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lunedì 1 gennaio 2018

Papa Francesco - Omelia nei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

Dalla pagina WEB
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2017/documents/papa-francesco_20171231_te-deum.html

Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima  Madre di Dio e Te Deum  di ringraziamento per l’anno trascorso

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Domenica, 31 dicembre 2017

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4). Questa celebrazione vespertina respira l’atmosfera della pienezza del tempo. Non perché siamo all’ultima sera dell’anno solare, tutt’altro, ma perché la fede ci fa contemplare e sentire che Gesù Cristo, Verbo fatto carne, ha dato pienezza al tempo del mondo e alla storia umana.
  «Nato da donna» (v. 4). La prima a sperimentare questo senso della pienezza donata dalla presenza di Gesù è stata proprio la «donna» da cui Egli è «nato». La Madre del Figlio incarnato, Madre di Dio. Attraverso di lei, per così dire, è sgorgata la pienezza del tempo: attraverso il suo cuore umile e pieno di fede, attraverso la sua carne tutta impregnata di Spirito Santo.
  Da lei la Chiesa ha ereditato e continuamente eredita questa percezione interiore della pienezza, che alimenta un senso di gratitudine, come unica risposta umana degna del dono immenso di Dio. Una gratitudine struggente, che, partendo dalla contemplazione di quel Bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, si estende a tutto e a tutti, al mondo intero. E’ un “grazie” che riflette la Grazia; non viene da noi, ma da Lui; non viene dall’io, ma da Dio, e coinvolge l’io e il noi.
  In questa atmosfera creata dallo Spirito Santo, noi eleviamo a Dio il rendimento di grazie per l’anno che volge al termine, riconoscendo che tutto il bene è dono suo.
  Anche questo tempo dell’anno 2017, che Dio ci aveva donato integro e sano, noi umani l’abbiamo in tanti modi sciupato e ferito con opere di morte, con menzogne e ingiustizie. Le guerre sono il segno flagrante di questo orgoglio recidivo e assurdo. Ma lo sono anche tutte le piccole e grandi offese alla vita, alla verità, alla fraternità, che causano molteplici forme di degrado umano, sociale e ambientale. Di tutto vogliamo e dobbiamo assumerci, davanti a Dio, ai fratelli e al creato, la nostra responsabilità.
  Ma questa sera prevale la grazia di Gesù e il suo riflesso in Maria. E prevale perciò la gratitudine, che, come Vescovo di Roma, sento nell’animo pensando alla gente che vive con cuore aperto in questa città.
  Provo un senso di simpatia e di gratitudine per tutte quelle persone che ogni giorno contribuiscono con piccoli ma preziosi gesti concreti al bene di Roma: cercano di compiere al meglio il loro dovere, si muovono nel traffico con criterio e prudenza, rispettano i luoghi pubblici e segnalano le cose che non vanno, stanno attenti alle persone anziane o in difficoltà, e così via. Questi e mille altri comportamenti esprimono concretamente l’amore per la città. Senza discorsi, senza pubblicità, ma con uno stile di educazione civica praticata nel quotidiano. E così cooperano silenziosamente al bene comune.
  Ugualmente sento in me una grande stima per i genitori, gli insegnanti e tutti gli educatori che, con questo medesimo stile, cercano di formare i bambini e i ragazzi al senso civico, a un’etica della responsabilità, educandoli a sentirsi parte, a prendersi cura, a interessarsi della realtà che li circonda.
  Queste persone, anche se non fanno notizia, sono la maggior parte della gente che vive a Roma. E tra di loro non poche si trovano in condizioni di strettezze economiche; eppure non si piangono addosso, né covano risentimenti e rancori, ma si sforzano di fare ogni giorno la loro parte per migliorare un po’ le cose.
  Oggi, nel rendimento di grazie a Dio, vi invito ad esprimere anche la riconoscenza per tutti questi artigiani del bene comune, che amano la loro città non a parole ma con i fatti.

