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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

sabato 14 ottobre 2017

Fascismo

Fascismo


11-2-29: Benito Mussolini, in rappresentanza del Regno d'Italia quale Capo del Governo, firma nel palazzo del Laterano gli accordi con il Papato denominati Patti Lateranensi



Il Popolo d'italia, il quotidiano del Partito Nazionale Fascista, con i titoli che annunciano la conclusione dei Patti Lateranensi


  Molti hanno mostrato interesse al mio accenno alla storia dell’Italia fascista.
  Questo mi sorprende un po’.
  Di solito non si dà tanta importanza alla memoria storica.
  Certamente in un programma di formazione alla politica che si faccia in Italia occorre affrontare il tema del fascismo storico, quello che iniziò a aggregarsi già nel 1914, per promuovere l’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale, esplosa in Europa nel luglio di quell’anno tra Germania, Austria, Turchia, da una parte, e Francia, Inghilterra, Russia e Serbia, dall’altra, quello che fu sconfitto come regime politico nel 1945, prolungando il suo influsso ideologico anche in epoca repubblicana in esperienze politiche e sindacali che in qualche modo vi si richiamarono, sia pure in un contesto di accettazione del metodo democratico.
 E’ però un tema difficile per un cattolico, perché il Papato, la Chiesa italiana, che negli anni Venti e Trenta molto più di oggi era controllata dal Papato, e i cattolici italiani vi furono molto coinvolti. Le relazioni con il fascismo storico, la sua ideologia e le sue organizzazioni furono molto profonde. Entrambe le parti ne uscirono in parte trasformate. L’integrazione tra ideologia fascista e cultura religiosa diede vita ad un modo di pensare che fu tramandato di generazione in generazione, come accade per i fatti religiosi, sopravvisse alla fine del fascismo storico, e pervade tuttora la società italiana, anche se non se ne è sempre consapevoli. Può essere questa la ragione dell’interesse della gente per il fascismo?
  Segnalo come fonti affidabili sul fascismo le voci dell’enciclopedia Treccani on line
http://www.treccani.it/enciclopedia/fascismo/
e
http://www.treccani.it/enciclopedia/benito-mussolini/
  L’ideologia del fascismo storico ebbe al suo centro l’idea della guerra come mezzo per la rigenerazione della nazione italiana, vista come centro di una grande civiltà destinata ad espandersi nel mondo. Dal punto di vista del militante era molto importante il proposito di sacrificarsi  per la Patria. Si tratta di modi di pensare estranei, in genere, a quelli di oggi. Anche tra i gruppi che al fascismo storico esplicitamente oggi si richiamano.
  L’Africa fu molto importante per il fascismo storico, che vi guidò gli italiani in una serie di conflitti sanguinosi e costosi per lo stato dal 1922 al 1932 in Libia e dal 1935 al 1936 in Etiopia. Era assolutamente assente l’idea di usare la violenza per impedire agli africani di venire in Italia. Il fascismo, anzi, si propose di costruire un impero multinazionale esteso anche in Africa, sul modello dell’antico impero romano, e ciò avrebbe comportato necessariamente l’integrazione tra popoli e culture.
  Era assente dall’ideologia del fascismo storico la paura dei migranti, per la ragione che, quando conquistò il potere, gli italiani erano da tempo un popolo di migranti, sia verso gli altri stati europei, sia verso posti molto più lontani, come le Americhe o l’Australia.
  Un elemento molto importante dell’ideologia fascista fu quello di proporsi di pacificare d’autorità i conflitti sociali tra lavoratori dipendenti e imprenditori, impegnando direttamente lo stato in questo e attuando un vasto programma di provvidenze sociali. Pacificare con le buone o con le cattive, anche con la violenza di piazza, attuata mediante apposite  squadre  di combattenti che agivano nel contesto civile. Lo squadrismo degli inizi fu poi trasformato in un'istituzione dello stato, in una   vera e propria  milizia  pubblica. Tutto questo, però, non tanto avendo la giustizia sociale come obiettivo finale, ma per avere un popolo di soldati, e di madri e spose di soldati, da scagliare nelle guerre di conquista per realizzare un impero. Si pensava che le risorse per sostenere questo programma sarebbero derivate da quelle conquiste, in particolare  colonizzando l’Africa, vale a dire trasferendovi gli italiani lavoratori. Questo programma piacque agli imprenditori italiani che temevano gli sviluppi del socialismo rivoluzionario, che aveva conquistato la Russia con la rivoluzione bolscevica del 1917. Anche in Italia, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, si erano manifestate agitazioni di tipo rivoluzionario promosse da formazioni socialiste, che avevano impaurito in particolare i grandi  proprietari terrieri e i maggiori industriali. Questi ultimi pensavano anche di beneficiare dalle guerre progettate dal fascismo, che avrebbero richiesto ingenti mezzi da commissionare all'industria nazionale.
