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mercoledì 29 giugno 2016

Don Giorgio Nacci sull'educazione liturgica dei ragazzi

Dal WEB: http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Come-far-capire-la-Messa-ai-ragazzi
Da un articolo sul seminario di studio nazionale del 2009 intitolato significativamente «Anche noi celebriamo!», con sottotitolo «L'educazione liturgica dei ragazzi negli itinerari di iniziazione cristiana» (Pisa, Aula Magna del Seminario Santa Caterina, 21 e 22 Febbraio 2009). Rivolto a responsabili Acr diocesani, educatori e animatori,

  Tema non semplice, quello del rapporto tra ragazzi ed Eucarestia, ammette Giorgio Nacci: «L'Eucarestia, momento culmine dell'incontro con Cristo, è per "gli adulti nella fede": non solo per i "grandi" di età anagrafica ma soprattutto adulti per maturazione e consapevolezza». I piccoli sembrerebbero esclusi. Ma non è così. E qui vale rileggere la confortante riflessione offerta dal Direttorio prima citato: «È vero che anche nella loro vita quotidiana i fanciulli non sempre né tutto comprendono delle loro relazioni ed esperienza con gli adulti, senza che si dimostrino per questo infastiditi o tediati: parrebbe quindi che neanche in fatto di liturgia sia il caso di pretendere che tutto e sempre sia per essi intellegibile e chiaro». Il passo successivo qual è? «L'educazione alla liturgia - risponde Nacci - inserita nel cammino formativo cristiano dei ragazzi, che trova senz'altro fondamentali riferimenti e utili indicazioni nel Direttorio per le messe dei fanciulli, che prevede una scelta adatta dei canti e delle preghiere, per favorire la comprensione nei giovanissimi. Per aiutarli a capire, e quindi ad esserne consapevoli, che cosa stiamo celebrando durante la messa, che cosa stiamo vivendo, ossia il mistero dell'amore di Cristo per noi».
Il percorso prosegue, sottolinea Nacci, dalla messa per i ragazzi alla celebrazione eucaristica comunitaria, da vivere pienamente insieme, grandi e piccoli. E qui Giorgio osserva: «Forse occorrerebbe anche mettere un po' d'ordine nella creatività liturgica nelle celebrazioni, a volte eccessiva, che distrae dal cuore dell'evento, senza però cadere nel freddo formalismo. In altre parole, la celebrazione, nel modo in cui la liturgia ci chiede di celebrarla, è già simbolicamente ricca così com'è: piuttosto, deve essere curata (nelle letture, nei canti e nelle preghiere all'unisono, nelle pause di silenzio) in modo da favorire la partecipazione piena dell'assemblea. Tutto dovrebbe essere armonico, per far cogliere la bellezza dell'incontro con il mistero di Dio. Infatti, il modo più efficace per aiutare i ragazzi a comprendere ciò che celebrano è vivere l'esperienza di una comunità cristiana che sa ben celebrare, che sa vivere in maniera adulta ciò che celebrano. La trasmissione della fede è sempre opera di tutta la comunità, ed è garanzia di un percorso educativo di qualità».
Tornando ai ragazzi, Giorgio Nacci, 25 anni, laureando in Scienze Pedagogiche all'Università degli Studi di Lecce, offre la sua esperienza di cinque anni come responsabile Acr per la diocesi di Brindisi-Ostuni. «Con i ragazzi di prima comunione, 8-10 anni, celebriamo una messa per i fanciulli, secondo il formulario del Direttorio, che i ragazzi vivono a loro misura; una volta al mese, anche con le famiglie, per poi partecipare tutti insieme a quella comunitaria della domenica. L'Acr crede nel protagonismo dei ragazzi, nonostante la complessità della situazione educativa attuale. Se non è facile coinvolgere i ragazzi, è ancora più difficile coinvolgere i genitori. Questa nostra iniziativa, comunque, non di rado è occasione di riscoperta della fede degli adulti, spesso lontani da questa realtà. Quanto ai ragazzi, se provocati nel modo giusto, ossia mettendosi alla loro altezza, facendosi piccoli, come Gesù, in una prospettiva vera di abbandono, riescono a sorprenderci, rivelando una commozione sincera di fronte all'Incontro che sperimentano. Noi educatori abbiamo spesso aspettative elevate, che forse talvolta vanno deluse, ma non dobbiamo mai dimenticare di riconoscere che opera lo Spirito di Dio, capace di far comprendere anche ai piccoli che Dio ci ama, è nostro compagno di strada per attraversare la vita».

Allora, per «generare alla fede», conclude Nacci, «è compito di tutta la comunità cristiana, non solo degli educatori e dei genitori, svelare ai più piccoli la bellezza di una vita eucaristica, vissuta con lo stesso amore spezzato per gli altri così come ha fatto il Signore, anche al di fuori della celebrazione, rafforzando la capacità di testimonianza. E ugualmente va offerta ai ragazzi (anche se non “capiscono” tutto, anche se non credono fino in fondo) l'occasione di testimoniare riguardo alle esperienze formative ed educative che vivono».

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