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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

martedì 2 gennaio 2018

Autoformazione alla politica

Autoformazione alla politica

  Per decidere bene occorre capire e per capire occorre sapere. Vi convince?
  Le decisioni che, in democrazia, vengono affidate ai cittadini richiedono che essi sappiano e quindi capiscano. Questo risultato si ottiene con la formazione politica. Chi la fa, oggi? Il maggiore agente di formazione politica in Italia è la Chiesa cattolica che la fa in modo capillare e a tutti i livelli. Nel 2015 ha pubblicato quello che può essere considerato uno dei più importanti manifesti  politici dei nostri tempi, l’enciclica Laudato si’. Da che cosa si distingue un documento politico? Dal richiamo all’azione  per il governo della società.  Il pensiero sociale  cattolico moderno è centrato su questo, in particolare sulla riforma sociale. Ma è dal 1931, dall’enciclica Il Quarantennale - Quadragesimo Anno che alle masse cattoliche vengono pressanti esortazioni all’azione sociale e politica. Esse si sono fatte più frequenti dagli anni Sessanta, a partire dall’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressione  del 1967. La lettera apostolica L’Ottantesimo anniversario - Octogesima Adveniens,  del 1971, è un vero e proprio manuale di azione politica, valido ancora oggi.
  I partiti politici italiani contemporanei, invece, fanno in genere solo propaganda elettorale, non più formazione. Questo significa che a loro basta motivare al voto, anche solo emotivamente, superficialmente, non hanno tempo, né mezzi, per far capire i temi della politica. Hanno più o meno la struttura di  comitati  che, dal vertice, cercano di orientare le masse al voto per procurarsi il potere giuridico di governare. Il primo obiettivo è questo. I programmi vengono quindi tenuti piuttosto sul vago, perché non sono veramente importanti. E’ importante stare a galla e riuscire a controllare posti di potere. I meccanismi elettorali vigenti dal 1993 consentivano questo modo di procedere rendendo inutile esercitare un influsso culturale sulle masse: bastava un’efficace propaganda elettorale. Per quest’ultima, dalla metà degli anni ’80, divennero sempre più importanti le televisioni, attraverso le quali venne diffuso innanzi tutto un modello culturale di vita, che comprendeva  uno stile e un complesso di obiettivi sociali. Esso indusse ciascuno a rinchiudersi nel privato e a farsi gli affari propri, trasformando lentamente i cittadini in semplici consumatori di politica. La scuola di politica cattolica agiva in modo differente e questo spiega il permanere del suo influsso nella politica nazionale, che emerge chiaramente se ci si soffermi sulle biografie di molti dei principali politici.
  Una società in cui ognuno bada prevalentemente al proprio interesse è fragile. In realtà larga parte del nostro benessere dipende dalla società in cui viviamo e dal suo grado di solidarietà. Si può essere solidali se ci si fida gli uni degli altri e per fidarsi bisogna conoscersi. Può sembrare paradossale in una società che sembra totalmente interconnessa, in cui molti vivono in simbiosi attraverso il loro telefonino con le reti sociali telematiche, ma ci si conosce poco e, conoscendosi poco, le relazioni sociali si sono fatte più labili. Si è molto volubili, pronti a sganciarsi in pochi secondi, il tempo di un click. Così, in una società con tanta gente in giro, di massa, ci sentiamo spesso soli e, quando si è soli, si ha paura. Non si riesce a capire più che cosa accade, perché per capire occorre dialogare: è attraverso il dialogo che si impara e che quindi si arriva a sapere e a capire. Un dialogo di questo tipo è quello che si ha a scuola, che, in un regime democratico, è tra le più importanti sedi di formazione alla politica. I sociologi parlano, per descrivere una società molto numerosa in cui però si è soli, di  folle solitarie.  Si tratta di gruppi che possono essere facilmente dominati politicamente inducendo forti emozioni con le tecniche psicologiche che abitualmente vengono usate per vendere prodotti commerciali, quello che con espressione inglese viene chiamato  marketing. Due sono le emozioni prevalentemente sfruttate:  l’avidità  e la paura. Due sono i corrispondenti slogan: “Vota per noi e ti faremo ricco!” e  “Solo noi possiamo salvarti!”