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domenica 7 gennaio 2018

L’Apprendista

L’Apprendista

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[traduzione libera da https://en.wikipedia.org/wiki/The_Apprentice_(U.S._TV_series)]
 L’Apprendista è stato un gioco televisivo statunitense per mettere alla prova le capacità da affarista di un gruppo di concorrenti. E’ stato proposto con proposto con varie forme in quindici stagioni dal gennaio 2004 sulla rete televisiva statunitense NBC.
  Originariamente quel tipo di programma era stato ideato in Gran Bretagna dal produttore televisivo americano Mark Burnett. Presentato come "la messa alla prova estrema per l’assunzione ", nel programma televisivo venivano mostrati da sedici a diciotto persone d'affari che competevano nel corso di una stagione, di solito con un l’eliminazione di un concorrente ad ogni episodio. I concorrenti erano divisi in due "società" (squadre), con un membro di ogni squadra come responsabile di progetto per ogni nuova attività. Le squadre di concorrenti  svolgevano vari lavori rientranti i attività imprenditoriali come la vendita di prodotti, la raccolta di fondi per beneficenza, o la creazione di una campagna pubblicitaria, e al termine una squadra veniva proclamata vincitrice sulla base di criteri oggettivi e del giudizio del conduttore del programma e  dei suo consulenti, che avevano osservato e valutato le prestazioni dei concorrenti. La squadra perdente partecipava poi  ad una riunione con il con il conduttore del programma e i suo consulenti per stabilire perché aveva perso e per individuare i concorrenti che hanno fatto peggio. Ogni puntata si concludeva con il conduttore del programma che eliminava un concorrente dalla gara con le parole "Sei licenziato!"
  In sette  stagioni del programma gareggiarono concorrenti sconosciuti e la vincita era costituita da un contratto di lavoro annuale presso una delle aziende di Donald Trump, con uno stipendio di 250.000 dollari statunitensi.  Ma si sono state anche altre otto stagioni chiamate La Celebrità Apprendista  in cui gareggiarono personaggi famosi, per vincere denaro per enti di beneficienza da loro scelti: in questo caso il premio finale  era costituito da una grande donazione in beneficenza e, per la celebrità, il titolo di Apprendista. Una nuova edizione di questo formato del programma, il New Celebrity Apprentice, è andato in onda nel mese di gennaio 2017. La serie televisiva ha avuto varie altre edizioni in altre parti del mondo,  denominate come L’Apprendista, con più di 20 versioni locali.
  L’imprenditore immobiliare (e poi Presidente degli Stati Uniti d’America) Donald Trump è stato il conduttore del programma nelle prime quattordici stagioni. Dopo la sua candidatura alla presidenza, venne annunciata la sua sostituzione in La Celebrità Apprendista  con l’attore ed ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, che ha debuttato nel mese di gennaio 2017.

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1. In questi giorni si è molto parlato del libro Fire and Fury - Inside the Trump White House / Fuoco e Furia - Dentro la Casa Bianca di Trump  del giornalista e saggista scrittore statunitense Michael Wolff, in vendita negli Stati Uniti d’America dal 5 gennaio di quest’anno e disponibile in tutto il mondo dal 9 gennaio. E’ basato su una serie di interviste che Wolff è stato ammesso a fare nella Casa Bianca, la residenza del Presidente statunitense a Washington, la capitale degli Stati Uniti d’America, nel Distretto di Columbia, tra gli stati di Maryland  e Virginia, nella parte nord orientale della federazione. Wolff ha dichiarato di aver potuto parlare anche con lo stesso presidente Donald Trump, eletto l’8 novembre  2016 e in carica dal 20 gennaio 2017, benché quest’ultimo ora neghi di avergli rilasciato una vera e propria intervista.
 Dal libro emerge un ritratto del Presidente come di una persona impulsiva, poco informata, che legge poco e che non dà retta a chi lo consiglia. Si sostiene che diverse persone che lo attorniano da vicino, e quindi lo conoscono meglio, lo stimano poco. Ma, in definitiva, quello che  è uscito  nel libro non è molto diverso da ciò che i detrattori di Trump già sostenevano prima, in particolare durante la campagna del 2016 per le elezioni presidenziali. La novità portata dal libro è la rivelazione che anche quelli della sua stessa parte pensano cose simili di lui. E Wolff può essere considerato fonte affidabile, in quanto non pregiudizialmente ostile: altrimenti non sarebbe stato ammesso a frequentare la Casa Bianca per le sue interviste.