  Il programma di guerre del fascismo prometteva ricchezze a tutti, ai più ricchi e ai più poveri. La pervasiva propaganda del regime convinse gli italiani. Il fascismo generò un sistema politico-istituzionale totalitario, nel senso che pretendeva di controllare tutte le manifestazioni della società italiana. In questo poteva trovare un ostacolo nella Chiesa cattolica, che da molti anni stava conducendo un programma di riforma sociale in Italia. Di fatto, nella seconda metà degli anni ’20 si venne ad un’intesa, che si manifestò, in particolare nella conclusione dei Patti Lateranensi nel 1929. In base ad essi la politica in Italia doveva essere riservata alle istituzioni promosse dal regime. Nel 1931 per qualche mese si ebbero contrasti tra le organizzazioni fasciste e quelle cattoliche, che presto furono risolti nel senso indicato dal  Concordato, quella parte dei Patti Lateranensi  che riguardava la condizione della Chiesa italiana nello stato. Dai Patti Lateranensi  il Papato ebbe di nuovo un suo piccolo regno a Roma, denominato  Città del Vaticano, e ingenti pagamenti a titolo di risarcimenti per la guerra che gli era stata mossa nel secolo precedente e che aveva portato alla fine dello Stato pontificio.
  Il fascista cattolico divenne il modello del cittadino esemplare. Alcuni elementi dell’ideologia fascista passarono nella cultura cattolica, ad esempio nel campo della famiglia e della condizione della donna. Anche la Chiesa si presentava come un faro di civiltà, ma, a differenza del fascismo, lo era veramente stata storicamente. Il fascismo era invece un’esperienza culturale molto giovane: si giovò sicuramente del lustro  che gli derivava dal riconoscimento che all’epoca fu fatto dal Papato del suo carattere provvidenziale  nella storia nazione.
  Il documento che produsse maggiormente questo effetto fu, oltre ai trattati lateranensi, l’enciclica Quadragesimo Anno - Il Quarantennale,  diffusa nel 1931 dal papa Achille Ratti, Pio 11° in religione, nella quale leggiamo:
«92. Recentemente, come tutti sanno, venne iniziata una speciale organizzazione sindacale e corporativa, la quale, data la materia di questa Nostra Lettera enciclica, richiede da Noi qualche cenno e anche qualche opportuna considerazione. 
93. Lo Stato riconosce giuridicamente il sindacato e non senza carattere monopolistico, in quanto che esso solo, così riconosciuto, può rappresentare rispettivamente gli operai e i padroni, esso solo concludere contratti e patti di lavoro. L'iscrizione al sindacato è facoltativa, ed è soltanto in questo senso che l'organizzazione sindacale può dirsi libera; giacché la quota sindacale e certe speciali tasse sono obbligatorie per tutti gli appartenenti a una data categoria, siano essi operai o padroni, come per tutti sono obbligatori i contratti di lavoro stipulati dal sindacato giuridico. Vero è che venne autorevolmente dichiarato che il sindacato giuridico non escluse l'esistenza di associazioni professionali di fatto. 
94. Le Corporazioni sono costituite dai rappresentanti dei sindacati degli operai e dei padroni della medesima arte e professione, e, come veri e propri organi ed istituzioni di Stato, dirigono e coordinano i sindacati nelle cose di interesse comune. 
95. Lo sciopero è vietato; se le parti non si possono accordare, interviene il Magistrato. 
96. Basta poca riflessione per vedere i vantaggi dell'ordinamento per quanto sommariamente indicato; la pacifica collaborazione delle classi, la repressione delle organizzazioni e dei conati socialisti, l'azione moderatrice di une speciale magistratura. Per non trascurare nulla in argomento di tanta importanza, ed in armonia con i principi generali qui sopra richiamati, e con quello che inibito aggiungeremo, dobbiamo pur dire che vediamo non mancare chi teme che lo Stato si sostituisca alle libere attività invece di limitarsi alla necessaria e sufficiente assistenza ed aiuto, che il nuovo ordinamento sindacale e corporativo abbia carattere eccessivamente burocratico e politico, e che, nonostante gli accennati vantaggi generali, possa servire a particolari intenti politici piuttosto che all'avviamento ed inizio di un migliore assetto sociale. 
