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sabato 17 settembre 2016

Democrazia: un sistema di potere collettivo con limiti stringenti a ciascuna autorità pubblica sulla base di valori condivisi

Democrazia: un sistema di potere collettivo con limiti stringenti a ciascuna autorità pubblica o privata sulla base di valori condivisi

Mikhail Gorbaciov durante una parata sulla Piazza Rossa, a Mosca

   Se consideriamo la storia recente dell’umanità, possiamo constatare facilmente che qualsiasi sistema di potere che abbia voluto correggere la società introducendo limiti basati sull’idea di giustizia sociale, quindi di valori e diritti fondamentali delle persone incomprimibili dai sovrani e dall’economia, ha dovuto far ricorso a livelli vari di violenza politica, per costringere la gente ad adattarsi ai nuovi comandi. Anche la dottrina sociale della nostra fede non ha fatto eccezione. I livelli più intensi di violenza politica a fini di giustizia sociale furono senz’altro espressi dal comunismo sovietico. Ma anche la legislazione sociale democratica è stata presidiata sia dal potere giudiziario che da quello amministrativo, anche con misure coercitive. La legge, anche in un regime democratico sociale,  è tale se ci sono autorità che riescono a farla rispettare.
  Se noi guardiamo all’esperienza politica sovietica, ci rendiamo conto che la rivoluzione che essa espresse fu violenta all’origine, e  quindi fu attuata anche mediante la soppressione e incarceramento di avversari ideologici, comprese persone che appartenevano ad diversi filoni del socialismo rivoluzionario, ma che la violenza politica, con assassinii su larga scala intesi addirittura come decimazioni  di etnie che si ritenevano resistere al potere centrale organizzato dal partito comunista sovietico, si intensificò nel corso del dominio assoluto espresso da Giuseppe Stalin, nativo della Georgia,  dal 1924 al 1953. Questi assassini politici sono apprezzabili addirittura nelle indagini demografiche perché portarono a un decremento della popolazione inspiegabile con altre cause (ad esempio epidemie, guerre ecc.). Fin dall’inizio della rivoluzione sovietica fu organizzato un sistema di deportazione e di lavoro forzato dei condannati politici in appositi campi, chiamati Gulag. Esso rimase in vigore fino al 1987, venendo soppresso durante il dominio politico di Mikhail Gorbaciov, dal 1985 al 1991, durante il quale il sistema politico sovietico si dissolse a seguito di processi democratici inaspettati in Occidente. Durante il dominio politico degli ucraini Nikita Krusciov, dal 1955 al 1964, e Leonida Breznev, molto più lungo,  dal 1964 al 1982, lo sterminio sistematico di coloro che venivano individuati come nemici politici cessò, ma non cessò la persecuzione politica, amministrativa e giudiziaria, punendo i dissidenti anche con l’esilio in Occidente e la revoca della cittadinanza.
  Della violenza politica sovietica fecero le spese molti gruppi sociali, considerati nemici politici, e anche esponenti di alto livello dello stesso partito comunista. In particolare furono colpite le Chiese cristiane e i loro fedeli. La manifestazione della fede cristiana spesso portava all’emarginazione sociale e politica. Nell’Unione sovietica e in altre nazioni dell’Europa orientale cadute nel suo dominio la religione non era proibita, ma veniva promossa una propaganda di ateismo: le religioni e il clero venivano considerati infatti come strumenti di oppressione della classe operaia e di quella contadina.  
  Con tutto ciò l’Unione Sovietica e le nazioni dell’Europa orientale cadute nel suo dominio ebbero Costituzioni molto avanzate, con affermazione di diritti sociali che nel resto d’Europa cominciarono ad essere proclamati, in genere, dopo la Seconda guerra mondiale (se si eccettua la costituzione della repubblica tedesca detta di Weimar, corrente tra il 1919 e il 1933).
Ecco, ad esempio il catalogo dei diritti fondamentali contenuto  nella Costituzione sovietica del 1936, fatta approvare da Stalin, quando l’Italia era ancora sotto il dominio del fascismo mussoliniano:

