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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 29 giugno 2014

Noi e il mondo attorno a noi


Noi e il mondo attorno a noi

 
 

 Per quello che ho potuto constatare, nell'educazione religiosa di base si presta poco attenzione alla grande storia e ai suoi processi evolutivi, che è come dire al corso del mondo attorno a noi. Non è una cosa nuova: corrisponde anzi a una tradizione che risale alle origini. Non è che non ci sia occupati dell'argomento, solo che veniva considerata cosa da dotti, non per tutti. Alla gente comune veniva proposta una spiritualità personale a sfondo morale che cercava di indurre a un certo stile di vita nelle relazioni con gli altri e nella partecipazione alle liturgie. Questo è quanto in fondo accade tuttora. Come reazione agli assilli moralistici del passato, anche piuttosto recente, ho notato un certo spostamento dei toni dall'impegno personale sulla via del bene, la fatica del bene, al tema dell'affidamento ingenuo nell'azione soprannaturale su di noi, ma la sostanza non cambia. Il patto educativo che i genitori contraggono con la nostra organizzazione religiosa è fondamentalmente quello di dare alle nuove generazioni una certa impronta morale e questo risultato viene di solito effettivamente conseguito, perché poi in genere chi è formato in questo modo prenderà come riferimento per stabilire ciò che è bene e ciò che è male i Dieci Comandamenti nella versione estesa proposta dalla nostra confessione, e questo anche se nella sua vita li violerà tutti quanti. Questa impostazione è gravemente insufficiente perché non mette in condizione le persone, tutte le persone, di operare consapevolmente le mediazioni culturali che servono a far vivere gli ideali di fede nel mondo di oggi. Un tempo ci si poteva (e anzi spesso ci si doveva) limitare a seguire la linea promulgata dall'autorità, senza porsi tanti problemi. In società in cui le masse hanno voce e potere la cosa cambia aspetto: bisogna occuparsi del corso della storia e del suo significato religioso per poi essere in grado di prendere le decisioni giuste. Oggi è raro trovare persone che sappiano intendere realisticamente il corso degli eventi anche nella sua portata religiosa. Questo comporta non essere in grado di capire le minacce che dalla storia vengono alle nostre visioni di fede e, correlativamente, di intendere le opportunità che ci sono offerte dalla storia. Uno degli obiettivi del lavoro che si fa in Azione Cattolica è quello di costruire percorsi di autoformazione per rimediare a questo problema. Lo si capisce chiaramente esaminando il catalogo dei libri pubblicati dall'editrice dell'associazione, la A.V.E.. Vi invito a farlo sul WEB:  http://www.editriceave.it/
  Per quanto mi riguarda, se non fosse stato per l'Azione Cattolica non sarei mai uscito da quella dimensione di spiritualità personale e liturgica in cui mi aveva introdotto la prima iniziazione religiosa, che ho ricevuto proprio qui, nella nostra parrocchia. Oggi è più difficile fare questo progresso personale, anche se l'Azione Cattolica non è la sola organizzazione che è impegnata in questo lavoro. Questo dipende dal clima generale che si è vissuto da tanti anni nelle nostre collettività di fede, in Italia, per cui questa maturazione spesso è stata ritenuta non indispensabile e, a volte, addirittura pericolosa.
 Quando cominciai ad essere coinvolto nelle attività dell'Azione Cattolica, e ciò avvenne da universitario, in FUCI, capii che l'associazione era parte di un movimento impegnato in un processo di portata storica che, definito espressamente in relazione alla fase di attuazione degli ideali del Concilio Vaticano 2°, andava molto oltre questo obiettivo specifico e si collegava a moti a carattere mondiale di trasformazione delle società in cui l'umanità era divisa, per raggiungere una unità mai sperimentata nel passato, anche se forse talvolta immaginata. Di essi i laici di fede erano stati protagonisti dall'inizio dell'Ottocento e, in particolare dagli anni '30 del Novecento.  
  Ma è compito della gente di fede cambiare il mondo? Non deve limitarsi ad attendere che lo cose cambino per azione soprannaturale? Che bisogno c'è di darsi tanto da fare quando tutto cambierà a prescindere da noi? Su questi argomenti ci sono nelle nostre collettività di fede diverse opinioni. C'è chi pensa che se la fede è solo una attesa inerte non è poi tanto interessante. Di fatto, storicamente, non la si è mai intesa solo così. La gente di fede è sempre stata piuttosto attiva e l'attivismo, fin dal nome "Azione" Cattolica, ha caratterizzato la nostra associazione. Questo attivismo sociale è stata la peculiarità di  masse di laici di fede dall'Ottocento in poi, arrivando a produrre il pensiero sociale cristiano, una ideologia a sfondo religioso che è alla base di una straordinaria evoluzione culturale prodottasi in Occidente. Essa ai tempi nostri ci fa sembrare a portata di mano l'obiettivo di una pace universale. Nella nostra nuova Europa, storicamente travagliata da una serie senza fine di conflitti, esso ha avuto la sua più eclatante concretizzazione. La situazione che stiamo vivendo non ha precedenti storica, è assolutamente  nuova. Per la prima volta nella storia dell'umanità si è avuta una realizzazione di un ordine sociale e politico pacifico non basato sull'assoggettamento ad un'unica autorità politica. Questo ideale, di cui ai tempi nostri non si riesce più a cogliere l'origine religiosa, risale alle origini della nostra teologia, vale a dire all'inizio degli sforzi per costruire le prime grandi mediazioni culturali della nostra fede, trasferendo le limitate prospettive ideologiche che caratterizzavano il giudaismo donde essa aveva tratto le proprie basi culturali in quelle enormemente più ampie del grande impero mediterraneo in cui essa si era rapidamente diffusa. Lo troviamo espresso in termini piuttosto sofisticati nell'opera del filosofo/teologo Agostino d'Ippona La città di Dio, scritta nel Quinto secolo della nostra era.
