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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 19 ottobre 2017

Rivoluzioni

Rivoluzioni

1. In astronomia  rivoluzione  è il moto regolare, ciclico, di un pianeta o di una stella intorno ad un altro corpo, pianeta o stella, come intorno ad un centro. In un anno la Terra gira intorno al Sole, compie una  rivoluzione che viene definita rivoluzione terrestre: gira e ad un certo punto si ricomincia da capo con le stagioni. Dopo un’estate possiamo prevedere che, dopo un anno, ci sarà di nuovo un’estate simile alla precedente.
  In politica   si parla di  rivoluzione  in un senso diverso, anche se, alla fine, simile. Con quella parola si vuole intendere un mutamento piuttosto marcato delle istituzioni più importanti dello stato, delle sue norme fondamentali, della sua economia, del suo assetto sociale, senza il rispetto delle regole  che in quello stato disciplinano i cambiamenti di quel tipo. La storia dell’Occidente, quella che ci riguarda, è piena di rivoluzioni, fin dall’antichità. Spesso, ma non sempre, esse sono state attuate con l’impiego di violenza di massa, per vincere la resistenza delle precedenti istituzioni e delle forze politiche contrarie al cambiamento. Qualche volta hanno comportato anche cambiamenti molto profondi dell’economia. In genere le più recenti sono state espressione dell’azione di movimenti politici di massa. Quello che accomuna le rivoluzioni politiche a quelle astronomiche è questo: non si può dire completata la rivoluzione fino a che non sia stabilizzato un nuovo ordinamento delle istituzioni, e quindi senza essere tornati, sotto questo punto, di vista, alla situazione di partenza, uscendo dal moto di cambiamento. Questo può richiedere un tempo anche piuttosto lungo. Di solito c’è un inizio quasi istantaneo delle rivoluzioni, in cui vediamo all’opera un agente rivoluzionario, un gruppo di rivoluzionari, e poi un processo di cambiamento delle istituzioni e delle regole, al termine del quale, se riesce a terminare, se non viene ad un certo punto sovrastato da una  contro-rivoluzione, si avrà un nuovo ordinamento dello stato, vale a dire nuove istituzioni e nuove regole.
2.  La nostra Europa ha vissuto un periodo rivoluzionario negli scorsi anni ’90, in cui sono velocemente cambiati gli stati che nella parte occidentale erano finiti nella sfera d’influenza dell’Unione Sovietica e anche quest’ultima. Di queste rivoluzioni hanno avuto carattere moderatamente violento quella attuata in Unione Sovietica e in Romania e duramente violento quella che ha cambiato la Jugoslavia, ai nostri confini orientali, provocandone la disgregazione in tanti stati minori. I tutti questi casi si è passati da un’economia di tipo comunista, in cui la produzione di merci e servizi era direttamente controllata dallo stato, così come anche il possesso di beni patrimoniali, produttivi e non, limitando molto la possibilità di una proprietà  privata, fondamentalmente riservata ai beni  strettamente personali e ai veicoli, ad un’economia di tipo capitalista, prendendo a modello quello statunitense. Questo ha richiesto riforme istituzionali, politiche e sociali molto incisive che in Unione Sovietica si sono protratte dal 1991 al 1999, con l’avvento dell’egemonia politica dell’attuale presidente Vladimir Putin. E’ solo in questo momento che quella rivoluzione russa può dirsi completata.
  Nel 2011 si sono manifestati processi rivoluzionari in Nord Africa e nel Vicino Oriente, fondamentalmente riconducibili ad un mutamento della strategia di politica estera statunitense, durante la presidenza federale di Barak Obama (dal 2008). Tutto iniziò dopo dei viaggi di Obama in Ghana ed Egitto nel 2009.
 Parlando nel Parlamento del Ghana disse che occorreva «mettere fine alle pratiche antidemocratiche e alla corruzione, adottando le regole del buon governo, da cui dipende lo sviluppo, un ingrediente che è mancato per troppo tempo».
In un discorso all’Università del Cairo disse:
«Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l'inizio di un rapporto che si basi sull'interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro. Al contrario, America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo. 
Sono qui consapevole che questo cambiamento non potrà avvenire nell'arco di una sola notte. Nessun discorso o proclama potrà mai sradicare completamente una diffidenza pluriennale. Né io sarò in grado, nel tempo che ho a disposizione, di porre rimedio e dare soluzione a tutte le complesse questioni che ci hanno condotti a questo punto. Sono però convinto che per poter andare avanti dobbiamo dire apertamente ciò che abbiamo nel cuore, e che troppo spesso viene detto soltanto a porte chiuse. Dobbiamo promuovere uno sforzo sostenuto nel tempo per ascoltarci, per imparare l'uno dall'altro, per rispettarci, per cercare un terreno comune di intesa. Il Sacro Corano dice: "Siate consapevoli di Dio e dite sempre la verità". Questo è quanto cercherò di fare: dire la verità nel miglior modo possibile, con un atteggiamento umile per l'importante compito che devo affrontare, fermamente convinto che gli interessi che condividiamo in quanto appartenenti a un unico genere umano siano molto più potenti ed efficaci delle forze che ci allontanano in direzioni opposte.»
  La successiva caduta di diversi regimi nordafricani ha dimostrato quanto essi erano divenuti legati agli Stati Uniti d’America. La situazione di instabilità non si è ancora veramente risolta, anche se solo in Libia e in Siria sono ancora in corso processi francamente rivoluzionari.