118. I cittadini dell’URSS hanno diritto al lavoro, cioè diritto di ricevere un lavoro garantito e retribuito secondo la quantità e la qualità [delle loro prestazioni].
Il diritto al lavoro è assicurato dall’organizzazione socialista dell’economia nazionale,
dall’aumento incessante delle forze produttive della società sovietica, dall’eliminazione della possibilità di crisi economiche e dalla liquidazione della disoccupazione.
119. I cittadini dell’URSS hanno diritto al riposo.
Il diritto al riposo è assicurato dalla riduzione della giornata lavorativa fino a 7 ore per l’immensa maggioranza degli operai, dall’istituzione di congedi annuali per gli operai e gli impiegati con mantenimento del salario, e dalla predisposizione di un’ampia rete di sanatori, case di riposo e club, posta al servizio dei lavoratori.
120. I cittadini dell’URSS hanno diritto all’assistenza materiale durante la vecchiaia, nonché in caso di malattia e di perdita della capacità lavorativa.
Questo diritto è assicurato dall’ampio sviluppo dell’assicurazione sociale degli operai e degli impiegati a carico dello Stato, dall’assistenza medica gratuita ai lavoratori, e dall’ampia rete di stazioni di cura messa a disposizione dei lavoratori.
121. I cittadini dell’URSS hanno diritto alla istruzione. Questo diritto è assicurato dall’istruzione elementare, generale ed obbligatoria, dal carattere gratuito  dell’istruzione, compresa l’istruzione superiore, da un sistema di borse di studio statali per l’immensa maggioranza degli studenti delle scuole superiori, dall’insegnamento scolastico nella lingua materna e dall’organizzazione dell’insegnamento professionale, tecnico e agronomico gratuito per i lavoratori nelle officine, nei  sovchoz, nelle stazioni di macchine e trattori e nei kolchoz.
122. Alla donna sono accordati nell’URSS diritti uguali a quelli dell’uomo in tutti i campi della vita economica, statale, culturale e socio-politica.
La possibilità di esercitare questi diritti è assicurata dall’attribuzione alla donna dello stesso diritto dell’uomo al lavoro, alla retribuzione del lavoro, al riposo, all’assicurazione sociale e all’istruzione; dalla tutela, da parte dello Stato, degli interessi della madre e del bambino; dalla concessione di congedi di gravidanza alla donna, con mantenimento del salario, e da un’ampia rete di case di maternità, di nidi e di giardini d’infanzia.
123. L’uguaglianza giuridica dei cittadini dell’URSS indipendentemente dalla loro nazionalità e razza, in tutti i campi della vita economica, statale, culturale e socio-politica, è legge irrevocabile.
Qualsiasi limitazione diretta o indiretta dei diritti e, al contrario, qualsiasi attribuzione di privilegi diretti o indiretti ai cittadini in dipendenza della razza o della nazionalità alla quale appartengano, così come qualsiasi propaganda di settarismo razziale o nazionale, ovvero di odio e disprezzo, è punita dalla legge.
124. Allo scopo di assicurare ai cittadini la libertà di coscienza, la Chiesa nell’URSS è separata dallo Stato e la scuola dalla Chiesa. La libertà di praticare culti religiosi e la libertà di propaganda antireligiosa sono riconosciute a tutti i cittadini.
125. In conformità con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di consolidare il regime socialista, ai cittadini dell’URSS è garantita dalla legge:
a) la libertà di parola;
b) la libertà di stampa;
c) la libertà di riunione e di comizi;
d) la libertà di cortei e manifestazioni di strada.
Questi diritti dei cittadini sono assicurati mettendo a disposizione dei lavoratori e delle loro organizzazioni le tipografie, le scorte di carta, gli edifici sociali, le strade, i mezzi di comunicazione e le altre condizioni materiali necessarie per il loro esercizio.
126. In conformità con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di sviluppare l’autonomia organizzativa e l’attività politica delle masse popolari, è assicurato ai cittadini dell’URSS il diritto di unirsi in organizzazioni sociali: sindacati, consorzi cooperativi, organizzazioni della gioventù, organizzazioni sportive e di difesa, associazioni culturali, tecniche e scientifiche, mentre i cittadini più attivi e più coscienti provenienti dalle file della classe operaia e da altri strati di lavoratori si riuniscono nel Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS, che è il reparto d’avanguardia dei lavoratori nella loro lotta per il consolidamento e lo sviluppo del regime socialista, e che rappresenta il nucleo direttivo di tutte le organizzazioni dei lavoratori, sia sociali che statali.
127. Ai cittadini dell’URSS è assicurata l’inviolabilità della persona. Nessuno può essere sottoposto ad arresto se non in base a sentenza (postanovlenie) di un tribunale o con la conferma del procuratore.
128. L’inviolabilità del domicilio dei cittadini e il segreto della corrispondenza epistolare sono tutelati dalla legge.
129. L’URSS accorda il diritto di asilo ai cittadini stranieri perseguitati per avere difeso gli interessi dei lavoratori, o per la loro attività scientifica, o per avere partecipato a lotte di liberazione nazionale.
130. Ogni cittadino dell’URSS è tenuto ad osservare la Costituzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ad eseguire le leggi, ad osservare la disciplina del lavoro, a comportarsi con onestà nei confronti del dovere sociale e a  rispettare le regole della convivenza socialista.
131. Ogni cittadino dell’URSS è tenuto a salvaguardare e a consolidare la proprietà sociale socialista, come base sacra e inviolabile del regime sovietico, fonte della ricchezza e della potenza della patria, fonte di vita agiata e civile per tutti i lavoratori.
Coloro che attentano alla proprietà sociale, socialista, sono nemici del popolo.