 Si viveva, quando quell'opera fu costruita, in tempi assai tribolati, molto più dei nostri attuali. La nostra fede era divenuta da meno di un secolo l'ideologia del grande impero mediterraneo in cui essa si era diffusa e già tutto pareva crollare, in Occidente, a causa delle invasioni di popoli immigrati del Nord-Est dell'Europa. Nel 410 Roma era stata saccheggiata dai Visigoti, guidati dal loro re Alarico. Vi furono coloro che imputarono alla nuova fede religiosa l'incapacità di resistere agli invasori, sostenendo la superiorità dell'ideologia pagana. Agostino apre la sua opera osservando che, durante il sacco di Roma, erano stati rispettati i templi cristiani, dove avevano trovato rifugio, scampando alla morte, cristiani e non cristiani.
"Dalla città terrena sorgono nemici, contro i quali si deve difendere la città di Dio … Eppure oggi non potrebbero parlare in modo così ostile, se non avessero salvato la loro vita, di cui vanno così fieri, proprio nei luoghi sacri, mentre fuggivano dal nemico.
 Non è forse vero che essi, ostili al nome di Cristo, furono risparmiati dai barbari proprio per questo nome? Ciò è testimoniato dai luoghi dei martiri e dalle basiliche degli apostoli, che durante la devastazione dell'Urbe accolsero credenti e non credenti in cerca di scampo. Fin qui infuriava il nemico sanguinario, qui il furore dell'eccidio trovava un limite; là erano spinti dalla compassione del nemico coloro che erano stati risparmiati, perché non incappassero in nemici meno compassionevoli … In tal modo si salvarono molti che ora contestano i tempi cristiani e attribuiscono invece al nostro Cristo i mali che soffrì quella città … E' proprio questo che dovrebbero riconoscere ai tempi cristiani: il fatto che dei barbari feroci, contro ogni costume di guerra, li hanno risparmiati, non solo in qualunque luogo, grazie al nome di Cristo, ma pure i quegli enormi luoghi consacrati al suo nome  e così scelti, secondo una grande misericordia, per contenere moltissima gente; per questo dovrebbero rendere grazie a Dio e rivolgersi sinceramente, per sfuggire alla pena eterna, a quel nome da molti adoperato in modo falso per sfuggire alla pena di una pena immediata"
[La Città di Dio, I,1,  trad. di Luigi Alici. ed. Bompiani, 2001]
  Partendo da questo episodio storico, Agostino sviluppa l'idea della nostra fede religiosa come fondamento di una nuova condizione di pace universale, sempre desiderata dagli esseri umani ma mai raggiunta perché cercata solo per soddisfare interessi particolari:
"Chiunque osservi insieme a me le realtà umane e la nostra natura comune, riconosce che non come non vi è nessuno che non voglia godere, così non vi è nessuno che non voglia possedere la pace. Addirittura, anche coloro che ricercano le guerre non vogliono altro che la vittoria, quindi desiderano fortemente raggiungere la gloria e la pace attraverso la guerra. Che cos'è infatti una vittoria se non la eliminazione di ogni resistenza? E proprio quando ciò sarà accaduto, si avrà la pace. Dunque è in vista della pace che si conducono le guerre … Anche coloro che vogliono turbare lo stato di pace i cui si trovano, non odiano la pace, ma desiderano cambiarla a loro arbitrio … Ognuno quindi desidera essere in pace con i suoi, volendo però che vivano secondo il suo arbitrio".
[La Città di Dio, XIX,12,1, edizione prima citata]
 Egli intuisce che gli ideali della nostra fede, in cui ci si propone di prendersi cura amorevolmente gli uni degli altri, in spirito di servizio e di dedizione, sull'esempio del nostro primo Maestro, può essere la base per un nuovo tipo di pace, diverso da quello basato sul dominio della forza. In questo modo la pace terrena può tendere  a quella  celeste, perfetta secondo gli ideali religiosi.
 Il senso del movimento sociale e politico di cui anche il Concilio Vaticano 2° è stato espressione e di cui l'Azione Cattolica è parte, risiede proprio in questo tentativo di realizzare una pacificazione universale non sulla base di azioni di forza, quindi imponendo a tutti i popoli del mondo un unico dominio politico, un unico impero a cui soggiacere, ma attraverso un progresso culturale delle masse, che le renda capaci di sottrarsi alla tentazione dell'uso della forza a fini di rapina e di conquista  e di realizzare un nuovo ordine sociale mediante l'organizzazione sociale che storicamente ha dato voce alle masse, vale a dire mediante la democrazia nell'estensione in cui la si concepisce nel mondo contemporaneo.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

 

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