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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

martedì 13 dicembre 2016

Persecuzioni e persecutori

Persecuzioni e persecutori

  La persecuzione religiosa è strettamente legata alla negazione della libertà religiosa. La libertà religiosa si può presentare in un quadro sociale e politico che tollera  scelte religiose diverse da quelle della maggioranza della popolazione o da quelle fatte dallo stato o in quadro legislativo che riconosce il diritto  a scegliere e a praticare in privato e in pubblico una determinata religione. Storicamente, nelle società europee o comunque di cultura europea si è passati dalla  tolleranza  all’affermazione del  diritto alla libertà religiosa. Attualmente la comunità mondiale degli stati riunita nell’Organizzazione delle Nazioni Unite riconosce la libertà religiosa come diritto umano fondamentale. Si legge infatti nell’art.18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.”
 L’anno precedente, l’Assemblea Costituente della Repubblica italiana aveva approvato nella Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948 l’art.19 che dispone: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
  Norme analoghe si trovano nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 e nella Carta dei diritti dell’Unione Europea, che dal 2009 ha la stessa forza normativa dei trattati istitutivi dell’Unione Europea.
 Il  diritto di libertà religiosa  comporta il principio della laicità delle istituzioni pubbliche, che comporta il divieto di discriminazione su base religiosa e il divieto di imposizione normativa della pratica di una determinata religione, quindi il divieto di stabilire una  religione di stato.
  All’inizio della loro storia le nostre prime comunità religiose, formate di collettività poco numerose sparse per tutto l’impero mediterraneo ai margini del quale la nostra fede era nata, subirono forme di persecuzione propriamente religiosa da parte dell’ebraismo loro contemporaneo, nella fase di distacco della nostra fede da esso. Successivamente subirono forme di persecuzione da parte delle autorità pubbliche dell’impero romano, le quali inizialmente si muovevano essenzialmente su denuncia di privati: questo dimostra una certa frizione tra le nostre prime collettività religiose e le società in cui erano immerse. Successivamente le autorità pubbliche dell’impero romano promossero cicli di repressione, essenzialmente per motivi politici, anche se gli storici riconoscono che il numero delle persone colpite è ampiamente sovrastimato dalla tradizione religiosa. A seguito di un processo storico che è ancora piuttosto oscuro, ad un certo punto la nostra fede nel Quarto secolo si affermò come ideologia politica dell’antico impero romano e gli altri culti religiosi vennero vietati. A quel punto i cristiani divennero persecutori dell’ebraismo, dei preesistenti culti pagani e anche delle correnti religiose basate su teologie non ammesse dallo stato. La teologia divenne un affare di stato e tutti i Concili ecumenici del primo millennio furono convocati e, in genere, anche presieduti dagli imperatori romani. Nel secondo millennio venne istituito un sistema poliziesco giudiziario diretto dai papi romani per la repressione delle correnti religiose ritenute erronee. Esso venne progressivamente smantellato solo a partire dal Settecento, con l’affermazione in Europa del principio della laicità dello stato. Non è disponibile una contabilità precisa degli imprigionati, torturati e uccisi da quel sistema repressivo: i clericali tendono a ridurne il numero, gli anticlericali a sovrastimarlo. Molti riformatori religiosi furono da esso inquisiti, così come diverse forme di spiritualità popolare. Ne furono vittime, ad esempio, la mistica Giovanna d’Arco (giustiziata, arsa viva,  nel 1431 e proclamata santa nel 1920), il monaco e riformatore religioso Girolamo Savonarola (giustiziato arso vivo, nel 1498) e il filosofo Giordano Bruno (giustiziato, arso vivo in piazza Campo de’ Fiori a Roma, nel 1600).
   Nel 1864 il Sillabo, un documento in cui il papa Mastai Ferretti, regnante con il nome di Pio 9°, elencò le affermazioni erronee correnti nella società contemporanea, era condannata l’idea di libertà religiosa. Da allora, in un processo durato circa un secolo, si produsse un mutamento nella dottrina ufficiale, essenzialmente per l’azione delle correnti cattolico-democratiche. Infine, nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), il 7-12-1965 venne approvata la Dichiarazione Della dignità umana che riconobbe, anche nella dottrina della nostra fede la libertà religiosa, in quanto espressione della  dignità umana:
Oggetto e fondamento della libertà religiosa
2. Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società.
A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze. Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell'immunità dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia, non può essere impedito.
   Questo principio si affermò piuttosto faticosamente nelle nostre collettività di fede, in cui ancora permangono manifestazioni delle antiche concezioni.
  Durante la solenne liturgia della Giornata del perdono, il 12-12-2000, durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000, il papa Karol Wojtyla, regnante come Giovanni Paolo 2°, ci guidò a fare memoria delle persecuzioni dei quali i cristiani erano stati responsabili, a pentircene, e a fare solenne proposito di non ripeterle:
“II. CONFESSIONE DELLE COLPE NEL SERVIZIO DELLA VERITÀ 
Un Rappresentante della Curia Romana: 
Preghiamo perché ciascuno di noi, 