 Donald Trump aveva acquistato grande popolarità negli Stati Uniti d’America per aver condotto per quattordici stagioni e dodici anni un programma televisivo di successo,  The Apprentice - L’Apprendista. Nella sigla della prima serie, del 20014, parlava Trump: si sentiva la sua voce mentre scorrevano varie immagini di New York.
 La potete vedere su <https://www.youtube.com/watch?v=sODZ3Jb14Jk>.
“E’ la mia città”, dice Trump,” in cui le ruote dell’economia globale non si fermano mai, una città che dirige il mondo degli affari. Manhattan è il suo centro, se non ti dai da fare finisci male, -  e sul video si vede un senzatetto dormire su una panchina in strada -ma se lavori bene puoi avere veramente successo, e quando dico veramente intendo “veramente - e scorrono le immagini di una grande villa e della Statua della Libertà [mia traduzione libera].
  Nelle sigle delle serie successive compare Trump, con espressione da duro, nel personaggio di un potente uomo d’affari e tra le immagini compare lo slogan “Niente di personale, sono solo affari!”. Ne potete vedere una su <https://www.youtube.com/watch?v=9paNJJqMn3c>.
  Nelle serie televisive del programma condotte da Trump, quest’ultimo è il modello di uomo d’affari proposto agli  apprendisti. La morale era che per avere successo bisognava fare come lui. Secondo Trump non basta lavorare  duro, ma occorre  prevalere.  Bisogna essere tra i vincenti, in un società in cui gli altri sono i  perdenti,  qualcosa di più grave di persone che hanno la peggio in un certo affare, persone che  perdono  perché hanno strategie e morali sbagliate.  Nel programma gareggiavano due squadre di aspiranti affaristi. Si decideva chi aveva vinto i base a una serie di criteri oggettivi, ma anche i base al giudizio di Trump e dei suoi consulenti. Al termine la squadra perdente partecipava ad una riunione con Trump e i suoi consulenti, al termine del quale si escludeva uno dei suoi membri, colui che si decideva avesse lavorato peggio. La decisione veniva manifestata con Trump che, rivolgendosi al malcapitato, gli urlava contro “Sei licenziato!”. Il premio per i vincenti era un contratto annuale di lavoro presso una delle aziende controllate da Trump con uno stipendio di 250.000 dollari statunitensi.
 Il successo di Trump alle presidenziali viene attribuito dagli osservatori a questi fattori fondamentali:
- la popolarità acquisita in quel programma televisivo;
- il proposito di ridurre le tasse alle imprese statunitensi e di favorirle sul mercato nazionale e internazionale;
- il proposito di ridurre i vincoli ambientali per le imprese che operano nel ramo petrolifero e carbonifero;
- il proposito di ridurre i vincoli all’attività finanziaria introdotti dall’amministrazione del presidente Barak Obama dopo la fase recessiva dell’economia iniziata nel 2008;
- il proposito di privilegiare i cittadini statunitensi sul lavoro, scoraggiando il trasferimento all’estero delle imprese, potenziando le misure contro l’immigrazione non autorizzata e comunque scoraggiando la permanenza di immigrati e rendendo più difficile la concessione della cittadinanza statunitense.
  Quest’ultimo punto del programma era collegato all’ideologia secondo la quale la disoccupazione e il peggioramento delle condizioni degli occupati erano derivati dalla presenza di immigrati stranieri e dal trasferimento all’estero di settori produttivi. E’ stato tuttavia osservato che il peggioramento delle condizioni del lavoro negli Stati Uniti d’America era stato prodotto in realtà dall’affermazione negli Stati Uniti d’America dell’ideologia economica neo-liberista, secondo la quale è solo il mercato a dettare legge nei rapporti di lavoro  e che considera utile ed etico trasferire le produzioni dove il lavoro costa meno. Quella stessa ideologia di cui Trump è uno dei più popolari profeti e modelli.
 E’ stato anche affermato che, dopo la ripresa dell’economia statunitense collegabile alle misure di emergenza prese dall’amministrazione Obama, con pesanti interventi pubblici nell’economia, la finanza statunitense, indicata dagli analisti come la causa della crisi recessiva iniziata nel 2008, è diventata insofferente dei limiti alla sua azione posta dalla legislazione federale.
2. L’etica degli affari proposta da Donald Trump è oggettivamente all’opposto di quella proposta dalla dottrina sociale. Ma, più in generale, è l’ideologia sociale, in particolare riguardo al ruolo dello stato, che diverge significativamente. Lì dove, ad esempio, il Papa vede scarti   umani  di un sistema economico ingiusto, Trump vede gente che non si  è data da fare.
