto   che si debba fare così? Non è per esperienze psichedeliche che siamo stati mandati  fino ai più lontani confini.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

  

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