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sabato 27 maggio 2017

Democrazia e virtù

Democrazia e virtù


  C’è in giro l’idea che la democrazia sia politica debole e corrotta. Ci è rimasta dal fascismo, tramandata di generazione in generazione.
  In realtà vediamo come dalla Seconda Guerra Mondiale, finita nel 1945, più della metà del mondo è stata dominata da grandi democrazie piuttosto bellicose, quindi forti. E la democrazia si regge su un sistema di virtù  personali e collettive, senza le quali non può esistere. Una delle principali è la giustizia: non ci si arrende alle prepotenze. In democrazia il potere è condiviso, ma non può esserlo senza essere giusti, perché, altrimenti, l’arbitrio di pochi sarà legge. In democrazia non si impiegano le potenti polizie politiche costruite dai principali totalitarismi suoi avversari. Ciascuno osserva le leggi per poter essere libero: è cosa che si è capita fin dall’antichità sulla democrazia. La violazione della legge è vista come arbitrio e prepotenza. Può accadere che, ragionando seriamente e nell’interesse comune, collettivo, si finisca per ritenere una legge ingiusta e quindi non degna di una democrazia: ma non è  decisione che si prende a cuor leggero. Chi viola una legge di solito lo fa di nascosto e non vuole essere scoperto. Chi, in democrazia e in circostanze eccezionali, non osserva una legge perché ingiusta, e quindi indegna, lo fa apertamente, subendone le conseguenze. Questo  rientra nel metodo della non-violenza praticato e insegnato dal politico indiano Mohandas Karamchand Gandhi, Mahatma cioè grande anima, (1869-1948).
  In un sistema politico non democratico viene insegnata la virtù dell’obbedienza incondizionata. In democrazia l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, come scrisse Lorenzo Milani. In democrazia non si osservano le leggi per obbedienza, ma perché è giusto  fare così. Le singole leggi possono essere anche imperfette, quindi  ingiuste, ma sono frutto di procedure condivise e possono essere cambiate nello stesso modo: non sono nelle mani dell’arbitrio di nessuno. Se lo fossero, non ci sarebbe più la democrazia. Ripeto questo insegnamento che ci viene dall’antichità: la democrazia è un sistema in cui ciascuno pone dei limiti al proprio arbitrio, non per obbedienza o peggio per paura, ma perché tutti si possa essere liberi. E’ per questo che il grande filosofo greco Socrate, vissuto nell’Atene del 5° secolo dell’era antica, decise di assoggettarsi alla condanna capitale che gli era stata inflitta, benché, a suo avviso, ingiusta.
  Senza virtù personali e collettive le democrazie muoiono, finiscono. Le democrazie che appaiono corrotte e deboli sono democrazie che stanno morendo. E’ in fondo questa la causa della crisi anche della nostra democrazia. Si tiene troppo poco conto degli altri, delle loro sofferenza, in particolare quando agiamo da consumatori. Così ci facciamo complici dei carnefici di chi sta peggio nel mondo.
 Per insegnare la democrazia bisogna innanzi tutto far riscoprire le virtù democratiche. Si vedrà che in questo modo la società funziona meglio. Lo si può fare fin da bambini: mai umiliare, mai far soffrire, mai escludere, dividere ciò che si ha, mai tradire la fiducia degli altri, resistere coraggiosamente all’arbitrio e alla violenza. E’ cosa che un tempo si imparava nei giochi collettivi: ora i ragazzini fanno vita da piccoli monaci. Il primo passo, con loro, potrebbe essere questo: fare bei giochi di gruppo in parrocchia.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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