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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 26 dicembre 2012

Evangelizzazione e promozione umana

Evangelizzazione e promozione umana

Nella Chiesa cattolica è molto importante il ruolo svolto dai Papi, ai quali giuridicamente, per il diritto canonico, che è il diritto della Chiesa cattolica, compete la sovranità assoluta tutte le questioni questione che riguardano la Chiesa cattolica, siano esse relative alle sue organizzazioni, da quelle di vertice a quelle locali, siano invece puramente religiose, si tratti di argomenti teologici o morali, siano  infine relative ad ogni altro tema, compresi quelli politici.
 Nell’evoluzione recente dei modi di concepirsi come Chiesa e delle relazioni con le altre confessioni religiose e le società umane in cui i cattolici sono immersi sono stati naturalmente più rilevanti i pontefici degli ultimi due secoli:
Pio 9° (il quale regnò dal 1846 al 1878);
Leone 13° (il quale regnò dal 1978 al 1903);
Pio 10° (il quale regnò dal 1903 al 1914);
Benedetto 15° (il quale regnò dal 1914 al 1922);
Pio 11° (il quale regnò dal 1922 al 1939);
Pio 12° (il quale regnò dal 1939 al 1958);
Giovanni 23° (il quale regnò dal 1958 al 1963);
Paolo 6° (il quale regnò dal 1963 al 1978);
Giovanni Paolo 1° (il quale regnò nel 1978);
Giovanni Paolo 2° (il quale regnò dal 1978 al 2005);
Benedetto 16° (il papa regnante, il quale è stato eletto nel 2005).
  Solo a partire dal regno del Papa Giovanni 23° si ebbe la piena accettazione del metodo democratico come regime politico preferibile per le nazioni.
 Sotto il regno del Papa Pio 9°, a seguito della conquista militare dello Stato della Chiesa, si consumò quella frattura tra la Chiesa e il Regno d’Italia che portò alle disposizioni religiose che vietavano agli uomini  cattolici aventi diritto  di partecipare alle elezioni politiche italiane; esse furono osservate fino al 1913. Nel 1864, con il documento denominato Sillabo, allegato all’enciclica Quanta cura, il Papa Pio 9° condannò la libertà religiosa.
 Il Papa Benedetto 15° definì, in un lettera del 1917 ai capi dei popoli belligeranti, la Prima Guerra Mondiale (1914-1918 – L’Italia entrò nel conflitto nel 1915) una inutile strage, introducendo nella dottrina sociale della guerra il tema dei conflitti bellici.
 Il papa Pio 11° concluse quel compromesso con il regime fascista di Benito Mussolini che fu condensato nei Patti Lateranensi, composti di un Trattato, per il quale fu istituita la Città del Vaticano, in Roma, e di un Concordato, che limitava grandemente l’azione dei cattolici in politica.
 Il papa Pio 12°, con il radiomessaggio natalizio del 1944, introdusse il tema della democrazia come antidoto ai regimi autoritari guerrafondai.
 I papi del Concilio Vaticano 2° furono Giovanni 23°, il quale l’indisse nel 1961 con la Costituzione apostolica  Humanae salutis e Paolo 6° il quale nel 1965 ne approvò i deliberati e ne iniziò la fase attuativa, sia sul profilo liturgico e istituzionale, sia sotto quello che venne definito della promozione umana (in particolare si vedano le encicliche Populorum Progressio  - 1967
e  Octogesima adveniens -1971
 Durante il papato di Giovanni Paolo 2° si ebbero forme di spettacolare attuazione dei principi definiti durante il Concilio Vaticano 2°, da un lato sotto l’aspetto dei rapporti con le altre confessioni religiosi, dall’altro sotto l’aspetto politico, tanto che generalmente c’è consenso tra gli storici nel riconoscere un ruolo di quel Papa nella metamorfosi prodottasi nell’Unione Sovietica e nei sistemi politici da essa dominati negli anni ’80. Nello stesso periodo furono represse le correnti culturali e politiche che intendevano produrre, anche con metodi conflittuali, modificazioni in senso solidaristico nei sistemi politici dominati da sistemi economici capitalistici. Intendo riferirmi in particolare alle teologie della liberazione e ai corrispondenti filoni culturali e organizzativi diffusi anche in Italia come espressioni del rapporto tra evangelizzazione e promozione umana. In un’epoca in cui era ancora vivissimo il conflitto, culturale, politico e militare, tra i sistemi egemonizzati dagli Stati Uniti d’America e quelli che facevano capo all’Unione Sovietica, il papa Giovanni 23° sospettò che ciò che nel mondo capitalistico si muoveva nel senso della lotta politica per la promozione umana fosse collegato, e subordinato, ai progetti sovietici per l’affermazione nel mondo di un comunismo ateo.
