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mercoledì 14 settembre 2016

La società atomizzata, il referendum, la democrazia

La società atomizzata, il referendum, la democrazia

Augusto Pinochet Ugarte (in primo piano)


  Che cosa è in ballo nel prossimo referendum costituzionale?
  E’ credibile che possa aprire la strada ad una dittatura?
  Se ne è discusso ieri in radio e televisione. L’argomento è affrontato anche sui giornali di oggi. Infatti ieri un politico di primo piano, in un breve messaggio telematico, ha paragonato l’esperienza politica dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri a quella del dittatore militare Augusto Pinochet, il quale nel 1973 in Cile capeggiò un colpo di stato militare destituendo il governo socialista del presidente  Salvator Allende, e rimanendo poi al potere, come capo di stato, fino al 1990, attuando un governo autoritario e antidemocratico. Alla gente fu vietata la politica e l’azione degli oppositori al regime venne repressa con misure di polizia non rispettose della dignità e incolumità delle persone e senza possibilità di reale difesa in sede  giudiziaria. Si legge in  http://www.treccani.it/scuola/tesine/dittature_extraeuropee_degli_anni_70/2.html in un articolo sintetico sul colpo di stato di Pinochet dedicato agli studenti delle scuole la cui lettura consiglio a tutti: “Dal 1973 al 1990 in Cile sparirono oltre trentamila persone, uccise e torturate barbaramente”.
 Vanno sottolineate alcune importanti differenze del caso italiano rispetto alla svolta cilena degli anni ’70.
  L’attuale presidente del Consiglio è il capo di un partito politico, non un capo militare. Egli governa con la fiducia di una maggioranza parlamentare. Il suo è un partito che ingloba parte della sinistra politica nazionale e non ha propositi reazionari, di restaurazione contro una politica socialista. Il suo è e rimarrà un potere costituzionale, in un contesto costituzionale democratico. Quindi, anche in caso di conferma della revisione costituzionale sottoposta al referendum, rimarranno gli altri partiti e sarà possibile cambiare linea con elezioni politiche. Per quanto infatti la revisione costituzionale rafforzi molto la posizione del Governo nei confronti degli altri poteri dello stato, essa non dà tutto il potere al capo del Governo, né al Presidente della Repubblica. Continueranno a svolgersi elezioni politiche e amministrative, a seguito delle quali il Parlamento sarà rinnovato. Per il nuovo Senato si adotterà un metodo diverso di elezione dei suoi membri, che verranno scelti dai consiglieri regionali e non più, direttamente, dal corpo elettorale, vale a dire da tutti i cittadini elettori. Ma comunque i consiglieri regionali saranno scelti dagli elettori. I diritti fondamentali delle persone continueranno ad essere rispettati, perché la riforma riguarda solo parte dell’organizzazione degli organi fondamentali dello stato.
 Va infine notato che l’esperienza politica di Pinochet ebbe fine proprio a seguito di un referendum costituzionale celebrato nel 1988.
  Ciò posto è vero che il prossimo referendum è in grado di modificare molte cose nella nostra vita, molte di più di quelle che sono scritte nel testo della riforma costituzionale.
  Innanzi tutto, in un testo di legge come la nostra Costituzione le varie parti che lo compongono influenzano l’insieme, non sono indipendenti le une dalle altre. Modificando l’assetto del Parlamento e delle Regioni in modo da aumentare la sfera di influenza del Governo si produrranno conseguenze, ancora difficili da immaginare in tutta la loro estensione, sui  diritti politici dei cittadini, vale a dire su quella che viene definita sovranità popolare e che è la partecipazione dei cittadini al governo d della nazione. Sarà diverso il modo in cui i cittadini potranno concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, secondo l’espressione che troviamo nell'art. 49 della Costituzione. Questo però non solo per l’effetto delle modifiche costituzionali sottoposte a referendum ma di esse e  della nuova legge elettorale per l’elezione della Camera dei deputati. E’ l’associazione delle nuove norme costituzionali e di quelle, ordinarie, elettorali che rafforzerà molto l’azione del Governo nei confronti degli altri organi costituzionali dello Stato: Parlamento, Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale. Infatti la nuova legge elettorale, che riguarda l’elezione della Camera dei deputati, la quale in molte materie, in particolare ad esempio in materia di economia e lavoro, avrà l’ultima parola, consegna una solida maggioranza parlamentare