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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 22 dicembre 2016

Cammini di liberazione

Cammini di liberazione


 Quando si parla dell’enciclica Laudato si’, diffusa nel 2015 dal Papa, spesso la si inquadra nei discorsi sull’ecologia correnti, nei quali ci si lamenta del degrado dell’ambiente naturale e della cattiva sorte degli animali che ci sono più simpatici, un po’ sulla falsariga del testo della canzone Ragazzo della via Gluck,  interpretata da Celentano dal  ‘68.

 
Questa è la storia

di uno di noi, 
anche lui nato per caso in via Gluck, 
in una casa, fuori città, 
gente tranquilla, che lavorava. 
Là dove c'era l'erba ora c'è 
una città, 
e quella casa 
in mezzo al verde ormai, 
dove sarà? 

Questo ragazzo della via Gluck, 
si divertiva a giocare con me, 
ma un giorno disse, 
vado in città, 
e lo diceva mentre piangeva, 
io gli domando amico, 
non sei contento? 
Vai finalmente a stare in città. 
Là troverai le cose che non hai avuto qui, 
potrai lavarti in casa senza andar 
giù nel cortile! 

Mio caro amico, disse, 
qui sono nato, 
in questa strada 
ora lascio il mio cuore. 
Ma come fai a non capire, 
è una fortuna, per voi che restate 
a piedi nudi a giocare nei prati, 
mentre là in centro respiro il cemento. 
Ma verrà un giorno che ritornerò 
ancora qui 
e sentirò l'amico treno 
che fischia così, 
"wa wa"! 

Passano gli anni, 
ma otto son lunghi, 
però quel ragazzo ne ha fatta di strada, 
ma non si scorda la sua prima casa, 
ora coi soldi lui può comperarla 
torna e non trova gli amici che aveva, 
solo case su case, 
catrame e cemento. 

Là dove c'era l'erba ora c'è 
una città, 
e quella casa in mezzo al verde ormai 
dove sarà. 

Ehi, Ehi, 

La la la... la la la la la... 

Eh no, 
non so, non so perché, 
perché continuano 
a costruire, le case 
e non lasciano l'erba 
non lasciano l'erba 
non lasciano l'erba 
non lasciano l'erba 

Eh no, 
se andiamo avanti così, chissà 
come si farà, 
chissà...

