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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

venerdì 13 ottobre 2017

Pensare per decidere

Pensare per decidere


l'Obelisco Mussolini, ancora eretto al Foro Italico a Roma, di fronte allo Stadio Olimpico. Si nota il nome Mussolini,  la scritta Dux -  in latino Duce, il titolo politico con cui veniva chiamato Mussolini, e il simbolo del fascismo, il fascio littorio, derivato dall'antico simbolo romano del potere politico dei consoli


  Alcuni politici trattano quelli che sono ammessi al voto, gli elettori, come dei consumatori. Propinano loro, vale a dire che somministrano senza tanto preoccuparsi che capiscano, delle parole d’ordine, degli slogan, che assomigliano molto alla pubblicità commerciale. Confezionano  l’immagine di un  prodotto politico per convincere le persone a votare in un certo modo. Se li si segue, si deciderà alle elezioni con lo stesso spirito con cui, ad esempio, si compra il nuovo cellulare. Ma le conseguenze, nel caso di scelte sbagliate, potrebbero essere molto più serie. Una classe politica, una volta insediata al potere, non si  rottama tanto facilmente. Se è gente scaltra, tenderà a consolidare il proprio dominio. Se è molta o riesce a formare coalizioni molto vaste, potrebbe avere nelle sue mani i principi fondamentali, quelli scritti nella Costituzione, e liberarsi anche dei limiti che essi comportano. Questa via è stata già percorsa in Italia, non sarebbe una novità.
 Accadde tra il 1922 e il 1945, quando prese il potere, si consolidò e dominò gli italiani in modo molto pervasivo il fascismo mussoliniano. Tra qualche giorno, il 28 ottobre, ricorre l’anniversario di quando i capi del fascismo di allora chiamarono  a raccolta la gente per una grande manifestazione di popolo a Roma, nell’anno 1922. Chiesero di venire armati e in divisa. Fu quella che venne chiamata marcia su Roma. Era un partito-esercito quello che giunse da tutta Italia nella capitale del Regno d’Italia. Lo slogan di allora fu “ordine”, ma si iniziava con un atto disordinato, contrario alle leggi vigenti. Alle elezioni politiche del 1921 il partito più votato era risultato quello socialista (24%), nella classifica seguiva il Partito popolare, fondato nel 1919 da Luigi Sturzo ed altri e ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, (20%), al terzo posto veniva una coalizione di conservatori liberali e dei primi fascisti (19%) (un sistema politico a tre poli, come quello dell'Italia di oggi!). Quindi le forze che negli anni passati avevano maggiormente curato la formazione politica delle masse, i socialisti e i cattolici,  avevano prevalso. I fascisti erano invece appena all'inizio. Il Partito Nazionale Fascista fu fondato da Benito Mussolini ed altri a Roma qualche mese dopo le elezioni del 1921, nel novembre 1921,  sulla base di una precedente organizzazione, i Fasci nazionali di combattimento, creata a Milano nel 1919. L’occasione storica del partito fu appunto quella marcia su Roma. Infatti il Re e il Governo di allora, presieduto dal liberale Luigi Facta, non impedirono l’arrivo a Roma dei manifestanti fascisti armati. Non solo: il 31 ottobre il Re affidò al Mussolini la formazione di un nuovo governo, dopo che il governo Facta, in una Roma occupata dagli armati fascisti, aveva rassegnato le dimissioni. Il primo governo Mussolini dovette necessariamente essere appoggiato da una coalizione, frettolosamente creatasi nei giorni successivi alla marcia. I fascisti, infatti, non avevano ancora parlamentari sufficienti per sostenere il nuovo governo. Di quella coalizione fecero parte anche i popolari cattolici di Sturzo, che ne uscirono solo nell’aprile dell’anno successivo.
   A differenza della politica di oggi, Mussolini espose subito e molto chiaramente il suo programma politico, non nascose assolutamente nulla: uno stato autoritario da lui diretto, per fare ordine nel popolo e nell’economia, temperando con interventi sociali l’incrudelire della questione sociale, per poi scagliare gli Italiani in una serie di guerre per costruire un Impero, avendo come ispirazione quello romano. Una canzone di propaganda del fascismo faceva:
Roma rivendica l’Impero
l’ora dell’Aquile suonò.
Squilli di trombe salutano in vol
dal Campidoglio al Quirinal.
Terra ti vogliamo dominar
Mare ti vogliamo navigar.
Il Littorio ritorna segnal
di forza e di Civiltà.
Sette colli nel ciel.
Sette glorie nel sol.
Dei Cesari il genio e il fato
rivivono nel Duce liberator [Duce era il titolo che il fascismo dava a Benito Mussolini].
 Il fascismo fu costruito come forza politica di massa negli anni successivi al primo governo Mussolini. Le istituzioni dello stato, progressivamente trasformate dal regime, ne furono lo strumento. Lo Statuto  del Regno, la costituzione  di allora,  rimase formalmente in vigore, ma venne sostanzialmente superato da un nuovo assetto istituzionale. Gli italiani diedero fiducia al fascismo del Mussolini ed ebbero ciò che era stato loro promesso. Veramente tutto. Anche il Papato diede fiducia al Mussolini, concludendo con lui  nel 1929 i Patti Lateranensi, in forza dei quali ebbe la Città del Vaticano, e invitando gli italiani, nel 1931, con l’enciclica Quadragesimo Anno - Il Quarantennale,   a collaborare nell’ordinamento corporativo, che riuniva lavoratori e imprenditori in nuove istituzioni dello stato, organizzate dal regime.
 Il fascismo mussoliniano entrò in crisi molto prima di essere sconfitto e abbattuto militarmente: il 25 luglio 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale che stava in quei mesi prendendo una pessima piega per gli italiani, l’organo deliberante più importante del fascismo, il Gran Consiglio, approvò un ordine del giorno per indurre Mussolini a rassegnare le dimissioni nelle mani del Re. Cosa che Mussolini fece subito. Venne arrestato, per ordine del Re, subito dopo averle date. Liberato dall'esercito tedesco nel successivo settembre, fondò un nuovo stato fascista repubblicano nel centro e nord Italia, non ancora occupati dagli eserciti Alleati (Stati Uniti d'America, Gran Bretagna, Francia e altri), che continuò fino all'ultimo la guerra mantenendo l'alleanza con la Germania nazista, gli altri regimi fascisti europei che avevano partecipato al conflitto e il Giappone. La guerra finì due anni più tardi con una sconfitta disastrosa, lasciando un’Italia in gran parte distrutta e tutta occupata dagli eserciti delle potenze vincitrici. A partire da questa situazione i cattolici di quello che ho chiamato partito cristiano  (Papato, Azione Cattolica e Democrazia Cristiana) collaborarono con forze socialiste, comuniste, repubblicane e liberali per la costruzione di una democrazia di popolo. La nostra Repubblica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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