al partito che, o avendo raggiunto il 40% dei voti alle elezioni o anche non avendo raggiunto tale soglia di voti ma avendo vinto il ballottaggio tra i due partiti che hanno raggiunto più voti, abbia vinto  le elezioni. Quindi un solo partito, anche non raggiungendo la maggioranza assoluta (oltre il 50% dei voti) alle elezioni, e addirittura rimanendo molto lontano da essa (nel caso si proceda al ballottaggio) potrebbe esprimere un governo, accordandogli la fiducia, e cambiare profondamente la vita sociale, con meno possibilità per la gente di opporvisi efficacemente e rapidamente. In alcune materie, in particolare nelle riforme costituzionali, è previsto però che si legiferi con il concorso delle due Camere, quindi anche del Senato. Tuttavia bisogna considerare che anche l’elezione dei consiglieri regionali e dei sindaci, tra i quali saranno scelti i nuovi senatori, si svolge con procedure che prevedono premi di maggioranza: quindi è possibile che un medesimo partito di maggioranza solo relativa, non assoluta, e anche piuttosto esigua,  in termini di voti elettorali, ma di maggioranza assoluta in termini di membri nelle assemblee regionali e nei consigli comunali, come anche alla Camera dei Deputati, arrivi a controllare l'intero  il Parlamento. A quel punto sarebbe nelle sue mani l’intera Costituzione, anche nei suoi principi fondamentali. Se poi si trattasse di un partito controllato da una o da una cerchia di poche persone, come è accaduto e  accade nella politica italiana contemporanea, fortemente personalizzata intorno a leader  di partito (si parla di  partiti personali), è possibile che tutta la vita dello stato e i suoi principi fondamentali finiscano per essere determinati da oligarchie (i cerchi magici) piuttosto ristrette, senza reale possibilità per la gente di influire sul corso politico. E’ vero che  si saprà subito chi ha vinto, ma potrebbe non essere tanto bello scoprirlo. Dipenderà dai progetti politici di chi ha vinto e qui, oggi, sorgono dei problemi. Perché sembra difficile alle parti politiche che attualmente si contendono il potere precisare i dettagli delle loro proposte politiche. Si parla sempre di riforme, ma, al dunque, come saranno queste riforme  non si sa. Sembra quasi che si proponga agli elettori di accettare una cambiale in cui  lo spazio relativo all'importo è lasciato in bianco, per cui non  si sa bene che cosa attendersi dal futuro.
  Una persona decisa, determinata, con una certa fascinazione popolare, come ne sono nate in Italia in passato, potrebbe utilizzare gli effetti dell’associazione tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale per la Camera dei deputati per rafforzare un proprio potere personale e cambiarci la vita profondamente? Senz'altro sì. Potrebbe essere in meglio o in peggio, naturalmente. Ma se fosse in peggio sarebbe più difficile contrastarlo. Questo perché controllando una maggioranza parlamentare significativa il Governo espresso da un solo partito, il partito del suo leader, avrebbe anche mano libera nel cercare controllare l’informazione pubblica, attraverso la quale i cittadini si formano opinioni politiche. E avrebbe buone possibilità di successo. Le elezioni, a quel punto, ci sarebbero ancora, periodicamente, ma sarebbe più difficile per la gente capire che cosa sta succedendo e reagire. Ed è stato notato che, già ora, in televisione le ragioni dei contrari alla riforma costituzionale sottoposta a referendum hanno poco spazio e che le informazioni sull'attività del Governo hanno la preponderanza. Verificate: in base all'informazione che avete avuto dalle televisioni, siete riusciti a farvi un’idea di che cosa precisamente  tratti la riforma costituzionale sottoposta a referendum?
  E’ stato osservato (Bauman) che viviamo in una società atomizzata, in cui ognuno sta per sé e tutti sono contro tutti. I legami tra di noi si fanno più labili. Le conseguenze si sono fatte sentire, ad esempio, sulla stabilità delle famiglie. Ma  è cosa che si può constatare facilmente in tutte le realtà sociali, ad esempio in una parrocchia come la nostra. Ci si stanca facilmente degli impegni di lunga durata. E quando se ne assume uno, subito sembra troppo oneroso e si pensa come liberarsene.
  I più giovani vivono una parte importante della loro vita interagendo telematicamente sul WEB. Lì uno può illudersi di essere onnipotente, di poter cancellare la realtà, ed anche le persone, pigiando sull’icona “elimina”. Si può rapidamente uscire da un gruppo ed entrare in un altro. La realtà virtuale è un gioco che possiamo costruire, interamente nelle nostre mani. Ma la realtà sociale, quella dalla quale dipendono le nostre vite, la casa, il lavoro, il pane, non è così.  Certe scelte che si fanno non possono poi essere cambiate tanto facilmente. Quindi, affrontare il referendum costituzionale con lo stesso spirito con cui si interagisce sul WEB è pericoloso.
