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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

sabato 21 ottobre 2017

Sovranità e democrazia

Sovranità e democrazia

  Ci sono correnti politiche nel mondo occidentale che vogliono liberare completamente istituzioni locali dai limiti che derivano da  istituzioni maggiori, che siano internazionali o gli stati. Quelli che hanno questo obiettivo vengono chiamati  sovranisti. Il caso è diverso da quando ci si limita a chiedere più autonomia, più poteri alle istituzioni locali. In questo caso, infatti, rimangono dei limiti, mentre nell’idea di sovranità c’è l’immagine di un potere senza limiti, in questo senso assoluto. In questo si prende a modello quello degli antichi sovrani assoluti, che furono  rovesciati o fortemente limitati nel corso di processi rivoluzionari o di riforma attuati dalla fine del Settecento a tutto l’Ottocento.
  Un processo sovranista  è attualmente in corso in Catalogna rispetto al Regno di Spagna. Si tratta di un moto a carattere rivoluzionario, perché cerca di affermare cambiamenti delle istituzioni di vertice della Catalogna senza l’osservanza delle leggi spagnole: all’esito la Catalogna diverrebbe una repubblica indipendente, che, paradossalmente, immediatamente cercherebbe di integrarsi nell’Unione Europea, assumendo in questo obblighi molto impegnativi e quindi limitando molto la propria sovranità. Infatti la sua economia è profondamente integrata con quella europea e, se non si riuscisse ad inserirla in una cornice istituzionale e legislativa europea, la nuova repubblica andrebbe incontro ad una grave crisi che presto passerebbe dall’economia alla società e da questa alla politica. E’ proprio questo il pericolo che l’Italia ha corso tra il 2009 e il 2013 durante la gravissima crisi recessiva che ci si è abbattuta contro, partendo dagli Stati Uniti d’America.
  Bisogna essere chiari: in democrazia la sovranità non esiste. I regimi democratici sono stati costituiti, infatti, proprio per abbatterla. La sovranità è un potere senza limiti e in democrazia non esistono poteri così. Tanto è vero che la nostra Costituzione, all’art.1, 2° comma, dice: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Che significa? Significa che nessuna istituzione della Repubblica è sovrana, vale a dire senza limiti, perché tutte sono limitate dal potere del popolo. Il popolo non è un’istituzione, non è una persona o un insieme preciso di persone. Non comprende solo i cittadini con diritto di voto, non solo le persone vive oggi in Italia. Quando in Costituzione si è voluto riferirsi ai cittadini si è scritto“cittadini”. In Costituzione, poi,  non è scritto  “appartiene al popolo italiano”, ma solo "al popolo". Che cosa distingue  gli italiani? Etnia, lingua, religione? All’art.3, 1° comma, della Costituzione è scritto che queste cose non servono a distinguere  politicamente i cittadini. Si parla di Italia  e di  popolo  ma non tanto in senso  geografico, quanto piuttosto culturale e storico. Di questo popolo che fa l’Italia, più che è  in Italia,  possiamo dire che è gente che lavora, si tratta di lavoratori. E questo è giù un importante limite a come si è popolo: si tratta di virtù, vorremmo essere gente che non accampa privilegi sociali, che non vive di rendita o a spalle degli altri, che si dà da fare,  che lavora e quindi rispetta il lavoro, proprio e altrui. Scrivere che  la sovranità appartiene ad un popolo di lavoratori, non significa fare del popolo un sovrano assoluto, senza limiti, come alcuni sostengono, ma decidere che non esiste più alcun potere senza limiti, e quindi abolire la sovranità. E, infatti, ecco poi l’inciso “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".  Ma allora perché in  Costituzione si è scritto ancora sovranità? E’ per lo stesso motivo per cui all’art.3, comma 1, si  è scritto senza distinzione [...] di razza. La scienza moderna insegna che le razze umane non esistono, non esistono geneticamente.  