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giovedì 4 maggio 2017

La questione democratica

La questione democratica

Un altro Campo, dove tra il giovane Clero si va trovando pur troppo ansia ed eccitamento a professare e propugnare la esenzione da ogni giogo di legittima autorità, è quello della cosi detta azione popolare cristiana. Non già, o Venerabili Fratelli, perché questa azione sia in sé riprovevole o porti di sua natura al disprezzo dell'autorità; ma perché non pochi, fraintendendone la natura, si sono volontariamente allontanati dalle norme che a rettamente promuoverla furono prescritte dal Predecessore Nostro d'immortale memoria [il papa Vincenzo Gioacchino Pecci - Leone 13°]
[…]
 Del resto, Venerabili Fratelli, a porre un argine efficace a questo fuorviare di idee ed a questo dilatarsi di spirito di indipendenza, colla Nostra autorità proibiamo d'oggi innanzi assolutamente a tutti i chierici e sacerdoti di dare il nome a qualsiasi società che non dipenda dai Vescovi. In modo più speciale, nominatamente, proibiamo ai medesimi, sotto pena pei chierici di inabilità agli Ordini sacri e pei sacerdoti di sospensione ipso facto a divinis, di iscriversi alla Lega democratica nazionale, il cui programma fu dato da Roma-Torrette il 20 ottobre 1905, e lo Statuto, pur senza nome dell'autore, fu nell'anno stesso stampato a Bologna presso la Commissione provvisoria.
[dall’enciclica Con animo pieno (di salutare timore) diffusa nel 1906 dal papa Giuseppe Sarto - Pio 10°]

  Quando si parla di “150 anni di storia dell’Azione Cattolica” non si fa memoria fedele, e quindi purificata, di quella storia: se ne fa una versione emendata dei tratti più duri. L’Azione cattolica nasce nel 1905 nel mezzo della persecuzione antimodernista, che oggi stupisce per la sua indiscriminata violenza. Il modernismo fu essenzialmente un movimento intellettuale che proponeva un aggiornamento della cultura religiosa. Fu colpito perché violava il monopolio che in questo campo era rivendicato dal papato romano nelle cose spirituali. In Italia venne confuso con le correnti democratiche del movimento cattolico, che contrastavano invece il monopolio politico all’epoca rivendicato dal papato romano. Esse avevano una forte impronta sociale, per venire incontro alle classi lavoratrici, in particolare nel settore dell’agricoltura in Emilia Romagna, ed erano animate da molti giovani preti. Uno di essi fu Romolo Murri, fondatore nel 1896 della Federazione Universitaria Cattolica Italiana - FUCI, poi integrata nell’Azione Cattolica pur mantenendo autonomia organizzativa, e  nel 1905 della Lega Democratica Nazionale, che può essere considerato il primo partito politico di ispirazione religiosa. La reazione disciplinare del papato romano colpì aspramente le correnti democratiche del movimento cattolico assimilandole al modernismo, quindi ad un movimento considerato come eretico. Ma l’eresia  dei cattolico-democratici era fondamentalmente la loro pretesa di indipendenza dal papato romano nelle questioni politiche e il loro parteggiare per le classi più umili della società.
 La diffidenza del papato romano per i processi democratici lo portò poi, in Italia, a compromettersi con il fascismo, dopo aver consentito, molto cautamente, con molte riserve e vietando denominazioni come democrazia cristiana  e simili,  esperimenti di politica democratica tra il 1912 e il 1926. La disfatta del fascismo lo costrinse ad accettare la collaborazione dei cattolico-democratici, i quali, formatisi in buona parte nelle organizzazioni intellettuali dell’Azione Cattolica, la FUCI e il Movimento Laureati, avevano partecipato alla guerra di Resistenza. Esso quindi accettò, non senza riserve, la proposta politica di Alcide De Gasperi.
  Negli anni ’60, la svolta impressa dal Concilio Vaticano 2° nei rapporti con le società civili, consentì lo sviluppo di processi democratici nel movimento cattolico nazionale, in particolare nell’Azione Cattolica, la quale, con il nuovo statuto del 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, volle definirsi palestra di democrazia. L’accettazione senza riserve della democrazia politica da parte del papato romano risale però solo al 1991, con l’enciclica Il Centenario, di Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°. Non vi sono però molte sedi, in religione, per fare pratica di democrazia, al di fuori dell’Azione Cattolica. In particolare, non la si fa, in genere, nelle parrocchie. L’impegno politico richiesto oggi del papato romano, la richiederebbe. Infatti non si tratta più di preservare il potere politico del papato in Italia, ma, addirittura, di salvare il mondo, progettando un nuovo modello di sviluppo economico. Questo esige di collaborare con altre componenti sociali e lo si può fare solo con metodo democratico, quello basato sul dialogo. E l’esortazione al dialogo è stata al centro del recente messaggio di papa Francesco all’Azione Cattolica.
 Dal papato romano non è mai venuta alcuna autocritica per la lunga persecuzione antidemocratica, ma essa è necessaria per chi voglia procedere con metodo democratico. L’idea di democrazia non deve più essere accostata a quella di indisciplina e addirittura di eresia. Questo comporta un processo di riforma, che non verrà dall’alto per i limiti intrinseci all’organizzazione feudale delle nostre organizzazioni religiose. Esso può invece cominciare ad  essere sperimentato dal basso, su scala più piccola, per diffondersi ed estendersi in ciò che di buono produrrà. Il primo passo è di fare tirocinio di democrazia nelle decisioni delle esperienze sociali di prossimità, a tutte le età, fin da molto piccoli.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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