97. Noi crediamo che a raggiungere quest'altro nobilissimo intento, con vero e stabile beneficio generale, sia necessaria innanzi e soprattutto la benedizione di Dio e poi la collaborazione di tutte le buone volontà. Crediamo ancora e per necessaria conseguenza che l'intento stesso sarà tanto più sicuramente raggiunto quanta più largo sarà il contributo delle competenze tecniche, professionali e sociali e più ancora dei principi cattolici e della loro pratica, da parte, non dell'Azione Cattolica (che non intende svolgere attività strettamente sindacali o politiche), ma da parte di quei figli Nostri che 1'Azione Cattolica squisitamente forma a quei principi ed al loro apostolato sotto la guida ed il Magistero della Chiesa; della Chiesa, la quale anche sul terreno più sopra accennato, come dovunque si agitano e regolano questioni morali, non può dimenticare o negligere il mandato di custodia e di magistero divinamente conferitole.»
  Il papa Ratti realizzò nel 1923 una riforma dell’Azione Cattolica che ne accentuò il suo carattere religioso, a scapito di quello politico, accentrandone ulteriormente  nel Papato e nei vescovi la direzione. Questo agevolò le relazioni con il  fascismo, che puntava ad ottenere il monopolio della politica. L’intesa con il fascismo si fece sentire anche nel lavoro dell’associazione, che in gran parte si fascistizzò. Fecero eccezione la FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana, il ramo degli universitari, e, più tardi, quando venne costituito nel 1932, il Movimento Laureati di Azione Cattolica. Fu la politica  del regime di discriminazione razziale  verso gli ebrei italiani a segnare un mutamento di orientamento nella Chiesa italiana. Da notare che la discriminazione non aveva costituito un problema morale quando aveva colpito gli africani conquistati nelle guerre coloniali. Il cambiamento  di rotta si manifestò a partire dal 1937, anno in cui fu diffusa un enciclica con critiche sociali al nazismo tedesco. Nel 1939 il papa Ratti morì nella fase di gestazione di un’enciclica critica contro il razzismo, alcuni elementi della quale vennero ripresi della prima enciclica del suo successore, il papa Eugenio Pacelli, Pio 12°, la Summi Pontificatus - Il Sommo Pontificato, in cui si legge:
«Al lume di questa unità di diritto e di fatto dell'umanità intera gli individui non ci appaiono slegati tra loro, quali granelli di sabbia, bensì uniti in organiche, armoniche e mutue relazioni, varie con il variar dei tempi, per naturale e soprannaturale destinazione e impulso. E le genti, evolvendosi e differenziandosi secondo condizioni diverse di vita e di cultura, non sono destinate a spezzare l'unità del genere umano, ma ad arricchirlo e abbellirlo con la comunicazione delle loro peculiari doti e con quel reciproco scambio dei beni, che può essere possibile e insieme efficace, solo quando un amore mutuo e una carità vivamente sentita unisce tutti i figli dello stesso Padre e tutti i redenti dal medesimo sangue divino.»
  Il fascismo fu rivoluzionario, come si presentò alle origini e alla fine, o reazionario, come si presentò negli anni ’30, quelli dell’intesa con il Papato?
  Mi pare che sia stato entrambe le cose, nel corso della sua lunga storia.
 Il Papato degli anni Venti, gli anni dell’affermazione del fascismo, era ancora politicamente di tipo rivoluzionario, nel senso che era profondamente insofferente del liberalismo democratico che fino ad allora aveva egemonizzato il Regno d’Italia e voleva che la politica nazionale cambiasse orientamento. Su questa esigenza di trasformazione sociale si basò l’intesa del Papato con il fascismo mussoliniano che ne manifestava una analoga. Il Papato ritenne di poter guidare l'evoluzione del fascismo. Non bisogna pensare ad un fatto superficiale. Il fascismo ebbe aspetti culturali molto importanti, prova ne sia che vi aderì uno dei maggiori filosofi italiani dell’epoca, Giovanni Gentile. Fu un fatto sociale complesso, molto lontano dalle approssimazioni che ne fanno certi suoi attuali estimatori. Non fu solo teppismo di strada. Anzi, abbastanza presto tentò di correggerlo e contenerlo, per altro servendosene e incoraggiandolo disinvoltamente all'occorrenza.
  Non è fuor di luogo, mi pare, notare infine, a proposito delle relazioni intense con la Chiesa italiana,  che gli ultimi giorni del fascismo storico e del suo capo trascorsero a Milano con i tentativi di ottenerne la resa pacifica attuati dall’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster. Benito Mussolini nelle sue ultime ore disperate di relativa libertà (limitata dai militari tedeschi che erano stati incaricati di seguirne i movimenti) salì e scese le scale dell'Arcivescovato milanese.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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