riconoscendo che anche uomini di Chiesa,

in nome della fede e della morale, 
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici 
nel pur doveroso impegno di difesa della verità, 
sappia imitare il Signore Gesù, 
mite e umile di cuore. 

Preghiera in silenzio. 
II Santo Padre: 
Signore, Dio di tutti gli uomini, 

in certe epoche della storia 

i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza 
e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore, 
deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa. 
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori 
e accogli il nostro proposito 
di cercare e promuovere la verità nella dolcezza della carità, 
ben sapendo che la verità 
non si impone che in virtù della stessa verità. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 
Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso.”
   La decisione del Wojtyla venne aspramente criticata negli ambienti religiosi, anche se aveva avuto l’adesione della Commissione Teologica Internazionale. Tuttora non è condivisa da molti della nostra fede. Si sostiene che non possiamo pentirci per ciò che si è fatto nel passato da parte di altri. E che, nel valutare la vita di questi ultimi, occorre tener conto del contesto sociale, culturale e storico in cui operavano.  In realtà Wojtyla volle guidarci in quello che definì purificazione della memoria, che significa fare memoria veritiera  dei fatti del passato per distaccarci dal male che in essi vi è, anche se compiuti da persone della nostra fede: perché il passato cattivo non sia di esempio per il futuro.
  Fino agli anni ’80, in Italia, ma anche in Europa, il problema della libertà religiosa e della laicità dello stato consisteva essenzialmente nel non discriminare chi apparteneva ad una confessione religiosa della nostra fede diversa da quella maggioritaria in una certa nazione e chi faceva la scelta di non seguire alcuna fede religiosa.  Dagli anni ’90, con le correnti migratorie da varie parti del mondo, e anche da popoli in erano maggioritarie fedi non cristiane, in particolare l’Islam, l’Induismo e il Buddismo, si produsse un contesto multi-etnico che fu anche multi-religioso che mise a dura prova il principio fondamentale della laicità dei pubblici poteri. Si sostenne che la religione maggioritaria avesse diritto di manifestarsi in forme più intense delle altre religioni negli spazi pubblici,  benché, con l’Accordo di revisione del Concordato lateranense del 1984, Repubblica Italiana e Santa Sede avessero convenuto che non fosse più in vigore il principio della religione cattolica come unica religione  dello stato,  proclamato dallo Statuto Albertino, la costituzione  del Regno d’Italia che ebbe vigore dal 1848 al 1946:
Art. 1. - La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi.
  Manifestazioni di queste pretese si sono avute nella questione dell’esposizione del Crocifisso negli uffici pubblici, in particolare nelle aule scolastiche e nelle aule giudiziarie, nella questione dell’allestimento di presepi negli edifici pubblici, in particolare nelle scuole pubbliche, nella questione delle visite pastorali dei vescovi negli uffici pubblici, in particolare nelle scuole pubbliche.
  Spesso si respingono le critiche di lesione del principio della laicità delle istituzioni pubbliche osservando che si potranno cambiare certe consuetudini quando anche nelle nazioni in cui sono maggioritarie religioni che da noi sono ancora minoranza si farà lo stesso. Ma le norme che sanciscono il diritto di libertà religiosa e il principio di laicità delle istituzioni pubbliche non prevedono la condizione di reciprocità, in quanto sono relative a diritti fondamentali degli esseri umani.
