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martedì 20 dicembre 2016

Inequità planetaria e lotta religiosa contro un modello di sviluppo

Inequità planetaria e lotta religiosa contro un modello di sviluppo

  L’esortazione apostolica La gioia del Vangelo,  del 2013, e l’enciclica Laudato si’¸ del 2015, del Papa regnante, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, in religione Francesco,  sono espressioni di una medesima linea di pensiero. Si tratta di documenti senza precedenti nella dottrina sociale.  Al centro di essi vi è l’analisi, anche religiosa, di una condizione di sofferenza umana definita con il neologismo inequità.
  Questa parola appare per la prima volta in italiano nel testo nella nostra lingua dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium -  La Gioia del Vangelo diffuso da Libreria Editrice Vaticana.  Deriva dallo spagnolo. Nel testo inglese del documento  è resa con inequality (=ineguaglianza - nell'inglese il termine è spesso implicitamente associato all'idea di ingiustizia). Nel testo spagnolo, lingua nella quale il documento è stato verosimilmente pensato, si legge inequidad, da cui verosimilmente il neologismo italiano: in un dizionario spagnolo si definisce "El concepto de inequidad se ha considerado sinónimo del concepto de desigualdad. Es fundamental diferenciar estos dos conceptos. Mientras desigualdad implica diferencia entre individuos o grupos de población, inequidad representa la calificación de esta diferencia como injusta…"; quindi "disuguaglianza ingiusta".
 All’origine di questa  disuguaglianza ingiusta,  ed  ingiusta  in quanto fonte di sofferenza umana, vi è un modello di sviluppo economico che degrada insieme sia l’ambiente naturale, ormai fortemente pervaso della presenza umana e delle attività umane e quindi da esse condizionato, sia l’ambiente sociale. Questo modello di sviluppo è espressione di un antropocentrismo deviato.  In quest’ottica è completamente ripensato il tema del relativismo pratico, che definito dal Ratzinger e dai suoi predecessori come il rifiuto personale e collettivo di valori assoluti e in particolare di quelli religiosi della nostra fede proclamati dalla dottrina, quindi dei dogmi di fede, in definitiva un problema che riguarda la verità, viene presentato ora come patologia sociale che spinge le persone ad approfittare delle altre e a trattarle come  meri oggetti (Laudato si’, n.123). Quel modello di sviluppo distorto e inumano deriva dall’onnipresenza di un paradigma tecnocratico, secondo cui tutto, in particolare il bene delle persone umane, diviene irrilevante se non serve ai propri interessi immediati (Laudato si’, n.123). In quest’ottica si diviene insofferenti delle leggi, che vengono considerate solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare (questa ideologia consiglia infatti la deregolamentazione, in particolare del mercato del lavoro). Il senso del lavoro viene quindi stravolto. In particolare la finalità dell’economia  è diventata quella del riduzione dei costi  di produzione in ragione della diminuzione del costo del lavoro e della diminuzione dei posti di lavoro, che sempre più vengono sostituiti dalle macchine (Laudato si’,  n.128).
  A fronte di questa situazione di sofferenza umana, troviamo sia nella Gioia del Vangelo  sia nella Laudato si’ l’appello a un impegno di lotta per contrastare quel modello di sviluppo fondato su un antropocentrismo deviato.
 Laudato si’, 13: “Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.
Laudato si’, 55: “A poco a poco alcuni Paesi possono mostrare progressi importanti, lo sviluppo di controlli più efficienti e una lotta più sincera contro la corruzione. E’ cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modificare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. E’ quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati, cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.
Laudato si’,  244: “ Nell’attesa, ci uniamo per farci carico di questa casa che ci è stata affidata, sapendo che ciò che di buono vi è in essa verrà assunto nella festa del cielo. Insieme a tutte le creature, camminiamo su questa terra cercando Dio, perché «se il mondo ha un principio ed è stato creato, cerca chi lo ha creato, cerca chi gli ha dato inizio, colui che è il suo Creatore». Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza.
Laudato si’, Preghiera finale per la nostra terra:
Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza 
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura 
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati 
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.
  Questo appello non viene proposto dall’autore di quei documenti tanto come maestro di teologia e di fede quanto come persona religiosa compartecipe di una situazione di sofferenza umana e desiderosa, anche per moventi religiosi, di intervenire su di essa per apportare cambiamenti. Ecco perché, di fronte ai sofferenti dei campi di battaglia di una società basata sull’inequità, viene proposto un modello di impegno religioso basato sull’idea dell’ospedale da campo, il luogo di soccorso d’emergenza più vicino ai sofferenti, e su quella di essere in uscita. In altri tempi forse si sarebbe proposto di mandare più predicatori.
 L’appello di Bergoglio cade in una società religiosa italiana che ancora non è uscita dalla lunga glaciazione indotta dai suoi predecessori, timorosi che quel tipo di impegno di fede che oggi viene proposto conducesse alla frammentazione e alla dissoluzione delle nostre collettività di fede. Con molta fatica, e con forti resistenze, si inizia, non dico a recepirlo, ma a confrontarsi con esso. Il pensiero di Bergoglio si è formato in una società molto lontana dalla nostra, in ogni senso: l’America Latina, un continente europeizzato che però si trova ai margini del modello di sviluppo dominante in Occidente. L’Italia è invece al suo centro e adotta l’ideologia dei potenti della Terra, di quelli che nella Laudato si’  sono criticati come oppressori dei poveri e dei lavoratori e, insieme, come responsabili del degrado dell’ambiente naturale, in particolare di quello abitato dai più poveri.  E’ stato sostanzialmente questo il senso di alcune delle principali  riforme  attuate e progettate da noi, in particolare nel campo delle regole del lavoro. In questo senso il pensiero del Bergoglio non trova ancora terreno fertile da noi. Infatti in genere si dà per scontato che quel modello di sviluppo criticato nella Gioia del Vangelo  e nella Laudato si’ sia inevitabile, naturale, per quanto fonte di sofferenza umana. Lo vediamo, ad esempio, in certi atteggiamenti verso i cosiddetti immigrati economici.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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