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martedì 16 gennaio 2018

Abbandono delle ideologie come manifestazione del degrado della politica democratica

Abbandono delle ideologie come manifestazione del degrado della politica democratica

  La politica è il governo della società. La politica democratica è quando il governo della società è un lavoro di molti che decidono di avere pari dignità. In una democrazia di popolo si vuole che le masse, i più,  siano coinvolte nel governo della società: questo richiede un complesso di diritti  sociali  per elevare i più alla pari dignità. I diritti sociali consistono in attività pubbliche per migliorare il benessere e l’istruzione della popolazione, mediante servizi pubblici e altre provvidenze che liberano le persone dalla schiavitù del bisogno, della violenza pubblica e privata e dell’ignoranza. E’ questa liberazione che crea  uguali in dignità. In materia di dignità sociale la differenza fondamentale è tra  liberi  e schiavi. La democrazia di popolo è innanzi tutto un processo di liberazione. Storicamente è spesso iniziato con la liberazione dei più dalla violenza dei pochi che dominavano la politica: è infatti solo con la violenza che i più soggiacciono ai pochi. E’ stato osservato che all’origine delle antiche dinastie sovrane c’era sempre un atto di violenza. Anche all’origine delle democrazie di popolo vi sono stati atti di violenza: la differenza è stata nell’ideologia che li guidava, che non voleva sostituire un despota con un altro, ma abbattere la tirannide sociale. Più recentemente si è acquisita consapevolezza che nessun processo di liberazione democratica è completo senza il ripudio della violenza. Nessuna democrazia popolare è in realtà possibile senza l’ideologia della nonviolenza. Questa è stata un’acquisizione recente anche per la dottrina sociale, che ha cominciato a diffonderla dal 1939, nei mesi in cui si avvertiva l’imminenza di un nuovo grande conflitto tra gli Europei, i  quali, dominando ancora il mondo l’avrebbero coinvolto nella loro guerra, come in effetti accadde. Nella dottrina sociale l’affermazione della pace come valore sociale è  avvenuta contemporaneamente alla presa di coscienza del valore della democrazia.
  Ogni persona è confinata in scenari limitati perché è limitata dalle sue capacità cognitive e di relazione. E’ un limite fisico, organico, di specie. L’intelligenza artificiale lo supererà. Il traguardo non è lontano. Una macchina pensante, che non sarà più veramente una macchina, proprio perché  pensante,  potrà essere costantemente  connessa  a tutto ciò che c’è intorno, salvo che ai pensanti umani, che rimarranno confinati, e in un certo senso protetti, dai loro limiti. Ma la complessità dell’organizzazione sociale porterà a diffondere sempre più l’intelligenza artificiale: se ne diverrà dipendenti per le necessità quotidiane, come già in parte avviene, ad esempio con i nostri telefoni cellulari evoluti, chiamati smartphone (smart in inglese significa appunto  intelligente). Le macchine pensanti rimarranno però  congegni, vale a dire  strumenti, fino a che non si deciderà di elevarle alla  coscienza. Di chi saranno strumenti? Della parte più ricca della società, che controlla le risorse necessarie per produrle, e innanzi tutto progettarle. Finiranno fatalmente per essere impiegate al servizio del potere dei privilegiati sociali. Saranno strumento del loro dominio sociale. Questo se non si riuscirà a istituire un sufficiente controllo sociale democratico. Per riuscirvi occorre però superare i limiti di specie degli umani, sottrarli al confinamento in scenari limitati. Altrimenti nessuna azione di massa è possibile. Per la verità le democrazie di popolo avevano già trovato la via per riuscirvi, prima che l’evoluzione tecnologica aprisse la via della  macchine pensanti. Lo strumento per farlo è l’ideologia politica.
  L’ideologia politica è una narrazione sociale che consente agli umani di superare il confinamento in scenari limitati, quelle circa centocinquanta persone con le quali ciascuno può instaurare  vere relazioni sociali. Il compito principale di una classe politica che vuole aprirsi alla democrazia è quello di costruire ideologie politiche. Ma anche la politica autoritaria, quella in cui pochi dominano sui più e il potere scende  dall’alto, ha necessità di ideologia sociale: questo rende più facile il dominio, che altrimenti sarebbe possibile solo con dosi sempre maggiori di violenza pubblica, rendendo insicuro lo stesso potere autoritario, esposto agli appetiti dei violenti emergenti, in particolare dei capi della soldataglia assoldata per la violenza pubblica. Fino ad un passato piuttosto recente furono le religioni a costituire le principali ideologie sociali. L’affermazione delle democrazie comportò anche la lotta contro le religioni che si erano costruite come ideologie di potere, contro la sacralizzazione  del potere politico: significò  smascherarne  la vera natura. Desacralizzate che furono, quando lo furono, si scoprì che però nelle religioni c’era dell’altro, che anch’esse, liberate  dalla strumentalizzazione del potere politico potevano esprimere un potenziale di liberazione delle persone umane. Lo avevano nella misura in cui affermavano una  dignità  della persona incomprimibile dal potere. Questo elemento è presente nella religione dei cristiani, in cui si esorta a scoprire una  dignità di figli.
