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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

mercoledì 17 aprile 2013

Riunione del 16-4-13 - vivace dibattito su problemi di vita parrocchiale


Riunione del gruppo di A.C. del 16-4-13

 

  Nella riunione del 16-4-13, dopo la visione di due interessanti filmati, il primo su un evento di animazione di strada in Spagna centrato sull'Inno alla gioia di Beethoven suonato in piazza e il secondo sull'esperienza di un gruppo di Azione Cattolica nel quartiere Barca di Bologna, abbiamo discusso, abbastanza vivacemente, su problemi di vita parrocchiale e di come migliorare la nostra presenza in parrocchia e nel quartiere. Sono emerse alcune ferite, meno recenti  ma anche recenti.
 Alcuni hanno lamentato che il clima della parrocchia può apparire poco accogliente, perché i fedeli (noi compresi) stanno molto sulle proprie, non si conoscono e non si salutano e perché in alcuni casi non c'è abbastanza disponibilità all'ascolto e al dialogo.  Ognuno se ne sta con quelli del proprio gruppo e tra i gruppi non c'è comunicazione. La vita della parrocchia è molto centrata sui gruppi del Cammino Neocatecumenale e chi non ha ritenuto di aderire a quella spiritualità, come noi dell'Azione Cattolica che del tutto legittimamente agiamo secondo una diversa ispirazione, si sente un po' escluso.
 Certe consuetudini paraliturgiche del passato sono state abbandonate e gli anziani talvolta se ne risentono. E' stato però osservato che proprio l'aumentare della popolazione anziana nel quartiere, con i conseguenti problemi di salute e via dicendo, rende impossibile mantenere quelle consuetudini, perché i sacerdoti, che sono pochi, sono sempre più impegnati nell'assistenza spirituale ai malati e agli agonizzanti e nelle liturgie funebri, oltre che nell'ordinaria attività per le altre fasce della popolazione. In alcune parrocchie si distribuisce un kit per la benedizione pasquale, con cui i laici possono organizzare una paraliturgia invocando la benedizione sulla propria casa, rinnovando gli impegni religiosi e facendo buoni propositi per il futuro. Se non vietato dalle disposizioni liturgiche, la paraliturgia potrebbe forse comprendere anche una spruzzatina d'acqua benedetta qua e là per la casa.
 E' in corso una missione cittadina, animata dal Cammino Neocatecumenale, e anche la nostra parrocchia vi partecipa, invitando le persone del quartiere a recarsi al pratone, alle 17 di ogni domenica, nel pressi del mercatino, per ricevere un annuncio cristiano e per fare il punto sulla propria vita. Un socio del gruppo ha detto di essere andato e, visto che stavano facendo delle interviste alla gente, di aver chiesto di parlare, ma che non gli è stato concesso perché il suo intervento non rientrava nel programma delle attività. Ha quindi pensato che anche le interviste fossero un'attività programmata, nel senso che venissero intervistate solo persone con le quali l'intervista  era stata precedentemente concordata. "E' vero dialogo questo?", si è chiesto.
  E' stato allora proposto che anche il nostro gruppo di A.C. progetti un'iniziativa al pratone, per avvicinare la gente con il nostro metodo. E' stato obiettato che siamo troppo pochi e, in genere, troppo anziani per sostenere un impegno del genere. Animare la Messa delle nove, la domenica, e prepararsi coscientemente sugli argomenti programmati per le riunioni è già un'attività importante. Senz'altro la nostra è una proposta di spiritualità di qualità non inferiore alle altre, caratterizzata da una maggiore attenzione alla libertà delle persone e alla riflessione sulle verità di fede, nonché sulla disponibilità al dialogo. Ma essa, si è osservato, storicamente si esprime con modalità diverse da quelle che caratterizzano alcuni altri movimenti di massa. Essa, ad esempio, in genere non parte da un annuncio di strada, ma dalla condivisione della vita con altre persone nei vari ambienti in cui ci si trova ad operare.
 E' successo che, prendendo la parola in altre occasioni di spiritualità, ci si sia poi sentiti dire che quello che si era detto era sbagliato e che, anzi, era proprio tutta la propria vita che era sbagliata, da rifondare dalle radici. A volte però questo atteggiamento di tagliare corto con il dialogo può essere un sintomo della propria insicurezza nel motivare la propria fede agli altri. E' stato osservato in Azione Cattolica non si agisce così.

Mia opinione

Noi non ci proponiamo di rovesciare la vita dei nostri interlocutori, compresa quella di coloro che in un certo senso ci fanno concorrenza nel ramo religione, ma di cogliervi il bene che c'è. Non abbiamo una ricetta di vita valida per tutti, pensiamo che ciascuno debba faticosamente cercare quella propria, adatta alla propria vita, cercando di ispirarla a buoni principi, anche a quelli religiosi se si arriva ad essere persone di fede religiosa, e non siamo soliti promettere che la fede cambierà magicamente la vita del credente (lavoro, affetti, salute ecc.), risolvendogli tutti i problemi, anche se indubbiamente la fede talvolta può essere come una luce che rischiara il cammino, anche se difficoltoso, impervio.
 Un esempio di dialogo vero è quello contenuto in   uno dei primi libri del nuovo Papa pubblicato in Italia, Il cielo e la terra, scritto due anni fa, quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires - Argentina. Per quanto credenti, siamo sempre in ricerca della verità per le vie del mondo, come disse Giovanni Battista Montini rivolgendosi agli universitari cattolici della FUCI: "“La religione ha per cardine la fede, cioè il possesso implicito della verità, e per secondo cardine la ricerca, cioè la ricerca di quella verità”.
 Nella vita parrocchiale bisogna evitare le mormorazioni  reciproche, che fanno solo male. Piuttosto cerchiamo di sperimentare nuovi modi di proporci agli altri, senza però pretendere troppo dalle nostre forze, per evitare di assumere impegni per poi rinnegarli a breve. Del resto non è l'andare per prati (che pure può essere una modalità efficace di raggiungere le persone) che caratterizza l'Azione Cattolica, ma l'agire nei luoghi dove si fa ordinariamente i cittadini, sul lavoro, in famiglia, negli altri ambienti in cui si è insieme agli altri: l'esperienza di Azione Cattolica è civica e religiosa insieme. Noi non vediamo solo male oltre il sagrato delle nostre chiese. E una certa continuità e costanza sono preferibili a fuochi di paglia. Motivi per dividersi e litigare ce ne saranno sempre, in qualsiasi comunità, nonostante i migliori propositi: cerchiamo però di portare sempre il fuoco della fede e dell'amicizia e non quello, distruttivo, che inasprisce le differenze, le trasforma in incompatibilità reciproche e accende le liti.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma - Montesacro -Valli

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