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venerdì 23 giugno 2017

Idee per il Consiglio pastorale parrocchiale

Idee per il Consiglio pastorale parrocchiale

   Il Consiglio pastorale parrocchiale non dovrebbe avere più membri di quanti ne possano entrare nella nostra sala rossa: in questo caso la logistica  ci condiziona. Ho contato sei del clero (preti e diacono), sette di gruppi vari, sei dai servizi (ad esempio primo catechismo, catechismo per la Cresima ecc.), e fanno diciannove. Poi ci potremmo mettere due in rappresentanza dei giovani della fascia d’età 16-18, sette eletti dall’assemblea e cinque nominati discrezionalmente dal parroco, e fanno trentatré in totale. Una riunione plenaria (=con la presenza di tutti) con una discussione in cui  a ognuno fosse consentito di parlare per cinque minuti durerebbe così circa tre ore.  Ma, in realtà, ci si dovrebbe arrivare avendo già discusso prima in gruppi ristretti, in commissioni.   Sono previste dallo statuto, approvato nel 1994 dal Cardinal Vicario, nel quale in merito si scrive di organizzarle tenendo conto delle   “tre funzioni fondamentali della pastorale ordinaria –evangelizzazione e catechesi, liturgia, carità–, ed i quattro ambiti privilegiati individuati dal Sinodo diocesano: famiglia, giovani, impegno sociale, cultura”.
   In genere si ha poca pratica di lavoro assembleare e così si ha la sensazione di concludere poco. Questo favorisce l’emergere di capetti  i quali poi tendono ad allargarsi. Una volta che però si interiorizza il metodo, le cose procedono speditamente e utilmente. E’ molto importante il lavoro di chi presiede, che nel caso del Consiglio è il parroco. Deve essere autorevole, ma non eccessivamente invadente. Altrimenti o si lascia prendere la mano e non si conclude nulla o si blocca l’iniziativa dell’assemblea e viene scoraggiata la partecipazione.
  Dovrebbe praticarsi il metodo sinodale. Che cos’è? A volte viene presentato come se consistesse semplicemente nell’ossequio feudale al clero, come se si dovesse sempre pensarla come i preti. Immagino che nel Consiglio diocesano, con tutti quei vescovi in mezzo, sia fatale che accada. Ma non è così che lo si deve intendere. Il Consiglio è un gruppo di consulenti: se si pensa di non averne bisogno, di sapere già prima  come vanno le cose e che ci sia da fare, si parte male. Ascoltiamo questa consulenza  e poi ragioniamoci su!
 Il metodo sinodale  è il contrario di ciò che succede nelle assemblee condominiali. Se il Consiglio fosse un organo di auto-amministrazione, probabilmente degenererebbe su quella china. Ma non lo è. In un gruppo che opera con metodo  sinodale  la gente non pensa che l’essenziale sia che la propria fazione prevalga, ma che si riesca a rimanere insieme con soddisfazione. La parola sinodo  viene dal greco antico, e in particolare da altre due parole che richiamano l’idea del camminare insieme. Nel metodo sinodale il conflitto viene più limitato che nel metodo puramente e semplicemente democratico. Si riconosce che c’è molto che lega e che questo deve fare da collante per contrastare le forze che dividono. Può sembrare che in religione venga facile, ma non è così. Fin dalle origini ci si è azzuffati sulle questioni di fede e anche nei Concili fondamentali del primo millennio, quelli che hanno impostato il nostro Credo. Del resto se uno pensa di avere un filo diretto con il Cielo, e gli altri anàtema! (come  si esplodeva spesso nei primi secoli tra prìncipi e cosiddetti saggi religiosi, sant'uomini  veramente piuttosto bellicosi e irascibili), abominio!, è fatale azzuffarsi. Il metodo sinodale comporta una certa autolimitazione in questo azzuffarsi e di tenere conto che anche quelli che non la pensano come noi devono sempre essere tenuti con noi.  il metodo sinodale  è un'esigenza del principio di inclusione, che è il contrario del voler escludere  i dissenzienti. 
  E’ fondamentale, in un Consiglio parrocchiale, tenere ben presente lo scopo del lavoro. Non è che si stia rifacendo il Concilio Vaticano! E’ utile parlare in termini semplici, abbandonando l’ecclesialese, la confusa minestra di teologia male assimilata che spesso viene vomitata sugli altri. In questo bisognerebbe imparare dallo stile dell’esortazione La gioia del Vangelo, che dovrebbe essere uno dei principali riferimenti del Consiglio.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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