Dal punto della struttura  biologica siamo uguali, con piccolissime varianti derivate dall’adattamento alla natura intorno. Ma negli anni ’30 i fascismi europei volevano discriminare gli esseri umani sulla base delle loro caratteristiche fisiche da adattamento, per cui ad esempio ci sono vari colori della pelle e forme del naso,  e di esse si servivano per definire delle  razze sulla base delle quali distinguere  tra gruppi di persone, per differenze  innate, di etnia, di nascita,  non per quelle culturali. E allora, contro la cultura  razzista  in quel senso, si è scritto senza distinzione di razza. Ora la scienza ci ha confermato che quella distinzione è infondata biologicamente. E’ stata la genetica moderna a rivelarcelo. Ma, ancora negli anni ’30, molti scienziati, in particolare quelli che aderirono ai fascismi europei, parlavano di razze. Quindi, riprendendo il discorso, per dire che nella Repubblica democratica fondata sul lavoro non dovevano esistere poteri senza limiti si è configurata unasovranità limitata, una contraddizione in termini, per di più non affidata ad una specifica istituzione ma ad un’entità culturale e storica, il popolo. Non si è trovato un modo migliore per dirlo, perché, se non si fosse menzionata la sovranità, sarebbe rimasto il dubbio che potesse essere rimasta attaccata a qualche specifica istituzione dello stato, che avrebbe poi potuto prendere il sopravvento accampando poteri  sovrani. Bisognava per forza menzionare la sovranità,  ma in definitiva per abolirla. Certo, poi i giuristi affermano che alcuni organismi dello Stato, partecipano  alla sovranità, nel senso che sono poteri di vertice che gli altri poteri di vertice devono rispettare. Ma allora si parla di sovranità in senso un po’ diverso, come quando si fa  uso del termine  sovranità  per distinguere le sfere di competenza dello stato da quella di altri stati o di altre entità simili.
  Due stati sono sovrani l'uno rispetto all'altro, e anche la Chiesa cattolica è detta  sovrana  dalla nostra Costituzione rispetto allo stato italianoquando nessuno di essi può ingerirsi nei poteri dell’altro. Anche questa è una sovranità limitata, limitata dal potere  sovrano di quell’altro stato. Gli antichi imperatori assoluti erano, ad esempio, veramente sovrani  perché non riconoscevano la sovranità altrui e non escludevano di conquistare tutto il mondo, senza porsi alcun problema giuridico  o morale. Dal Medioevo in Europa si è creato un ordine internazionale che pone dei limiti  a questo tipo di sovranità. Ora questo ordinamento ha assunto dimensioni mondiali. Tutti gli stati che aderiscono all’Organizzazione delle Nazione Unite come membri accettano quei limiti e, ad esempio, le decisioni di emergenza delConsiglio di sicurezza.
  Nel corso del Settecento, l’Illuminismo, la corrente filosofica dalla quale è scaturito il pensiero democratico contemporaneo, ha escogitato una soluzione per abolire la sovranità intesa come potere assoluto: organizzare i poteri supremi in diverse organizzazioni collegate, in relazione di collaborazione tra loro,  ma indipendenti e autonome, in modo che nessuna potesse sovrastare le altre e ognuna potesse controllare e limitare le altre. Finora non si è ancora trovato nulla di meglio per prevenire il totalitarismo, che è quando un potere diventa assoluto, senza limiti, e vuole pervadere e controllare tutta la società che riesce a dominare. E’ stato inventato in Inghilterra, che è la più antica democrazia moderna, e viene chiamato, in inglese, “ceck and balance”, che significa “controllo e bilanciamento [reciproci]”.
  Se si è d’accordo che in democrazia nessun potere è veramente sovrano, nel senso di senza limiti nemmeno quello del popolo; che dobbiamo dire del  sovranismo? Diremo che, se intende istituire un potere senza limiti, è antidemocratico. E, infatti, non di rado i sovranisti manifestano una certa insofferenza per i processi democratici.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli







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