  Se, riflettendoci, si capisce che sarà difficoltoso cambiare gli effetti di una nostra decisione, si cerca di ragionarci su bene. E’ quello che si dovrebbe fare, ad esempio, sposandosi, decidendo di fare o di non fare un figlio, di aderire ad una fede religiosa o di lasciarla,  o scegliendo un corso di studi superiori o un lavoro. Il tasto elimina  in queste cose non c’è.
  E’ lo stesso per una riforma costituzionale: cambierà la società che ci consente di vivere. Potremo poi sognarne un’altra giocando sul WEB, ma quest’ultima rimarrà sempre un sogno.  
 Mentre gli effetti di un’elezione politica di solito si esauriscono entro le successive elezioni, quelli di una riforma costituzionale sono di lunga durata. Anche senza dover fare un colpo di stato alla Pinochet e senza brutalizzarci ammazzandoci, un pugno gente decisa, a cui noi abbiamo aperto la strada, potrebbe cambiarci molto la vita. E bloccarla, cambiando nuovamente la Costituzione, potrebbe divenire molto, molto difficile, se non impossibile, se lo si dovesse fare mediante maggioranze parlamentari controllate proprio da quelli che si vorrebbe contrastare e con un’informazione pubblica da loro controllata.
 Concludo osservando che, se è vero che  la svolta politica (l’avvio delle  riforme) che si prefiggono i fautori della revisione costituzionale si produrrà dall'associazione degli effetti della riforma costituzionale e di quelli della riforma elettorale attuata con legge ordinaria, il quesito proposto agli elettori non è completo, riguardando solo la riforma costituzionale.  Infatti se la legge elettorale per la Camera dei deputati fosse diversa ci si potrebbe determinare diversamente anche sulla riforma costituzionale. E ancora: indipendentemente da come andrà il referendum, gli effetti della riforma costituzionale potrebbero essere cambiati cambiando la legge elettorale per la Camera dei deputati. Non sarebbe stato meglio inserire anche nella riforma costituzionale qualcosa sul sistema elettorale della Camera dei deputati, tenendo conto, in particolare, che una precedente legge elettorale, quella del 2005, è stata dichiarata parzialmente incostituzionale  nel 2014? In modo da dare  modo ai cittadini di esprimere un giudizio completo su tutta la materia di questa che è proposta come la  riforma delle riforme, la riforma  che dovrebbe aprire la strada a tutte le altre  riforme, che però, allo stato, non si sa quali saranno, sia perché  i capi dei partiti non ce lo precisano sia perché dipenderanno da chi riuscirà a conquistare la maggioranza parlamentare e quindi il governo della nazione.
  Di questi tempi ci cominciamo a rendere conto che la società atomizzata, quella fatta da individui che si ritengono onnipotenti e che pensano che la realtà intorno a loro possa essere cancellata con una specie di tasto “elimina”, non produce una buona politica. Da che cosa e, soprattutto, da chi dipende la politica in democrazia? Dipende da tutti noi, non come singoli però, ma nei legami che riusciamo a creare e a mantenere con gli altri. E’ infatti una realtà sociale, vera non  virtuali, che richiede di stringere e rafforzare legami effettivi e stabili tra le persone e i gruppi. Bisogna conoscere altra gente, imparare a dialogare con gli altri, ad esaminare le questioni realisticamente e razionalmente. La nostra vita non si svolge in un video-gioco. E’ cosa a cui siamo stati chiamati anche in religione: è questo il senso, in realtà piuttosto misconosciuto in genere, degli argomenti proposti nell'enciclica Laudato si’. Ecco che l’Azione Cattolica ha quindi progettato un percorso formativo specifico fin dai suoi piccolissimi. Ne ho scritto nei precedenti interventi. Dovremmo forse sentirne la necessità anche in una realtà sociale come la parrocchia. Tra le cose in ballo, nelle possibili riforme, ci sono anche i diritti religiosi. Ma, nonostante il grande impegno dei sacerdoti, sembra tanto difficile raccogliere gente che abbia ancora voglia di impegnarsi in attività come questa. E questo nonostante il ruolo importantissimo che il movimento politico espresso da nostre persone di fede ed ispirato alla dottrina sociale ha avuto nella storia repubblicana dal secondo dopoguerra.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli




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