 La lirica riprendeva ragionamenti di critica sociale e politica che all’epoca si facevano, e che potremmo considerare di impostazione rivoluzionaria, ma rimane ad un livello molto più superficiale, del contrasto erba - cemento e vita rurale - vita di città. D’altra parte era destinata al grande pubblico. Bene, nella Laudato si’  c’è molto di più.
  E’ dagli anni ’60 che i Papi scrivono moltissimo. Ma scarseggiano i lettori e, ancor più, i lettori attenti. D’altra parte, a volersi impegnare nello studio dei loro testi, non rimarrebbe tempo per molto altro, almeno per gran parte della gente comune. Una critica che si fa ai Papi contemporanei è che hanno lasciato ben poco spazio alla riflessione e al dialogo, e soprattutto alla ricerca mediante il dialogo, mettendo sempre di mezzo questi loro documenti lunghi e complessi, che, provenendo da un’autorità religiosa e pretendendo quindi di essere obbediti oltre che studiati, tendono a troncare le discussioni. Direi però che la Laudato si’  è un documento di altro tipo, che apre il dibattito invece che chiuderlo. Vi è scritto infatti che vuole aprire   un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione [Laudato si’, 64].
  In genere sono piuttosto insofferente verso il modo di presentare la vita religiosa come un cammino, anche se si tratta di una metafora utilizzata fin dai tempi antichi. Sì, si cammina, ma dove si va? In genere i traguardi sono piuttosto vaghi. E così, appunto, questo camminare mi appare un vagare  senza una vera meta, un cammino  che non finisce mai e che soprattutto è progettato per non finire mai. L’idea è quella della sequela, che mi attira se si tratta di seguire il Maestro, molto meno se si tratta di seguire senza tante storie altri sedicenti maestri. Se però si prende come riferimento per questo camminare  la liberazione  è diverso, perché la liberazione  è una meta.  Ed è diverso  soprattutto se in questo impegnativo camminare  ci si apre al dialogo, per cui non si tratta solo di essere condotti  e di  seguire, ma anche di decidere, insieme a molti altri, dove  andare e che cosa fare.  Perché in questo lavoro occorre fare innanzi tutto  il punto della situazione ed è bene farlo avendo quanti più punti di vista possibile. Lo studio delle Scritture e la teologia non bastano. In passato, alle origini della dottrina sociale, si è pensato invece che fossero sufficienti e che quindi, siccome nella nostra confessione ne abbiamo un interprete autorevole assistito da potenze soprannaturali, un Papa potesse legiferare in materia sociale e politica, stabilendo come organizzare una società. Non è questa la pretesa della Laudato si’.
  Che l’enciclica non rientrasse  nella letteratura propriamente  ecologica  lo si poteva capire già dal sottotitolo: “Enciclica sulla cura della casa comune”. La casa è dove si abita. Nella parola ecologia la casa  c’è, perché essa contiene il termine del greco antico òikos che significa casa  (ma anche ambiente): però è stata inventata in Germania a fine Ottocento e si riferiva allo studio delle dinamiche degli ambienti naturali. E’ dagli anni ’60 del secolo scorso che ha assunto un senso anche politico, come critica di un modello di sviluppo (ne può essere considerato un indizio la canzone di Celentano che ho trascritto sopra). La Laudato si’  si muove appunto su questa linea. Essa infatti contiene una marcata critica politica, in particolare dell’Occidente capitalistico, il modello economico e sociale dominante a livello globale. Le reazioni più negative sono venute dagli Stati Uniti d’America, che possiamo considerare ancora il centro di quel modello di sviluppo: il Papa è stato invitato a farsi gli affari propri e a limitarsi ai discorsi religiosi.  Penso che la situazione si aggraverà ulteriormente nell’era apertasi dopo le ultime elezioni presidenziali statunitensi.
  Il discorso sviluppato nella Laudato si’  è centrato sulle società umane, non sulla natura. In questo si distacca marcatamente dall’ecologismo politico che tende a considerare l’umanità una specie di malattia del pianeta. Gli esseri umani, come tutti gli altri esseri viventi, sono  di casa  sul questa Terra. Tutti i viventi sono  uniti da legami invisibili e formano una sorta di famiglia universale (Laudato si’, 89), ma questo non significa equiparare tutti gli esseri viventi e togliere all’essere umano quel valore peculiare che implica al tempo stesso una tremenda responsabiltà (Laudato si’, 90): non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nel tempo stesso nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani (Laudato si’, 91).
  Questa idea che tutti i viventi, gli umani e i non umani, costituiscano una famiglia, non è realistica. La natura è costituita in modo che i viventi si mangino tra loro e quindi siano costantemente in lotta mortale gli uni con gli altri. Questa è la principale obiezione a coloro che vorrebbero che gli umani rinunciassero a nutrirsi degli altri animali. In questo modo si pongono gli umani al di sopra della natura di cui invece sono parte. Si divinizzano gli umani. Lo si può fare nel quadro di un discorso religioso, ma non di uno propriamente ecologico. Se però, religiosamente, si vuole intendere che gli umani, come viventi di un tipo molto particolare, dotati di spirito e ragione, e anche di una potenza tecnologica che li ha portati a dominare (fino ad un certo punto) gli ambienti da loro abitati, sentono una particolare responsabilità anche verso gli altri viventi e si propongono di fare del mondo, quindi anche degli ambienti naturali, la casa di tutti i viventi, nel senso innanzi tutto di porsi dei limiti  allo sfruttamento delle risorse naturali, e quindi anche di ogni tipo di vita umana e non umana, allora il discorso della famiglia universale  diviene accettabile. Ma a quel punto in questione non è tanto l’ecologia, ma un modello di sviluppo delle società umane. E infatti l’enciclica è piena di raccomandazioni su come migliorare l’organizzazione sociale e politica, a partire però da una conversione personale ad uno stile di vita definito sobrio. Esso richiede la costruzione di una spiritualità personale. Questo è un apporto caratteristico dell’enciclica ed ha un’origine religiosa. Di solito i modelli di sviluppo sono collegati a politiche e queste ultime a interessi confliggenti che, ad un certo punto, possono trovare un accomodamento in un equilibrio precario di rapporti di forza sociale,  ma sono sempre in balìa degli egoismi collettivi. Da qui il senso di precarietà e insicurezza dell’insieme, tanto maggiore nel mondo globalizzato contemporaneo nel quale, per le dimensioni gigantesche dei fenomeni sociali, ne sembra impossibile il governo razionale. Tuttavia una rivoluzione culturale  (Laudato si, 114) che portasse a nuovi stili personali di vita per via di conversione potrebbero avere anche una efficacia propriamente economica e politica, come quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti  e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione (Laudato si’i,  206). L’esperienza corrente è invece quella di una manipolazione dei consumatori da parte delle imprese, in particolare di quelle maggiori che hanno raggiunto un potere tale da poter condizionare addirittura le politiche degli stati, per creare meccanismi consumistici compulsivi, per cui le persone finiscono per essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue (Laudato si’,  203).

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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