 Un processo di tipo rivoluzionario è in corso attualmente in Catalogna, che vuole l’indipendenza dal Regno di Spagna, ma anche mutarsi un una repubblica.
3.  L’agente politico delle rivoluzioni di solito è una forza militare o una forza politica di massa, o anche entrambe. I militari hanno di solito la possibilità concreta di rovesciare istituzioni civili preesistenti, ma senza suscitare una forza politica di massa che assecondi i loro disegni rivoluzionari o senza allearsi con una che sia preesistente non riescono poi a stabilizzare il nuovo ordinamento.  Una forza politica riesce di solito ad essere rivoluzionaria se esprime anche una componente militare o se si allea con quella preesistente.
  La violenza che in genere c’è nelle rivoluzioni e la velocità dei cambiamenti da loro indotti genera di solito molta sofferenza nel popolo. Diviene imprevedibile il futuro e l’economia collassa. L’ordine pubblico si fa precario, nessuno è più veramente al sicuro. Possono svilupparsi resistenze, rappresaglie, vendette; spesso vengono adottate misure straordinarie di polizia e molta gente finisce in carcere senza poter subire subito un processo o subendo processi sommari. Non è più certo come comportarsi per essere sicuri.
  In democrazia ci sono regole per cambiare lo stato, l’economia e la società in modo molto marcato, ma senza necessità di giungere ad una rivoluzione. Però vi sono alcuni principi che in ogni caso devono rimanere fermi, ad esempio quello di uguaglianza e quello di rispetto delle libertà civili delle persone. Se questi ultimi vengono cambiati, si è in presenza di un mutamento a carattere rivoluzionario. Nella nostra Costituzione è detto espressamente che la forma repubblicana dello stato non può essere messa in questione: non si potrebbe tornare ad una monarchia senza una rivoluzione. Così è detto espressamente che non è possibile ricreare uno stato di tipo fascista. Ma la Corte Costituzionale ha individuato diversi altri principi  di sistema  che non possono essere cambiati senza fare una rivoluzione. Ad esempio quello di eguaglianza e quello di laicità dello stato.
4. La nostra Repubblica è nata da un processo rivoluzionario che si è dispiegato tra il 25 luglio 1943, data del voto del Gran Consiglio del fascismo che chiese al capo del Governo Benito Mussolini di rimettere i suoi poteri al Re, e il 13 giugno 1946, quando il Re Umberto di Savoia decise di accettare il voto al referendum del precedente 2 giugno che era risultato favorevole alla repubblica e di lasciare l’Italia.
 In questo lungo periodo il potere istituzionale supremo fu esercitato nel Regno d’Italia dal Re e dai Governi da esso nominati che erano succeduti all’ultimo di Mussolini. Furono mutate le strutture fasciste dello stato mediante decreti legge, motivati con lo stato di necessità per causa di guerra. Successivamente fu ne fu prevista la presentazione per la conversione  al Parlamento  entro sei mesi dalla conclusione della pace. Di fatto, il Senato, composto di membri a vita in gran parte ormai nominati tra persone di fede fascista durante il regime fascista, fu posto in quiescienza, in quanto non poteva lavorare se non in parallelo con l’altra Camera, che nel 1943 non era più la Camera dei deputati ma la Camera dei fasci e delle corporazioni, che però era stata sciolta (queste disposizioni vennero date con decreto legge 2 agosto 1943). Questo processo fu rivoluzionario perché, nonostante che fosse stato assentito dai monarchi Savoia, prima Vittorio Emanuele 3° e poi, dal maggio 1946, da suo figlio Umberto di Savoia, dopo l’abdicazione del primo, esso si svolse contro regole previste dal regime fascista per i mutamenti istituzionali. Esso comportò la trasformazione dello stato da fascista a democratico e da monarchia a repubblica e un rovesciamento delle alleanze internazionali, con il ripudio dell’alleanza politica e militare con la Germania nazista, con gli altri fascismi europei impegnati nella Seconda guerra mondiale e con il Giappone. In questa fase i cattolico-democratici italiani svolsero un ruolo rivoluzionario. In questo senso uno dei principali rivoluzionari di allora fu il cattolico Alcide De Gasperi, che fu anche presidente del consiglio dei ministri dal 1945 al 1953. De Gasperi, in particolare, dopo il voto del 2 giugno 1946 e mentre ancora il sovrano, Umberto di Savoia,  non aveva deciso se accettare il risultato del referendum favorevole alla Repubblica, essendo egli indeciso se contestare i conteggi dei voti, in un clima politico istituzionale molto teso, fece votare al suo Governo la decisione di nominarlo Capo provvisorio dello Stato nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1946, mettendo il sovrano nel dilemma di suscitare una nuova guerra civile o accettare il risultato referendario. ll Re abbandonò il Quirinale, la sede romana del suo potere, recandosi all’estero, in Portogallo: la trasformazione dello stato finì quindi pacificamente. Essa era stata preceduta da una lunga guerra di Resistenza, nel centro e Nord Italia, dal settembre 1943 all’aprile 1945, contro gli occupanti tedeschi e contro le truppe della Repubblica Sociale Italiana, sue alleate. In questo conflitto combatterono un esercito comandato dal Comitato di liberazione nazionale, che radunava i partiti democratici antifascisti che si erano andati riorganizzando dopo le dimissioni di Mussolini da capo del Governo del Regno d’Italia, il 25 luglio 1943, e l’esercito italiano rimasto fedele al sovrano e ai governi da esso nominati.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli





  

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