 Manifestazioni di intolleranza religiosa sono frequenti anche nelle nostre collettività di fede, quando si pretende che una certa via, un certo metodo, un certo cammino, siano gli unici che possono essere seguiti, a pena di esclusione. In questo campo compete all’autorità religiosa di correggere certe impostazioni, rendendole conformi alla dottrina corrente. Ma questo servirà a poco se l’idea di libertà religiosa non corrisponderà ad una conquista cultura delle persone della nostra fede, seguendo il percorso di purificazione della memoria  indicato dal Wojtyla. Viene prima la  carità o la verità? Papa Ratzinger vi ha dedicato una enciclica, la Carità nella Verità, del 2009, che in certe parti appare in dialettica con la precedente enciclica Lo sviluppo dei popoli, del papa Montini, del 1967. La carità, intesa come  agàpe, benevolenza universale per cui si vuole far partecipare tutti ad un lieto convito, è criterio per distinguere ciò che è verità? La questione appare ancora aperta. Alcuni infatti sostengono che per esigenze di carità si sta modificando la dottrina tradizionale. Altri replicano che secondo carità quella dottrina tradizionale viene meglio intesa.
  Al di fuori del contesto europeo e delle nazioni di cultura europea le persone della nostra fede subiscono persecuzioni, a volte per motivi essenzialmente politici, ma spesso anche per motivi propriamente religiosi. Infatti in molte parti del mondo, anche in nazione che formalmente accettano i principi umanitari proclamati dalle Nazioni Unite, la libertà religiosa è molto limitata e a volta si limita a una  tolleranza  religiosa. Ciò accade in molte nazioni a maggioranza islamica, specialmente in quelle che non riconoscono il principio della laicità delle istituzioni pubbliche. La situazione si è molto aggravata con l’affermazione politica del fondamentalismo islamico globalizzato, un movimento rivoluzionario politico a sfondo religioso. Si teme che l’immigrazione dalle nazioni a maggioranza islamica porti prima o poi a limitazioni nella libertà religiosa della nostra fede. In realtà l’Islam diffuso in Europa e nelle nazioni di cultura europea, in particolare in America, sta assimilando i nostri principi umanitari, anche se il mutamento culturale, intendendo la cultura come il complesso dei costumi, linguaggi, miti, relazioni sociali di un popolo, sarà molto più lento e faticoso. In particolare il fattore principale di progresso in quel campo religioso appare quello dell’affermazione dei diritti delle donne: purtroppo in materia stiamo vivendo una fase storica in cui nella nostra fede alcune correnti spirituali riprendono a criticarla, facendosi portatrici di ideologie maschiliste e paternaliste.
  Come fare per sostenere le persone della nostra fede nella repressione che è in atto in altre nazioni, con altre religioni maggioritarie? La via principale è quella delle istituzioni internazionali. C’è poi quella del diritto di asilo, a cui hanno diritto, secondo il nostro ordinamento, tutti i perseguitati. E, infine, quello del sostegno al lavoro culturale che in quelle nazioni si sta svolgendo per modificare la situazione: lo si fa mandando personale religioso, volontari, aiuti materiali. Ma il dialogo interreligioso qui da noi in Europa, già molto intenso,  sarà fondamentale per creare le condizioni culturali per nuove forme di coesistenza anche in quelle nazioni.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.


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