  E’ chiaro che, tuttavia, la gran parte dei diritti di incolumità sociale e libertà rimasero solo proclamazioni formali nei sistemi sovietici e in quelli che ad essi si ispiravano, perché nei fatti veniva repressi e negati. Nell’Europa occidentale cominciarono ad essere proclamati e attuati nel secondo dopoguerra, dopo la caduta dei regimi nazifascisti. Un esempio di ciò è  stata storicamente la Repubblica italiana.
  In particolare, nei sistemi sovietici e di ispirazione sovietica, non era ammessa l’iniziativa economica privata, se non su minima scala. I regimi comunisti si proponevano di selezionare i bisogni degni di essere soddisfatti e di soddisfarli con una propria organizzazione produttiva. In realtà non si riuscì mai a conseguire questo scopo e la vita nelle nazioni governate da regimi comunisti appariva significativamente più misera di quella delle popolazioni degli stati Occidentali. Anche l’arte e la scienza ne risentirono. Il penetrante controllo politico ne limitò l’efficacia e l’originalità.
  L’attuazione dei diritti sociali fondamentali nell’Europa Occidentale si sviluppò con procedure democratiche dal secondo dopoguerra, dalla metà degli anni ‘40. Questo consentì di ottenere risultati importanti con il minor grado di coercizione possibile. Infatti in democrazia si fa conto sull'adesione volontaria alle decisioni collettive, a prescindere da sanzioni. La nuova Europa dei nostri tempi, che affratella anche nazioni che si liberarono dai regimi comunisti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, segue ancora questo metodo. La democrazia comporta che non possano esistere poteri pubblici o privati illimitati: ogni potere deve averne un altro che lo limiti e lo controlli. Il problema dei nostri tempi è l’eclissi dei diritti sociali sotto l’aggressione dei sistemi di potere privati globalizzati, in grado di condizionare interi stati. Gli stati e le istituzioni sovranazionali, come l’Unione Europea, non si trovano a dover combattere poteri che loro esplicitamente  si oppongano, ma si trovano a dover soggiacere ad un sistema economico e sociale al quali essi stessi partecipano, trovandone risorse per i programmi pubblici. I problemi economici appaiono quindi come provocati da una sorta di fenomeni naturali, come i terremoti, contro i quali c’è poco da fare, in particolare per indirizzare a fini sociali, come la nostra Costituzione ancora prevede, l’iniziativa economica privata, che è libera, ma anch’essa, in quanto potere privato, ha dei limiti, in particolare nella sicurezza, libertà e dignità umana e nei programmi e controlli pubblici perché possa essere indirizzata e coordinata  a fini sociali  (così è scritto nell’art.41 della Costituzione). Possiamo dire che questi obiettivi siano raggiunti, oggi, in Italia?
  Mantenere una via democratica all’affermazione dei diritti fondamentali sociali nelle società avanzate Occidentali contemporanee è il grande problema dei nostri tempi.
 La dottrina sociale è piena di proclamazione di grandi diritti sociali, come gli articoli della costituzione sovietica che ho sopra trascritto, ma renderli vivi tra la gente richiede che ci si addestri nel metodo democratico, perché è esso che fa funzionare i poteri pubblici nell’Europa di oggi: non c’è da attendersi da nessun uomo forte che produca il risultato a cui si mira. I governi, anzi, appaiono deboli di fronte alle temperie economiche globali che minacciano i diritti fondamentali della gente. Ecco dunque che devono essere incalzati dalla gente, appunto con metodo democratico.
 E’ quanto siamo invitati a fare nella Laudato si’:
178. Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri.
179. [… ] Poiché il diritto, a volte, si dimostra insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica sotto la pressione della popolazione. La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non controllano il potere politico - nazionale, regionale e municipale - neppure è possibile un contrasto dei danni  ambientali.
181. […] Occorre dare maggior spazio a una sana politica, capace di riformare le istituzioni e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose.
 Ecco perché la formazione e soprattuto il tirocinio alla democrazia dovrebbe rientrare in quella alla vita di fede, in particolare per il laico.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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