. La dottrina sociale, e in particolare quella che possiamo considerare propriamente dottrina  politica, contrasta entrambe quelle emozioni e entrambi quegli slogan. Il suo slogan è: “Ci si salva solo con la solidarietà e la virtù”. E, in realtà, come diceva il motto di un gruppo resistenziale lombardo, non ci sono liberatori, ma solo persone che si liberano. Quanto alla ricchezza, essa è di pochi: chi promette di farla di massa, mente. Questa è la lezione della storia, se la si vuol apprendere. La prima richiesta che un cittadino dovrebbe fare a chi si propone come candidato sotto elezioni e di spiegare realisticamente che accade e di far capire come si propone di agire. E’ prudente, invece, tenersi alla larga da chi punta prevalentemente a suscitare emozioni, siano l’avidità o la paura. Un cattolico può prendere come riferimento la dottrina sociale, che indica metodi e obiettivi, ma, anche i principali problemi del momento. Ad esempio, si prende in mano l’enciclica Laudato si’  e la si confronta con le proposte politiche correnti: così, nel decidere, si sarà consapevoli delle proprie scelte. E, naturalmente, si può consapevolmente scegliere una via diversa da quella della dottrina sociale. di questa scelta però, in quanto consapevole, si sarà anche pienamente responsabili.
  Poiché la formazione alla politica, almeno dopo l’età scolastica e per quelli che non sono assidui alle fonti della dottrina sociale,  è carente, ciascuno dovrà fare da sé. C’è ancora un po’ di tempo prima delle prossime elezioni, che probabilmente avranno effetti epocali per l’Italia, poiché il nuovo Parlamento dovrà decidere di questioni molto importanti, in particolare di alleanze internazionali e di guerra e pace. Consiglio di riprendere tra la mani il manuale di storia dell’ultimo anno delle medie. Chi non l’avesse più, potrebbe comprare di Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto, Nuovi profili storici, volume 3. Quest’ultimo si apre spiegando che  tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 il dominio dell’Europa sul resto del pianeta raggiunse la sua massima estensione territoriale. Esso fu anche dominio culturale e, sotto certi aspetti, religioso. Si tratta di un’egemonia che dura tuttora e spiega, ad esempio, perché nella Cina continentale contemporanea i dominatori della società, gli oligarchi politici e i padroni dell’economia, vestono, pensano e vivono all’europea. Ma anche perché dalle nazioni più povere quelli che vogliono salvarsi cercano di raggiungere le nazioni che sono il centro delle culture europee, l’Unione Europea e il Nord America. Il testo prosegue spiegando che nella medesima epoca si diffusero società  di massa, caratterizzate dal vivere a stretto contatto in grandi agglomerati urbani, con la possibilità di più intensi rapporti. Questo modo di vivere è molto importante perché ha molto a che fare con la politica e l’economia. Dall’inizio del Novecento il problema del governo della società è stato fondamentalmente quello del dominio sulle masse: è da esse infatti che scaturisce la potenza, compresa quella economica. Oggi le maggiori potenze mondiali sono società di massa. Il dominio sulle masse è esclusivamente autoritario. La democrazia non è, invece, dominio, ma corresponsabilità. Realizzare compiutamente una democrazia di massa è stato il problema della politica italiana dalla caduta del fascismo, nel 1945. Uno dei temi principali della politica di oggi, in tutta Europa,  è il volgersi del governo dalla democrazia al dominio, processo che da punto di vista democratico, produce un degrado della democrazia. Come ho sopra accennato il dominio sulle masse si ottiene di solito facendo leva sull’avidità e/o sulla paura. Le masse dominate tendono a diventare semplice plebe, vale a dire sudditi inconsapevoli e irresponsabili, capaci al più di cicliche rivolte  e secessioni, ma non di promuovere una vera riforma sociale. Finché non si elevano alla democrazia, torneranno sempre sotto il dominio di qualcuno, di un qualche comitato che esprime una oligarchia, un gruppo di potere che è riuscito a mantenersi a galla e, appunto, ad esercitare il dominio.
 Nel manuale di storia che ho citato, viene riportata una frase dal libro di José Ortega y Gasset (1883-1955), La ribellione delle masse: «La moltitudine, improvvisamente s’è fatta visibile […] Prima, se esisteva, passava inavvertita, occupava il fondo dello scenario sociale; adesso s’è avanzata nelle prime linee, è essa stessa il personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti, c’è solo un coro”. Quella del coro è un’immagine molto suggestiva, che talvolta è stata utilizzata per descrivere una società solidale, nella quale tutti danno il proprio apporto ad uno scopo comune. Altre volte, e questo fin dall’antichità, la massa viene paragonata a una mostruosa belva, capace di ogni efferatezza sotto l’impulso delle emozioni. Una belva: un animale quindi, non un essere raziocinante. La storia ci riporta esempi concreti di questi due modi di essere massa. Che cosa vogliamo essere, noi società di massa dell’Italia di oggi?

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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