   Un’ideologia è democratica se indica la via per elevare alla dignità politica, quella del governo della società, i più. Non tutte le ideologie lo fanno. Da un punto di vista democratico non tutte le ideologia hanno pari valore. Seguendo l’etica della dignità sociale delle masse, in cui  è bene ciò che afferma il valore della persona, ci sono ideologie buone e ideologie cattive. Dagli anni ’80 si è andata affermando che tutte  le ideologie sono cattive. Si è collegato il concetto di ideologia a quelli di falsità e di inganno. Tutte  le ideologie sarebbero ingannevoli, false e falsificanti. Anche questa, però, è un’ideologia la quale insegna che nessuno, in fondo,  può superare i confini degli scenari limitati in cui è ristretto per limiti naturali, fisiologici. L’affermarsi di questa ideologia  anti-ideologica  è coinciso con l’inizio del degrado delle democrazie di popolo in Occidente e l’affermarsi di neo-ideologie antidemocratiche che per certi versi appaiono come nuove religioni. In queste visioni  ognuno  merita  il posto in cui si trova, di privilegiato o svantaggiato sociale, ma il sistema sociale dal quale le diseguaglianze sociali sono scaturite è in grado comunque di autoregolarsi generando benessere per tutti. La politica non è alle portata delle masse, deve essere affidata a persone e organizzazioni  competenti, così come nell’industria non sono gli operai a governare i processi produttivi, ma i capitalisti e i loro consulenti. La principale virtù della classe dirigente è di decidere, quindi il suo  decisionismo. Le masse devono essere  governate, quindi dirette  da  competenti decisionisti. Per assicurare la  governabilità  del sistema, occorre dare più potere alla classe dirigente mediante procedure pubbliche che coinvolgano meno e più saltuariamente le masse. Le masse, in definitiva, vanno periodicamente  consultate  perché confermino un blocco di classe dirigente, che poi le governerà come crede, forte della propria  competenza. Poi devono tornare nei propri scenari limitati e accettare le decisioni dall’alto. Le narrazioni proposte alle masse non sono importanti, basta che le convincano quel tanto che basta per dare il via a un blocco di classe dirigente. Possono essere anche contraddittorie, purché abbiano una bella apparenza. Non serviranno a indirizzare l’azione di governo, così come i consumatori, nel mercato contemporaneo, non dirigono l’industria, ma ne sono dominati. Questi ideologie che ho sintetizzato hanno iniziato a diffondersi dagli anni ’80, a partire dagli Stati Uniti d’America e dalla classe dirigente organizzata intorno alla presidenza federale di Ronald Reagan. Ora le troviamo nelle proposte politiche di quasi tutti i partiti italiani.
  Un esempio di potente ideologia democratica si trova invece nell’enciclica Laudato si’, diffusa nel 2015. Naturalmente quel documento non  è solo ideologia, ma, essendo dottrina  sociale e considerando religiosamente un valore la pari dignità umana, la dignità filiale, è anche  questo. Parte da una critica sociale  che è  anche  autocritica. Nessuna ideologia che non proponga anche un’autocritica può essere considerata democratica. Questo perché la democrazia non è un valore naturale, lo sono l’avidità e la paura, le leggi della giungla secondo le quali il grosso è libero  di mangiare il piccolo perché questo realizza il benessere sociale,   gli strumenti principali delle ideologie antidemocratiche. La democrazia è una  conquista culturale  che ci eleva dalla nostra antica, ma sempre presente, natura di belve, al progetto di un mondo nuovo, libero dalla schiavitù della violenza, dell'ignoranza e del bisogno, una libertà diversa. Ognuno deve capire in sé stesso il proprio limite di antica belva e superarlo. Ecco perché l’orientamento etico è così importante nei processi democratici e il degrado etico della classe dirigente, manifestato da una sua crescente avidità sociale, è un indicatore del degrado della democrazia.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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