 La Chiesa come oggi la viviamo è essenzialmente quella del papa Giovanni Paolo 2°.
 Che significa promozione umana?
 L’espressione origina dalla costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Guadium et spes  del Concilio Vaticano 2°:
35. Norme dell'attività umana.
L'attività umana come deriva dall'uomo così è ordinata all'uomo.
L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera.
Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che « è » che per quello che «ha» (61).
Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per così dire, la base materiale della promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla.
Pertanto questa è la norma dell'attività umana: che secondo il disegno di Dio e la sua volontà essa corrisponda al vero bene dell'umanità, e che permetta all'uomo, considerato come individuo o come membro della società, di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione.
 Promozione umana significa quindi in questa prospettiva, lavorare, come Chiesa, per una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali, in modo da permettere agli esseri umani, sia come individui che come membri della società, di attuare la sua integrale vocazione (compresa quella religiosa).
 Qual è il nesso con l’evangelizzazione? Si ritenne, a partire dal Concilio Vaticano 2°, che agire per la promozione umana, secondo i principi religiosi cristiani, fosse non solo un sostegno all’evangelizzazione, quindi alla diffusione della prospettiva religiosa cristiana, ma proprio un metodo di evangelizzazione, in particolare proprio dei laici, nella loro azione per ordinare secondo i principi religiosi le realtà temporali.
 Tra il 30 ottobre  e il 4 novembre 1976, nel quadro del programma pastorale della Conferenza Episcopale Italiana Evangelizzazione e Sacramenti, che vide come protagonista il vescovo segretario dell’organizzazione mons. Enrico Bartoletti, si svolse a Roma, preceduto da una lunga preparazione che coinvolse tutta la Chiesa italiana, un convegno ecclesiale sul tema Evangelizzazione e promozione umana, nel quale si fece un bilancio dell’attuazione dei principi conciliari su questo argomento e si delinearono linee di sviluppo. In qualche modo esso fu, su scala nazionale, quello che rappresentò per l’America Latina la riunione di Medellìn (Colombia) del 1968 del CELAM, il Consiglio Episcopale Latino Americano.
  Per molti versi il regno del papa Giovanni Paolo 2° venne a superare quel progetto. Il tema è ridiventato di attualità nel 2009 dopo l’importantissima enciclica Caritas in veritate del papa Benedetto 16°, che si collega espressamente, sulle tematiche sociali, all’enciclica Populorum progressio  1967 del papa Paolo 6°.
 Nei miei prossimi interventi mi propongo di riproporre alcuni dei discorsi che si fecero a Roma nel 1976, in un periodo che era anch’esso di crisi economica ma che in più vedeva, a differenza di oggi, la Chiesa duramente sotto scacco sotto diversi profili che mettevano in questione la sua autorità morale. Oggi viviamo in un contesto complessivamente diverso perché, se è vero che molti principi dell’etica religiosa sono divenuti molto meno praticati, essenzialmente quelli che riguardano la sfera delle relazioni sessuali e della riproduzione, è anche vero che oggi il Papa e i vescovi godono di un’autorevolezza sociale che viene stimata molto superiore alla forza sociale dei cosiddetti praticanti, di coloro che dicono di andare a Messa la domenica e le altre feste comandate. Un indizio di questo è che il penultimo governo nazionale cadde nel 2011 in concomitanza con una dura critica mossa al suo presidente in una prolusione del presidente della CEI.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli





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