  Di solito gli Stati Uniti d’America trascinano la società italiana, nel senso che da noi si produce, dopo qualche tempo, ciò che è avvenuto oltre oceano. E’ avvenuto negli anni ’90 con l’affermazione anche da noi delle politiche economiche neo-liberiste. Potrebbe avvenire anche con il neo-liberismo di stampo trumpiano. Esso però comporta una politica internazionale molto aggressiva e questo è un pericolo serio per la pace mondiale, perché essa viene dallo stato più potente del mondo dal punto di vista militare. Una certa insofferenza si è manifestata anche nei riguardi della nostra Unione Europea: i propositi suprematisti di Trump non collimano, naturalmente, con i nostri interessi. L’idea di Trump  è che in ogni trattativa bisogna avere la meglio, essere vincenti. E’ così che pensa di fare gli Stati Uniti d’America  “grandi di nuovo”. Per questo pensa di ritirare gli Stati Uniti d’America dagli accordi multilaterali e di intavolare prevalentemente trattative bilaterali, gli Stati Uniti, il pezzo grosso, e un altro stato, fatalmente meno grosso e quindi destinato a soccombere. Il rischio  è che questo atteggiamento lo conduca a guidare gli Stati Uniti a schiantarsi contro un altro pezzo grosso, la Russia o la Cina, ad esempio. Per inciso l’ordine internazionale insegnato dalla dottrina sociale non si basa su quei princìpi, ma su quelli di collaborazione solidale delle nazioni per raggiungere pace e prosperità a livello mondiale.
  Ma, tornando al libro di Wolff, ora ci si interroga, in base a quanto emerso da esso, sulla persona alla quale gli statunitensi hanno affidato le sorti del loro stato, ma anche del mondo intero. Grande ricchezza a parte, che egli ha in parte ricevuto in eredità e in parte accumulato in base alle strategie e all’etica del neoliberismo, cercando essere sempre tra i vincenti, l’immagine di Trump che ci viene da quel libro, del quale sono state diffuse ampie anticipazioni, è quella di un uomo comune, in particolare con tutti i difetti di un uomo comune. Appunto impulsivo, piuttosto egoista tanto da voler essere sempre tra i vincenti, laureato ma non particolarmente colto e soprattutto non particolarmente interessato ad esserlo, insofferente dei limiti posti nell’interesse pubblico, sensibile agli appelli dell’avidità, poco informato su come va il mondo.
3.  In democrazia le persone comuni contano come massa. Con il voto possono bloccare politiche che vanno contro gli interessi della maggioranza. Ma capire quali siano questi interessi richiede di informarsi. La classe politica dovrebbe avrebbe avere tra i suoi scopi quello di aiutare la gente in questo. Altrimenti può accadere che le masse, come spesso è accaduto, decidano contro il loro interesse. Ad esempio, nel caso di Trump, se le sofferenze sociali delle masse lavoratrici statunitense erano effettivamente dipese dall’ideologia neoliberista che le sfavoriva rispetto ai potenti dell’economia, è stato razionale chi, tra le masse, ha scelto Trump come presidente? Senza un significativo sostegno tra le masse, Trump non sarebbe diventato presidente. E’ stato osservato che Trump ha avuto meno voti della sfidante elettorale Hillary Clinton e che ha prevalso solo per il meccanismo delle elezioni statunitensi che prevede certi conteggi, stato per stato, per eleggere i  grandi elettori  che poi hanno scelto Trump. Ma comunque il sostegno popolare, di massa, anche tra il ceto operaio, c’è sicuramente stato. In genere i commentatori ne sono convinti. Nel caso di Trump non si trattava di decidere se approvare o bloccare politiche contrarie agli interessi delle masse popolari, ma di eleggere una guida, in grado di influenzare i destini del mondo.
  Ecco, qui si può vedere la differenza, ad esempio, tra il voto in un referendum costituzionale, per decidere su una riforma costituzionale, come quello che c’è stato in Italia, da ultimo, il 4 dicembre del 2016, ed elezioni come quelle che si terranno il 4 marzo di quest’anno. In quest’ultimo caso si tratta di scegliere delle guide e  la competenza delle persone comuni non basta per i candidati al ruolo di guide della nazione.  Occorre qualcosa di più, sul quale papa Francesco parla di frequente.