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Mie considerazioni

  La storia umana non ha nuovi inizi e il Capodanno è solo un’illusione. Possiamo indagare il passato fin dove ce lo consentono le narrazioni e le altre tracce, ma anche prima c’erano esseri umani e prima di loro altri esseri viventi dai quali biologicamente discendiamo. Nelle fitte e complesse reti di relazioni delle quali sono fatte le società umane, il futuro è determinato dal passato, ma il momento per incidervi per farlo migliore, riparando al male che c'è, è solo il presente. E’ allora che lo si può progettare diverso. Il successo di queste intenzioni riformatrici o addirittura rivoluzionarie dipende fondamentalmente dalla forza che si riesce ad esercitare collettivamente, dal consenso che si riesce ad ottenere, dall’impatto con le altre forze sociali che spingono in direzioni diverse. E’ il problema del governo. Date certe premesse ne conseguiranno certi risultati: il futuro non ci è mai consegnato integro e sano. Lo si può considerare tale solo in un visione religiosa, nella quale si fa entrare in campo un disegno soprannaturale che guida e al quale si può decidere di aderire.
  Sono le stagioni a succedersi e allora, ad un certo punto, proprio di questi tempi tra gli europei e coloro che seguono il loro calendario, si può pensare ad un nuovo inizio, perché il ciclo riprende. Ma natura e società non funzionano nello stesso modo. E’ sempre il tempo di bilanci. Deciderlo di farlo, socialmente, alla fine dell’anno solare vale perché lo si fa tutti insieme. E allora ecco che, ad una visione realistica, il recente passato, l’anno appena trascorso, appare determinato da azioni cattive, opere di morte, menzogne e ingiustizie, guerre, piccole e grandi offese alla vita, alla verità, alla fraternità, che causano molteplici forme di degrado umano, sociale e ambientale. Collettivamente ne siamo responsabili, in varia misura, chi più chi meno, ma tutti lo siamo perché abbiamo interagito nella rete di relazione che costituisce la società.
  Ci sono certamente dei periodi storici di svolta, di cambiamento di fase, in cui tutto cambia più velocemente. Ne stiamo vivendo uno dal 2011. Si è protratto così a lungo che forse non ne avvertiamo più il vertiginoso movimento. Si rotola confusamente e non si sa bene verso dove. Da ragazzo ho  vissuto periodi storici molto duri ma tutto sommato con svolte meno drammatiche, con cambiamenti meno marcati. Si capiva, più o meno, in che direzione andava la storia, le forze che la determinavano, i possibili sbocchi, In politica i cambiamenti di fase erano determinati da variazioni molto piccole delle forze elettorali o parlamentari. Dal 1948 al 1992 l’indirizzo politico è stato piuttosto uniforme, dal 1992 al 2011  è stato caratterizzato dall’alternanza di due correnti politiche, dal 2011 è tutto mutato. Ma le cose non cambiano dando uno sguardo a livello internazionale. Da un mondo organizzato intorno all’egemonia di due grandi potenze economiche e militari, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica, si è passati ad un sistema con molti più poli,  gli Stati Uniti d’America, la Russia, la Cina comunista, il Giappone, l’India, l’America Latina, l’Unione Europea, ma  fondamentalmente con quattro soli modelli politici, quello di democratico - imperialista statunitense, quello autoritario russo, quello autoritario della Cina comunista, quello democratico europeo. Il primo è attualmente quello più potente dal punto di vista militare e più aggressivo, all’origine della gran parte delle guerre potenzialmente mondiali  che si sono combattute negli ultimi vent’anni. In economia, invece, prevale un modello unico,  con diverse varianti: quello del capitalismo neo-liberistico sul modello statunitense. Esso ha integrato tutte le economie mondiali in un unico sistema di relazioni economiche e finanziarie che le ha rese interdipendenti, per cui una estesa crisi locale è potenzialmente in grado di determinare un crollo globale. La dottrina sociale contemporanea è fortemente critica con questo modello economico e con la gran parte dei modelli politici prevalenti, compreso quello europeo. Non mi pare esserlo mai stata con questa intensità. Tale orientamento è emerso da ultimo nell’omelia di Papa Francesco di ieri, durante la celebrazione dei Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio:
«Anche questo tempo dell’anno 2017, che Dio ci aveva donato integro e sano, noi umani l’abbiamo in tanti modi sciupato e ferito con opere di morte, con menzogne e ingiustizie. Le guerre sono il segno flagrante di questo orgoglio recidivo e assurdo. Ma lo sono anche tutte le piccole e grandi offese alla vita, alla verità, alla fraternità, che causano molteplici forme di degrado umano, sociale e ambientale. Di tutto vogliamo e dobbiamo assumerci, davanti a Dio, ai fratelli e al creato, la nostra responsabilità.»
 Assumersi la responsabilità del male che c’è intorno a noi: in genere si è poco disposti a farlo. Di solito ci si scaglia contro gli altri. Ma un bilancio condotto con spirito religioso non può prescindere da un esame di coscienza sincero, veritiero. Siamo ancora, noi italiani, nella parte privilegiata dell’umanità. A che prezzo è stato mantenuto questo privilegio? Ciò che si dà in più ad una società o a certi settori della società viene sottratto ad altri: non dobbiamo illuderci, è così che quasi sempre accade. Ma sotto elezioni le cose vengono presentate in modo diverso: i candidati pensano di poter accontentare tutti, dare di più a chi ha di più e anche a chi a meno. Un programma di questo tipo è poco realistico, naturalmente, ma molti appaiono disposti a prestarvi fede. Ricordano la storia del Gatto e della Volpe  nel libro Pinocchio? E’ molto istruttiva. Intanto, seguendo l’allarmismo che circola tra la gente in merito all’immigrazione dall’Africa, il nostro governo ha concluso accordi che prevedono una nostra missione militare per intervenire nella guerra che si sta combattendo in Centro Africa: un impegno molto costoso, che potrebbe però costarci caro non solo economicamente. Laggiù si stanno coalizzando forze delle quali gli europei, anche quelli che dispongono delle armate  meglio organizzate e attrezzate per la guerra in quei territori, non sono mai riusciti ad avere veramente ragione. Di questo e di altri gravi problemi contemporanei, ad esempio sulle relazioni con i nostri bellicosi alleati statunitensi, deciderà il Parlamento che dovremo eleggere nel prossimo marzo. Un motivo per prepararsi bene alle scelte da fare. Senza assumere atteggiamenti bambineschi e goliardici, come quando da ragazzacci si decidere di fare un po’ di confusione per vedere l’effetto che fa. L’effetto che farà: sarà questione di vita o di morte. Purtroppo sembra che nessuna delle forze politiche che proporranno loro candidati abbia ancora preparato un qualche programma d’azione coerente, e nemmeno, per la verità, una semplice proposta propagandistica. E questo anche se chiamano alla fedeltà al progetto. Ma quale progetto? In un sistema elettorale, come quello da poco introdotto, che probabilmente non consentirà a nessuna coalizione di assicurarsi una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un proprio governo, il quadro delle alleanze per il  dopo è ancora oscuro. Si deciderà  dopo, si pensa. E’ serio? L’unica forza che dà indicazioni coerenti è, mi pare, la nostra Chiesa, con la sua dottrina sociale. Ma quanto la conoscono e, soprattutto, quanto sono disposti a seguirla? E’ una visione in cui ognuno è chiamato alle sue responsabilità sociali, ad un esame di coscienza realistico. Gente così rischia di fare la fine del povero grillo parlante nel racconto di Pinocchio, acciaccato al muro.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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