[dal video messaggio ai partecipanti di un convegno organizzato a Bogotà - Colombia dal CELAM, il Consiglio episcopale Latino-Americano]
«[…]tutti sentiamo il bisogno di riabilitare la dignità della politica. Se penso all’America Latina, come non osservare il discredito popolare in cui sono cadute tutte le istanze politiche, la crisi dei partiti politici, l’assenza di dibattiti politici di valore che mirino a progetti e strategie a livello nazionale e latinoamericano che vadano al di là delle politiche di cabotaggio! Inoltre il dialogo aperto e rispettoso che ricerca le convergenze possibili spesso viene sostituito da raffiche di accuse reciproche e ricadute demagogiche. Mancano anche la formazione e il ricambio di nuove generazioni politiche. Perciò i popoli guardano da lontano e criticano i politici e li vedono come una corporazione di professionisti che curano i propri interessi o li denunciano con rabbia, a volte senza le dovute distinzioni, come impregnati di corruzione. Ciò non ha nulla a che vedere con la necessaria e positiva partecipazione dei popoli, appassionati della propria vita e del proprio destino, che dovrebbe animare lo scenario politico delle nazioni. Ciò che è chiaro è che c’è bisogno di dirigenti politici che vivano con passione il proprio servizio ai popoli, che vibrino con le fibre intime del loro ethos e della loro cultura, solidali con le loro sofferenze e le loro speranze; politici che antepongano il bene comune ai loro interessi privati, che non si lascino intimorire dai grandi poteri finanziari e mediatici, che siano competenti e pazienti di fronte a problemi complessi, che siano aperti ad ascoltare e imparare nel dialogo democratico, che coniughino la ricerca della giustizia con la misericordia e la riconciliazione.»
 ed anche:
[Dal discorso tenuto a Cesena il 1 ottobre 2017 in occasione dell’incontro con la cittadinanza, in piazza del Popolo]
«Questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali – esse infatti non sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza.
Questo è il volto autentico della politica e la sua ragion d’essere: un servizio inestimabile al bene all’intera collettività. E questo è il motivo per cui la dottrina sociale della Chiesa la considera una nobile forma di carità. Invito perciò giovani e meno giovani a prepararsi adeguatamente e impegnarsi personalmente in questo campo, assumendo fin dall’inizio la prospettiva del bene comune e respingendo ogni anche minima forma di corruzione. La corruzione è il tarlo della vocazione politica. La corruzione non lascia crescere la civiltà. E il buon politico ha anche la propria croce quando vuole essere buono perché deve lasciare tante volte le sue idee personali per prendere le iniziative degli altri e armonizzarle, accomunarle, perché sia proprio il bene comune ad essere portato avanti. In questo senso il buon politico finisce sempre per essere un “martire” al servizio, perché lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune, e questo è molto bello.
Da questa piazza vi invito a considerare la nobiltà dell’agire politico in nome e a favore del popolo, che si riconosce in una storia e in valori condivisi e chiede tranquillità di vita e sviluppo ordinato.»
   In occasione delle elezioni politiche, alle masse, comprese le persone comuni, masse che sono fondamentali per il mantenimento di una democrazia di popolo, competono due compiti: il primo è quello di bloccare  gli incompetenti che di propongono come guide; il secondo  è di scegliere  come guide persone competenti. La competenza d una persona che si candida alle elezioni non si misura, di solito, dal suo manifesto  elettorale, ma dal suo  curricolo, vale a dire dalla sua formazione e da ciò che ha fatto prima. Nel caso di Trump le masse statunitensi, attraverso quel programma televisivo, The Apprentice, avevano avuto modo di conoscerlo da vicino e piuttosto realisticamente: egli, infatti, da Presidente dello stato più potente del mondo non si sta comportando diversamente da come aveva fatto prima e da come aveva detto di voler continuare a fare. Non sempre è possibile avere informazioni così affidabili. Si tratta comunque, anche in Italia, di decidere a chi affidare le nostre vite. Però non si tratta di scegliere  una sola  persona, ma  una  grande squadra di  circa  novecento  persone, quanti saranno i nuovi parlamentari, dai quali non ci si aspetta che si dividono in tante squadre per combattersi, e decidere vincenti  e  perdenti,  ma che sappiano lavorare insieme, perché proprio  insieme,  e ciascuno di loro,  rappresentano la nazione, l’intera nazione, e decideranno del suo destino. In un gruppo così vasto sarà probabilmente possibile, se le masse degli elettori svolgeranno bene il loro compito,  inserire tante competenze quante servono per dirigere una struttura così complessa come quella di uno stato, l’Italia, che è ancora tra le maggiori potenze industriali ed anche una delle colonne portanti dell’Unione Europea. A cose fatte, se poi anche uscissero libri come il Fire and Fury di  Wolff, sarebbe troppo tardi, come lo è negli Stati Uniti d’America per gli elettori che, leggendolo, si siano pentiti della loro scelta.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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